giovedì , 12 Dicembre 2019
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èStoria: La prima giornata tra Mafie e Pirati

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Come per gli uscocchi, i famosi pirati slavi che tiranneggiavano l’Adriatico, anche èStoria combatte quasi meglio tra alti flutti e il mare in tempesta. Certamente le onde della crisi economica lambiscono una manifestazione culturale che ormai ha assunto un ruolo di primo piano in campo internazionale, colpendone, anche se leggermente, quello che è sempre stato il ricco palinsesto della tre giorni. Il meteo, dalla sua, ha davvero dato il benvenuto alla manifestazione con un’intera giornata di burrasca tanto da far sentire a casa gli ospiti scozzesi invitati al Festival. Tutto ciò, comunque, non ha impedito alla manifestazione di decollare e volare alto. “Banditi” è il tema di questa edizione, con tutte le sfaccettature che questo termine permette. Questo è l’alveo in cui si muove il Festival, approfondendo quello che è uno dei nervi scoperti della società italiana: le mafie. Don Luigi Merola, sacerdote strenuo avversario della camorra nel quartiere di Forcella a Napoli, che ha dovuto lasciare dal 2007 per vivere sotto scorta, ha ben saputo raccontare cosa sia la mafia e quanto essa si attacchi alla mancanza di esempi positivi, non solo della società ma anche sul piano parentale nell’istruzione giovanile. L’educazione alla legalità è l’unico modo per educare i futuri cittadini a sfuggire alla via “facile” del banditismo, proprio in questa filosofia rientra il lavoro fatto dal sacerdote con più di 900 scuole. Le mafie da sempre tentano di misurarsi e stare al passo con i tempi, insinuandosi in tutti quei fenomeni che generano consenso a livello trasversale colpendo anche lo sport.

Il magistrato Raffaele Cantone, nella conferenza Football Clan (tratta dal suo libro edito nel 2012) ha raccontato come la mafia sia entrata anche nello svago italiano per eccellenza. Dove può girare potere, denaro, amicizie importanti quello diventa facilmente l’habitat perfetto per l’insediarsi della mafia. Pensare ai casi di Cruciani e Trinca degli anni ’80 (oltre alle partite vendute da Rossi e altri membri importanti della nazionale azzurra del tempo) come fatti isolati ha fatto dormire sonni tranquilli tutti coloro che, come se niente fosse, hanno continuato a passare le domeniche allo stadio. Ma così non è, e il magistrato Raffaele Cantone, che ha combattuto il clan dei Casalesi arrestando, tra gli altri, Francesco Schiavone (detto Sandokan) ha intravisto nel suo sport preferito, il territorio di caccia prediletto per i predatori della mala.

Rapporti tra il boss Raffaele Cuto e il presidente dell’Avellino (che l’ha nominato addirittura il suo miglior tifoso), tra Maradona e la famiglia più importante del traffico di coca napoletano, i Giuliano e il famoso striscione comparso durante la partita Palermo – Avellino (città di Totò Riina) “Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia” sono chiari segni di come il banditismo rientri in qualsiasi ambito della società italiana.

Il tardo pomeriggio continua con i pirati dell’Adriatico, che hanno per lungo tempo messo in difficoltà i Dogi di Venezia, gli Uscocchi. L’importanza di questi pirati va al di là delle battaglie svolte tra la signoria di Venezia con i pirati slavi del ‘600 e delle loro angherie protratte lontano dal loro porto sicuro di Segni, protetto dall’Imperatore. Il loro mito è rimasto sul territorio giuliano tanto che cognomi tipici dei loro avi sono rimasti in molte città del litorale. Lo stesso D’Annunzio ha ripreso la leggenda degli Uscocchi, riabilitandoli e creando su di loro una liturgia laica improntata sul virilismo riportando in auge termini e poetica del mondo slavo. L’utilizzo di  riferimenti ai pirati dalmati, da parte del Fante Alato, per giustificare le continue angherie contro l’esercito Regio ha contribuito a far perdurare il mito anche nella narrativa e nella cronaca italiana durante l’impresa di Fiume.

Sì può dire che anche quest’anno èStoria risulta essere una tra le più complete manifestazione culturali del suo genere riuscendo a portare la storia sia sul piano dell’attualità che su quello artistico non lasciando mai il suo ruolo di pedagogico rivolgendosi al pubblico di ogni età.


Marco Zanolla 

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