giovedì , 18 ottobre 2018
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Buon Natale all’Italia

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A distanza di quasi due anni, signore e signori, si ripropone un problema che avevamo già affrontato: l’elezione del presidente della repubblica. Dopo il remake di Napolitano, che nonostante ci abbia propinato Mario Monti e la sua banda di ladroni era stato rieletto al Quirinale. Memorabile il suo discorso in parlamento dopo la sua rielezione, nel quale, servendosi di colorite perifrasi, aveva dato degli imbecilli ai presenti (e durante il quale fu più volte applaudito dai suddetti). La storia ci insegna che i nomi più in auge spesso non riescono a scalare il colle, però è sempre bello vedere come i media si sforzino di organizzare un toto-presidente (d’altra parte, per convenzione, gli italiani hanno sempre avuto una propensione alla scommessa, seppur in maniera diversa dalla più nota attitudine d’oltremanica). I nomi proposti hanno spesso la caratteristica di suscitare un brivido lungo la schiena: uno di questi potrebbe essere Giuliano Amato, quello che temporibus illis è stato messo al governo con la raccomandazione di tirare fuori dalle tasche degli italiani fondi sufficienti da coprire 50 anni di ruberie. Lo stesso che fra pensioni e pensioncine varie intasca circa 1000 euro al giorno. Un altro nominativo piuttosto in voga è quello di Romano Prodi, che una quindicina di anni fa raccomandava agli imprenditori italiani di delocalizzare le aziende all’estero, aiutando questo progetto con tutta una serie di leggi ad hoc. I risultati sono davanti agli occhi di tutti, specie degli operai che tornano dalle ferie e scoprono che la loro azienda si è sposata in Polonia. Le sue abilità socio-politico-economiche sono riassumibili con le linee della compianta Alfa Romeo Arna.
Fra i vari spicca Enrico Letta, che sorride rispondendo di non avere l’età. Qualcuno ha fatto anche il nome della Boldrini (si, la stessa che ha fatto buttare tonnellate di carta intestata perché l’intestazione diceva “il presidente della camera” e non “la presidente”) che pur tifando, ovviamente, per una presidentessa donna ammette di non alludere a se stessa e rimane a guardare.
Ci sarebbe così tanto da dire di ognuno di loro, e ci sarebbero ancora così tante cose da scoprire che impiegheremmo anni di studio approfondito per portarle tutte alla luce.
Nella mostruosa enumerazione spiccava il nome del maestro Riccardo Muti, grande direttore d’orchestra. Chissà, forse nella speranza che dirigesse decentemente il paese. Candidatura che è rimasta comunque una chimera, poiché l’interessato ringrazia ma declina l’offerta.
Nel frattempo, il nostro governo continua a varare leggi per aiutare l’Italia a risollevarsi: grazie al decreto sblocca-Italia ha permesso alle compagnie energetiche di fare nuove trivellazioni in tutta la penisola (vi sono state proteste eclatanti in Basilicata, che la stampa nazionale ha deciso di ignorare bellamente, insieme agli illuminati commenti dei consiglieri regionali, tra cui spicca un “il problema dei lucani è che vivono troppo a lungo”); trivellazioni sconsigliate perché possono ledere il delicato equilibrio geologico, in un paese con sismicità media elevata e che, oltretutto, nel caso particolare della Basilicata rovinerebbero uno dei pochi paesaggi italiani che non ha troppo risentito della presenza umana.
Altro grande obiettivo messo a segno dal governo in questi giorni è stato alzare le tasse sulle partite IVA, per il buon vecchio principio secondo il quale l’imprenditore è un delinquente e in quanto tale va doverosamente tartassato. Il governo evidentemente non si ricorda dei miliardi di aiuti mandati alle grosse aziende italiane per poter mantenere i propri operai (spesso nullafacenti, vedi lo stabilimento Fiat di Termini Imerese dove sono stati riammessi gli operai che erano andati a casa durante il turno per vedere le partite della nazionale) mentre la piccola e media impresa trascinava economicamente il paese.
Pensando a un quadro del genere, con un presidente che è in parlamento dal 1949, che ha messo in piedi per la terza volta un governo senza domandare nulla al popolo, che non dice niente se l’amministrazione pubblica alza le tasse su partite IVA o sul pellet ma detassa quelle aziende che sfruttano il gioco d’azzardo per arricchirsi, si spera che per una volta coloro che eleggeranno il Presidente della Repubblica si metteranno una mano sulla coscienza e non seguiranno come ovini le direttive dei loro partituncoli, ma cercheranno di far salire al colle qualcuno veramente in grado di poter risollevare il paese, o almeno in grado di dargli l’input per ripartire. Anche lentamente, ma ripartire.

alfa romeo

Simone Callegaro

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