LE AMBASCIATRICI ROSA DEL GIRO D’ITALIA

Milano, 30 settembre 2020 – Carolina Kostner (Pattinaggio artistico su ghiaccio), Carlotta Ferlito (Ginnastica artistica), Tania Cagnotto (Tuffi), Rossella Fiamingo (Scherma), Gaia Sabbatini (Atletica Leggera), Eleonora Goldoni (Calcio), Elisa Di Francisca (Scherma), Jessica Rossi (Tiro a volo), Lisa Vittozzi (Biathlon), Dorothea Wierer (Biathlon), Chiara Cainero (Tiro a volo), Francesca Dallapè (Tuffi), Arianna Fontana (Short track), Michela Moioli (Snowboard), Marta Bassino (Sci Alpino), Federica Brignone (Sci Alpino) e Bebe Vio (Scherma) saranno tra le ambasciatrici del Giro d’Italia 2020. Durante le 21 tappe, queste grandi campionesse di vari sport saranno presenti sul campo a partire da Carolina Kostner alla cronometro di apertura Monreale-Palermo Tissot ITT.

RCS Sport e il CONI hanno deciso d’intesa di coinvolgere queste campionesse per dare un segnale di come lo sport sia una volta di più un collante radicato nella nostra cultura.

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Paolo Bellino, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RCS Sport ha dichiarato: “È un onore e un privilegio per il Giro d’Italia ospitare ad ogni tappa queste grandi Campionesse che hanno dato lustro allo sport italiano nel Mondo. Abbiamo pensato fosse giusto celebrarle, facendole diventare le Ambasciatrici della Corsa. Saranno presenti durante le 21 tappe e saranno molto di più di una presenza Rosa”. 

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò ha sottolineato come: “La presenza delle nostre campionesse azzurre al Giro d’Italia è un motivo d’orgoglio per tutto il movimento sportivo italiano. Si tratta, infatti, di atlete di assoluto valore che competono in diverse discipline e che fanno sventolare il Tricolore sui podi mondiali e olimpici. La loro presenza come madrine d’onore in una manifestazione così importante e radicata nella cultura sportiva italiana è il giusto riconoscimento per queste atlete e per queste donne che rappresentano l’eccellenza sportiva del nostro Paese. Ringrazio RCS per la sensibilità e l’attenzione che dimostra ancora una volta per lo sport in generale e, in particolare, è proprio il caso di dirlo: per quello in rosa. Iniziative come questa non fanno che rinsaldare lo spirito multidisciplinare e di squadra che viviamo, assieme al ciclismo, in ogni esperienza a cinque cerchi”.

Carolina Kostner



Basi teoriche del teatro europeo (prima parte)

La storia del teatro, e proprio la storia del teatro in Europa è una materia interessante per molti studiosi, perché presenta grande interesse per l’antropologia sociale.(il teatro significa esame della narrazione storica e le caratteristiche di un’epoca) ma anche per la storia di drammaturgia perché significa il fatto artistico e l’ estetica della vita e dei popoli.

L’ermeneutica del teatro greco antico ha dato la forma del teatro che conosciamo oggi. La domanda era, ma rimasta ancora, come possiamo vedere il fondamento dionisiaco del teatro greco? Secondo Huizinga il teatro greco antico esiste nella metafora, nel rito e nel culto, mentre altri credevano che il teatro greco antico, è una produttiva del mimo, nel quale si realizza il diventare altro da sé dell’ attore, che trova la propria espressione visibile nel mascheramento. (Per esempio, ricordate Stanislawsky quando ha parlato per il teatro greco antico). Però possiamo vedere anche l’ opinioni di Frinico quando lui vedeva la struttura della tragedia come condizionato e condizionante, in modo che ”Il sentimento di tensione teatrale fosse percepibile anche nell’ otticamente afferrabile mutare delle scene”. Sicuramente c’è una differenza fra teatro- spettacolo e teatro – teatrale. Il primo comincia dopo di periodo classica e il secondo esiste con Eschilo, Sofocle, e Euripide.

Un’altra vista che possiamo vedere per la commedia e la tragedia Greca, è quella che sostiene che la commedia e la tragedia della Grecia antica non sono letteratura ma partitura.(cioè libretto, canovaccio, copione). Da qui comincia la nuova forma di teatro, la nuova cultura quanto riguarda il teatro, perché vedeva le opere classiche con un’ altro sguardo. Con altre parole possiamo dire che i testi che ci sono rimasti, oltre che per il loro contenuto ideale e poetico, vanno interpretati in rapporto comparativo con le antichità teatrali che ci sono pervenute nel campo delle arti figurative, come supposizione anche di tutti gli ulteriori componenti della transitoria opera teatrale, come ipotesi di partitura anche per la forma della messa in scena, per l’arte degli attori, per la scenografia, i costumi, le maschere, per la musica e la danza.

Cosi il teatro come forma e contenuto proprio nel Medioevo prende un carattera liturgico religioso. Per esempio le forme particolari della vita drammatica-teatrale di Bisanzio siano in perfetto parallelo con le particolarità dell’ arte figurativa bizantina. Cosi ci permettano di stabilire se il più interessante e famoso dramma cristiano-bizantino, il Christos Paschon, sia stato rappresentato scenicamente, o solo recitato in Santa Sofia. E poi con il teatro liturgico dell’Occidente Europeo il primato appartiene alla trattazione mimica ed ai gesti, che avevano cultuale solennità e significato simbolico, mentre la parola ha dapprima solo una funzione interpretativa. I misteri francesi danno significatoin scena, con l’ intera piazza nella quale lo spettacolo ha luogo, cosi costruiscono un ampio palco, sul quale le diverse ”mansions” stanno in fila l’una appresso all’altra.

Nel teatro di rinascimento la gerarchia dei valori ha cambiato, cosi la parola non è più interpretazione dell’azione simbolica o del gesto simbolico, ma gesto e azione, sono elementi esplicativi ed interpretativi della parola. Il testo drammatico è sostanziale al concetto di teatro, ma va sempre considerato come elemento condizionante del fatto spettacolare. Quanto più espressiva diventa la parola, tanto più il gesto è differenziato e misurato, e tanto più peso viene attribuito alla mimica del volto. La parola non determina mai lo stile rappresentativo, che nasce nella Rinascenza della tradizione giullaresca e dalle usanze comiche e cosi la fatica degli Umanisti attorno ai testi degli antichi poeti, il ritrovamento di molti testi drammatici dell’antichità, non potevano chiarirne la ”forma teatrale”.

La visione figurativa del Rinascimento sia stata a sua volta condizionante della struttura drammatica della ”commedia erudita”. Cosi abbiamo una nuova prospettiva e una nuova concezione della scena, la ”commedia erudita” si pone dei limiti assai stretti con le sue tre unità. (La visione figurativa come parola e gesto, la scenografia e il contenuto, come concetto di teatro, o come testo drammatico, questo è lo schema che appartiene la scena unitaria.) In opposizione al bisogno di completezza della rappresentazione simultanea medievale, la drammaturgia rinascimentale, per rispetto a questa unità,ed ora anche in possesso della nuova rappresentazione prospettica, si allontana da quei temi che non si lasciano adeguare alla scena unitaria. Si trascurano gli avvenimenti, che però vengono mantenuti in prospettico ”raccourci”.

Dopo questo fatto teatrale, le rappresentazioni fossero sempre parte integrante di splendide feste,nelle quali il pubblico, pur criticamente distaccato,entrava come comprimario: onde il nascere delle nuove architetture teatrali, e come la gioia degli occhi avesse in questo sviluppo teatrale una parte importantissima. Le prime rappresentazioni alla corte spagnola a Calderon, e dalla Commedia dell’arte agli splendori scenografici dell’opera e del balletto italiano, hanno la base sul valore autonomo dello spettacolo cosi come acquista il teatro la forma in Europa nel secolo XVII.

Come leggiamo nel sito .libreriamo.it «Il teatro elisabettiano si innalza vertiginosamente il livello artistico, con B. Jonson, C. Marlowe e W. Shakespeare. Verso la metà del Settecento nasce un nuovo genere, il dramma borghese, una rappresentazione realistica delle vicende umane. L’Ottocento è dominato dal Romanticismo con le sue tragedie che esaltano la soggettività e il mito per finire al dramma borghese. Il Novecento si apre con la rivoluzione copernicana della centralità dell’attore ma a dirigere la pièce c’è il regista che cura lo spettacolo. Un teatro “moderno” che si caratterizza per l’introspezione e per una serie di espediente per superare gli stilemi classici. Una modernità che rinasce con tanti generi e stili, dal Futurismo fino all’assurdo di Beckett passando dal metateatro e la rivoluzione di Stanislavskij.»

Secondo la storia di teatro, il teatro di Europa fiorì durante il 18° secolo. In questa epoca il teatro prende la forma della estetica che conosciamo oggi. E come leggiamo nel sito Clubsandu.com «Nel 18 ° secolo, David Garrick, un attore, direttore e drammaturgo, ristrutturato lo stadio in modo che il pubblico è rimasto completamente separato da esso. Gli attori mantenuto le loro azioni per la zona dietro il proscenio, la sezione del teatro tra la barriera e l’orchestra. La maggior parte dei teatri europei limitato l’azione del gioco esclusivamente a questa zona, ma alcuni teatri inglesi usati anche un proscenio estesa o grembiule. Due porte sul boccascena separati grembiule dal resto del palco, e per la prima metà del secolo, più recitazione in teatro inglese in realtà ha avuto luogo il proscenio…Al fine di rendere le scene appaiono più vividi, l’architetto Giovanni Battista Aleotti progettato un teatro con un arco permanente lo scopo di inquadrare il paesaggio. Inoltre, per dare maggiore profondità e la prospettiva per il paesaggio, i progettisti hanno iniziato a dipingere paesaggi su ali parallele che si allontanava da parte del pubblico. Queste ali piatte anche fatto cambiare scenario più facile. Le ali per le impostazioni successive riposavano appena dietro le quinte per l’impostazione attuale. Quando il paesaggio necessario cambiare, i macchinisti semplicemente rimosse le ali anteriori e poste nella parte posteriore…La struttura complessiva della zona teatro e stadio contribuito all’effetto e l’efficienza di acustica. Teatri chiusi con progetti di costruzione ovale e ellissoidali a gara tra loro per determinare quale layout aiutato l’acustica migliore. Inoltre, l’arco che separa il proscenio da parte del pubblico ha contribuito a evitare che il rumore del pubblico da smorzando le linee degli attori, e soffitti a volta sopra il palco ulteriormente amplificati i rumori del gioco.»

Alla fine della seconda guerra mondiale il teatro dell’Europa accetta una nuova estetica. Il teatro fuori della realtà concreta fuori del mondo reale, e quindi irreale, si tratta in fondo di un concetto analogo a quello proposto da Croce in poesia e non poesia. Il teatro è il riflesso dell’epoca e cosi l’attore (anche il regista) abbraccia totalmente la sua epoca. L’uomo nella scena di teatro esiste nella duplice dimensione: è corpo esteriorità e anima interiorità l’attore vede e crede il vedere e la verità non è poi quella universale, ma quella soggettiva che esprima l’attore in scena. Henri-René Lenormand, che ha scritto drammi con con un’ambientazione esotica anche François Mauriac,con un esistenzialismo, e Jean Jacques Bernard, con il “Teatro di Silenzio” un teatro che le poche parole si al temano a lunghe pause di significativo silenzio, e Jean Giraudoux, con un teatro psicoanalitico, Jean Anouilh, anche Bertolt Brecht, tutti aprono le porte per un teatro nuovo in Europa.

*Apostolos Apostolou

Scrittore e Docente di Filosofia




Padova Jazz Festival 23° edizione 3 – 22 novembre 2020

Un inno all’Europa, con un cast artistico proveniente da Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Germania e Olanda, oltre a una notevole rappresentanza di musicisti statunitensi che dell’Europa hanno fatto la loro seconda casa: il programma del Padova Jazz Festival lancia segnali di illuminismo artistico e, ci si augura, anche sociale. Riflettori puntati, tra gli altri, su David Murray, Binker Golding, Lucy Woodward, ma tra i protagonisti della ventitreesima edizione del festival, che si svolgerà dal 3 al 22 novembre, ci saranno anche molti italiani. Anzi, sono proprio le star di casa nostra a brillare particolarmente, a partire dal super trio che affianca Enrico Rava, Stefano Bollani e Gianluca Petrella. Si distingue poi il gruppo di Gegè Telesforo, mentre il duo pianistico formato da Dado Moroni e Danny Grissett apre la strada ai dialoghi musicali internazionali.

L’attività concertistica si svolgerà nel più rigoroso rispetto delle

Stefano Bollani

normative e ordinanze per gli spettacoli dal vivo, in seguito alle quali i posti disponibili saranno limitati. La produzione del festival si adeguerà prontamente a qualunque variazione normativa nell’interesse della sicurezza: pertanto si consiglia di verificare il sito internet www.padovajazz.com per essere aggiornati su eventuali cambiamenti di orario o di sede dei concerti.

Il Padova Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Culturale Miles presieduta da Gabriella Piccolo Casiraghi, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. I concerti alla Sala dei Giganti si realizzano in collaborazione con il Centro d’Arte dell’Università di Padova, storica associazione cittadina attiva sin dagli anni Quaranta.

 

La Top 5 di Padova Jazz

 

Nonostante i tempi che impongono di limitare significativamente la capienza delle sale teatrali, il Padova Jazz Festival 2020 non rinuncia ai concerti di fascia alta: sulla qualità della musica e l’importanza degli artisti invitati non si retrocede.

David Murray

Ed ecco quindi due serate alla Sala dei Giganti (Palazzo del Liviano), la prima per gli estimatori del grande jazz saldamente ancorato alle radici della tradizione afroamericana, la seconda che proietta questa stessa musica verso la contemporaneità. Il 5 novembre due fenomenali pianisti come Dado Moroni e Danny Grissett si confronteranno sul repertorio di Charlie Parker, mentre il 13 ilsassofonista Binker Golding, astro emergente della scena jazz londinese, trasferirà la lezione di tenoristi come Coltrane e Michael Brecker dentro le trame di un emozionante e moderno jazz metropolitano.

Per le sue ultime serate, il festival approderà al Teatro Verdi con un trittico di concerti dalla forte caratterizzazione. Il 19, il sassofonista statunitense David Murray si presenterà alla testa di un trio dalla composizione ideale per esaltare il suo percorso stilistico, partito dal free e poi approdato a un jazz più ‘ecumenico’ tra mainstream, world music, richiami africani. Il 20 il clima sarà decisamente coinvolgente con il gruppo del cantante Gegè Telesforo, celebre volto televisivo, che propone stimolanti contaminazioni tra R&B, jazz e sonorità urbane contemporanee, cariche di un vorticoso senso del groove.

Enrico Rava, Stefano Bollani e Gianluca Petrella: a metterli uno a fianco dell’altro sembra di osservare il podio olimpico del jazz italiano. Il loro concerto a Padova (il 21 novembre) è appena la seconda esibizione nella storia di questo supergruppo, che riunisce sullo stesso palco i più estrosi e creativi solisti del nostro jazz e il grande decano della musica improvvisata nazionale.

 

Jazz a piede libero

 

Gegè Telesforo

Ognuna delle tre settimane del festival inizierà con un concerto affidato alle cure del Centro d’Arte dell’Università di Padova: appuntamenti con un jazz indomito, libertario, decisamente allergico agli schemi precostituiti, tutti alla Sala dei Giganti. Il 3 novembre i Monk’s Casino, quintetto tedesco nel quale spicca la presenza del pianista Alexander von Schlippenbach, proporranno un menù musicale a tutto Monk, reso frenetico e incalzante dalla propensione free della band. Il 9, il pianista Fabrizio Puglisi approderà a Padova con i suoiGuantanamo, gruppo dedito al grande patrimonio ritmico della tradizione afro-cubana, rivisitato con un tocco di acida psichedelia. Il 16, gli svedesi Angles 6daranno prova della loro capacità di sterzare con inaudita destrezza tra opposti espressivi.

 

Jazz al Caffè Pedrocchi

 

Immancabili, al Padova Jazz Festival, sono le serate in stile jazz club. E il Caffè Pedrocchi si conferma anche quest’anno come sede privilegiata per questi concerti informali, in cui tra artisti e pubblico non esiste la barriera del palcoscenico. Caffè d’arte di giorno, lo storico locale del centro cittadino si trasformerà per una sera alla settimana in live music club: il 30 ottobre con un’anteprima in attesa del festival, protagonista il trio del chitarrista Carmelo Tartamella, allargato dalla presenza della cantante statunitense Denia Ridley; il 4 novembre con l’Expanding Trio del pianista Greg Burk, fautore di un modernismo che mantiene un profondo rapporto con la tradizione; l’11 con la cantautrice Lucy Woodward, che con la sua band propone una personale miscela R&B dal groove molto marcato e venato di jazz; il 18 con il sassofonista Maurizio Giammarco, il cui quintetto Halfplugged Syncotribe strizza l’occhio al crossover tra classico e moderno.

 

Un epilogo per l’Europa

 

Lucy Woodward

Il concerto di chiusura del festival, il 22 novembre alla Chiesa di San Gaetano, sarà una sorta di saluto all’Europa: con il duo del sassofonista belga Erwin Vann si amplia ulteriormente lo sguardo sulla scena jazzistica continentale che, in un eclettismo di stili, caratterizza l’edizione 2020 del festival jazz padovano.

 

Jazz life a tutto tondo

 

Come ormai da tradizione, i concerti principali del Padova Jazz Festival saranno affiancati dagli appuntamenti con musica dal vivo di Jazz@Bar, in numerosi locali del centro e della prima periferia.

Con la mostra fotografica dedicata agli scatti di Carlo Verri, che si terrà alle scuderie di Palazzo Moroni dal 28 ottobre al 30 novembre, viene inoltre confermato il profondo legame tra la programmazione concertistica del festival e le arti visive, imprescindibili come documentazione storica ma anche capaci di definire l’estetica del jazz.

Una installazione di Anna Piratti sarà visitabile al MUSME di Padova.

 

 

PROGRAMMA

 

ANTEPRIMA:

Venerdì 30 ottobre

Caffè Pedrocchi, ore 21:30

CARMELO TARTAMELLA TRIO

guest DENIA RIDLEY

Denia Ridley (voce), Carmelo Tartamella (chitarra), Giampaolo Bertone (contrabbasso), Michele Carletti (batteria)

 

FESTIVAL:

Martedì 3 novembre

Sala dei Giganti, ore 21

MONK’S CASINO
Alexander von Schlippenbach (pianoforte), Axel Dörner (tromba), Rudi Mahall (clarinetto basso), Jan Roder (contrabbasso), Michael Griener (batteria)

 

Mercoledì 4 novembre

Caffè Pedrocchi, ore 21:30

GREG BURK EXPANDING TRIO

“Message in the Clouds”
Greg Burk (pianoforte), Stefano Senni (contrabbasso), Enzo Carpentieri (batteria)

 

Giovedì 5 novembre

Sala dei Giganti, ore 21

DADO MORONI & DANNY GRISSETT DUO

“Yardbird Suite for Pianos”
Dado Moroni, Danny Grissett (pianoforte)

 

Lunedì 9 novembre

Sala dei Giganti, ore 21

FABRIZIO PUGLISI “GUANTANAMO”

Fabrizio Puglisi (pianoforte, synth ARP), Pasquale Mirra (vibrafono), Luca Valenza (marimba, campane tubolari),

Davide Lanzarini (contrabbasso), Danilo Mineo (percussioni), William Simone (batà, percussioni, voce), Gaetano Alfonsi (batteria)

 

Mercoledì 11 novembre

Caffè Pedrocchi, ore 21:30

LUCY WOODWARD

Lucy Woodward (voce), Jelle Roozenburg (chitarra), Udo Pannekeet (basso elettrico), Niek de Bruijn (batteria)

 

Venerdì 13 novembre

Sala dei Giganti, ore 21

BINKER GOLDING’S BAND
Binker Golding (sax tenore), Sarah Tandy (pianoforte), Daniel Casimir (contrabbasso), Sam Jones (batteria)

 

Lunedì 16 novembre

Sala dei Giganti, ore 21

ANGLES 6
Goran Kajfes, Magnus Broo (tromba), Martin Küchen (sax alto), Alexander Zethson (pianoforte), Johan Berthling (contrabbasso), Andreas Werliin (batteria)

 

Mercoledì 18 novembre

Caffè Pedrocchi, ore 21:30

MAURIZIO GIAMMARCO “HALFPLUGGED SYNCOTRIBE”
Maurizio Giammarco (sassofoni), Paolo Zou (chitarra elettrica), Luca Mannutza (pianoforte, piano elettrico), Matteo Bortone (basso), Enrico Morello (batteria)

 

Giovedì 19 novembre

Teatro Verdi, ore 21

DAVID MURRAY TRIO

Davida Murray (sax), Brad Jones (contrabbasso), Hamid Drake (batteria)

 

Venerdì 20 novembre

Teatro Verdi, ore 21

GEGÈ TELESFORO GROUP
Gegè Telesforo (voce, percussioni), Alfonso Deidda (sax, voce, tastiere), Domenico Sanna (pianoforte), Giuseppe Bassi (contrabbasso), Michele Santoleri (batteria)

Sabato 21 novembre

Teatro Verdi, ore 21

RAVA-PETRELLA-BOLLANI

Enrico Rava (tromba, flicorno), Stefano Bollani (pianoforte), Gianluca Petrella (trombone)

 

Domenica 22 novembre

Chiesa di San Gaetano, ore 11

ERWIN VANN DUO

“Compassion”

Erwin Vann (sax), Peter Hertmans (chitarra)

 

 

ALTRI EVENTI

 

Per tutta la durata del festival

JAZZ@BAR

Concerti nei locali tra Padova e provincia

 

Da mercoledì 28 ottobre a lunedì 30 novembre

Scuderie di Palazzo Moroni

mostra fotografica di Carlo Verri

 

 

Informazioni:

Associazione Culturale Miles

Via Montecchia 22 A, 35030 Selvazzano (PD)

Tel.: 347 7580904

e-mail: info@padovajazz.com

web: www.padovajazz.com




FOLKEST – GIOVEDì 1 OTTOBRE ULTIMO CONCERTO ITINERANTE A PULFERO MENTRE A SPILIMBERGO APPUNTAMENTO CON “MUSICA TRA LA GENTE”.

Ritorna il trio che ha incantato Folkest, vincitore del Premio Alberto Casa 2019, i Suonno d’Ajere, giovedì 1 ottobre alle  20.30 nella Sala consiliare di Pulfero. Questo trio campano, è nato con l’obiettivo di esplorare tutto il repertorio della canzone partenopea dal Cinquecento e dal Seicento fino ai nostri giorni, proponendolo in arrangiamenti che mischiano semplicità e rigore stilistico a contaminazioni date dai propri background artistici, restituendo spessore e dignità alla tradizione canora partenopea, slegandola dall’immagine di vetrina per offrirla al pubblico in una forma approfondita e brillante.

Suonno d’Ajere

E a Splimbergo ancora “Musica tra la gente”, esibizioni, rigorosamente in acustico, negli spazi antistanti vari locali della città, dalle 20.30. Le sedi di oggi giovedì 1 ottobre sono l’Albergo Ristotante da Afro, l’Osteria al Mus C’al Svuale Trattoria Tre Corone  e l’Osteria al Buso con le musiche dal vivo di É fuoco – una comunità che canta, in collaborazione con l’Associazione Gottardo Tomat – e i gruppi Bintars, Matteo Sgobino e i Lune Troublante, Carantan  e infine il Grop Tradizionâl Furlan.




LINK FESTIVAL DEL GIORNALISMO, CHE MONDO FARA’ DAL 2020 IN POI?

TRIESTE – 2020, l’anno in cui è inevitabile chiedersi “che mondo farà?”. A Trieste, da domani (giovedì 1 ottobre) e fino a domenica 4 ottobre, sarà questo l’interrogativo portante della 7^ edizione di Link, il Festival del Giornalismo di scena nella Fincantieri Newsroom in Piazza Unità con tanti protagonisti dell’informazione: ci saranno, fra gli altri, Giovanni Minoli, Corrado Augias, Lucia Annunziata, Giovanna Botteri, Corrado Formigli, Tiziana Ferrario, Oliviero Toscani, Marta Serafini, Stefano Liberti, Giulio Sapelli,

Greppi Cucchiari

Andrea Vianello, Simona Marchini, Luca Bottura, Geppi Cucciari. Interviene il Ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.   Saranno quattro giornate nelle quali si alterneranno talk, incontri e interviste d’autore, oltre alla consegna di riconoscimenti come il Premio Luchetta 2020 e come il Premio FriulAdria Testimoni della Storia, assegnato al primo protagonista di Link, il giornalista Giovanni Minoli, al quale è dedicata la Serata Anteprima del festival, giovedì primo ottobre, dalle 19: in dialogo con Roberto Papetti, direttore del Gazzettino, e introdotto dalla curatrice di pordenonelegge Valentina Gasparet, Minoli – premiato domani da Carlo Piana, direttore generale Crèdit Agricole Friuladria – ripercorrerà una carriera che ha scritto pagine indelebili nella storia della televisione italiana. Giornalista ed autore, saggista e dirigente

Giovanni Minoli

pubblico, classe 1945, Minoli è voce di Rai Radio1 con il programma “Il mix delle 5”, è stato direttore di Rai2, Format, RaiT3 e di Rai Educational, di Rai Scuola e Rai Storia, ha condotto a lungo “La storia siamo noi” (Rai3) e su Radio 24 il programma Mix 24. Minoli esordiva in Rai nel 1971 come produttore nel 1980 gli veniva assegnata la rubrica Mixer che, grazie allo stile giornalistico di Minoli, è diventato programma di riferimento e popolarissimo modello di giornalismo televisivo moderno, attraverso grintose interviste one to one all’americana. Domani, dalle 17, Giovanni Minoli trasmetterà in diretta da Link Festival del giornalismo il programma in onda su Rai Radio1 “Il Mix delle 5”, e sempre da Link trasmetterà venerdì 2 ottobre, alle 9.30, il programma “Forrest” in onda su Rai Radio 1, con Luca Bottura e Lalaura. Molte anche le dirette previste nelle giornate di venerdì 2 e sabato 3 ottobre sulle frequenze di Rai Radio1 FVG e sempre venerdì pomeriggio è in programma il collegamento di Link con La Vita in diretta su Rai1. Nel corso del festival la giornalista Roberta Ammendola effettuerà riprese e

Tiziana Ferrario

interviste per Il Caffè di Rai1.

Venerdì mattina a Link Festival da segnalare molte novità editoriali: a cominciare dal saggio sul Climate Change: il giornalista e filmaker Stefano Liberti, Premio Luchetta 2008, presenterà in anteprima nazionale “Terra bruciata, come la crisi ambientale sta cambiando l’Italia e la nostra vita” (Rizzoli), un viaggio in presa diretta nell’Italia che sta cambiando, e rimanda la realizzazione di politiche di mitigazione di un processo che, se ignorato, sarà devastante. Un focus speciale è dedicato alla Venezia del Mose e della recentissima e rovinosa alluvione. Sempre venerdì il direttore Tg2 Rai Gennaro Sangiuliano presenta “Il nuovo Mao” sulla inarrestabile ascesa del presidente Xi Jinping, pubblicato da Mondadori. Un protagonista della scena globale che ci guiderà a conoscere meglio in dialogo con la giornalista Grazia Graziadei, vicedirettore Tg1.

Link Festival del giornalismo è organizzato da Prandicom e promosso in partnership con Fincantieri, con la collaborazione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Trieste, della Fondazione CRTrieste e di Crédit Agricole Friuladria, Link Festival è curato da Francesca Fresa e realizzato sotto l’egida della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti e con la RAI main media partner.

L’ingresso alla Fincantieri Newsroom è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti a sedere. È possibile prenotare il proprio posto con la compilazione e la firma del modulo di autocertificazione anticovid, disponibile presso Ticket Point in corso italia 6/c: Da giovedì 1 ottobre a partire dalle 17 e per tutta la durata del festival, le prenotazioni si possono effettuare al desk ticket point all’ingresso della Fincantieri Newsroom (lato Caffè degli Specchi).




FESTA DEI NONNI A TEATRO: IL 2 OTTOBRE DAL ROMANZO DI ROBERTO PIUMINI”MATTIA E IL NONNO” A SAN GIORGIO DI NOGARO

Per trascorrere un pomeriggio di teatro in famiglia, l’Associazione culturale Teatro Pasolini di Cervignano promuove sul territorio un nuovo appuntamento in occasione della Festa dei nonni: il 2 ottobre, all’Auditorium San Zorz di San Giorgio di Nogaro(inizio ore 17.30, a ingresso libero, fino ad esaurimento posti. prenotazioni via mail: info.biblioteca@comune.sangiorgiodinogaro.ud.it)va in scena Mattia e il nonno, un piccolo capolavoro scritto da Roberto Piumini, uno degli autori italiani più apprezzati della lettura per l’infanzia. Adattamento e regia dello spettacolo, prodotto da Factory Compagnia Transadriatica e Fondazione Sipario Toscana – Cascina, sono di Tonio De Nitto. In scena ci sarà l’attore Ippolito Chiarello.

 

Lo spettacolo è vincitore del Premio Eolo come Miglior spettacolo di teatro per l’infanzia 2019, un riconoscimento di assoluto rispetto, che sottolinea la qualità artistica ed emotiva della creazione, per un momento di condivisione fra generazioni, sul tema degli affetti e della relazione nonni-nipoti.
Lo spettacolo è quindi proposto in visione agli adulti e ai bambini (età consigliata dagli 8 anni).

 

In una lunga e inaspettata passeggiata, che ha la dimensione forse di un sogno, nonno e nipote, si preparano al distacco, a guardare il mondo, a scoprire luoghi misteriosi agli occhi di un bambino, incontri magici, piccole avventure pescate tra i ricordi e a capire che non basta desiderare per ottenere qualcosa, ma bisogna provare e soprattutto non smettere mai di cercare.

In questo delicato passaggio di consegne il nonno insegna a Mattia, giocando con lui, a capire le regole che governano l’animo umano e come si può fare a rimanere vivi nel cuore di chi si ama.

 

Una tenerezza infinita è alla base di questo straordinario racconto scritto con dolcezza e grande onirismo. Un lavoro che ci insegna con gli occhi innocenti di un bambino e la saggezza di un nonno a vivere la perdita come trasformazione e a comprendere il ciclo della vita.

E’ un farmaco questo racconto, uno di quelli che noi adulti, avremmo dovuto avere la fortuna di conoscere da piccoli per imparare a recepire la separazione come questo cammino tra nonno e nipote che somiglia a un viaggio che non fa più paura.

 

 




VENERDì 2 OTTOBRE ALLE 17 PROVA APERTA E PRESENTAZIONE DE “LA PAZZA DI CHAILLOT” AL TEATRO STABILE DEL FVG

Prova aperta al pubblico, venerdì 2 ottobre alle ore 17, per “La Pazza di Chaillot” la nuova produzione con cui il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia inaugura la Stagione 2020-2021. Manuela Mandracchia, Giovanni Crippa e tutti gli interpreti assieme al regista Franco Però, presenteranno al pubblico questa surreale, poetica commedia “ambientalista” di Jean Giraudoux”.

Venerdì 2 ottobre alle ore 17 al Politeama Rossetti il pubblico e la stampa sono invitati ad assistere a una prova aperta de “La pazza di Chaillot”, la nuova produzione con cui il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia inaugura, la prossima settimana, la Stagione 2020-2021.

La surreale, poetica commedia di Jean Giraudoux verrà presentata dalla numerosa compagnia di interpreti, capitanata da Manuela Mandracchia e Giovanni Crippa: diretti dal regista Franco Però, gli attori si impegneranno nel proporre al pubblico alcune scene in anteprima.

Scritto negli anni Quaranta, il testo di Giraudoux è in molti punti antesignano e denuncia chiaramente lo sfruttamento dell’ambiente, la corrosione della bellezza in favore del bieco guadagno… mali che nel nostro tempo hanno assunto dimensioni drammatiche e che l’autore francese ha avuto la capacità d’intuire e portare sulla scena nei termini leggeri di una favola, di una commedia.

Gli interpreti, alla fine della prova, dialogheranno con la stampa e il pubblico: per partecipare all’iniziativa, in ottemperanza alle norme legate allemergenza sanitaria, sarà necessario iscriversi allevento al seguente link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-prova-aperta-dello-spettacolo-la-pazza-di-chaillot-123007447587, oppure, se impossibilitati, lasciando i propri dati per il tracciamento all’ingresso, al personale del Teatro Stabile.

Informazioni anche sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040-3593511.

E.L.




ATTO II – LO SCRIGNO DEI RACCONTI MERAVIGLIOSI Da un progetto transfrontaliero un film e oltre 130 racconti dedicati ai ricordi e alle tradizioni

Un film carico di emozioni dedicato ai ricordi e alle tradizioni: è il primo risultato del progetto transfrontaliero “Atto II – Lo scrigno dei racconti meravigliosi”, realizzato dall’Associazione Opera Viva di Trieste, con il sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione FVG e dell’Unione Italiana, ideatrice e direttore artistico l’artista Lorena Matic, che ha unito i giovani studenti delle scuole di Trieste e della Comunità degli Italiani in Croazia e gli iscritti dell’Università della Terza Età Danilo Dobrina. Un progetto nato dall’idea di confrontare due città, Trieste e Fiume, entrambe nel 2020 accomunate da due importanti riconoscimenti: l’una “Città Europea della Scienza” e l’altra “Città Europea della Cultura”, che in comune hanno anche somiglianze urbanistiche e storiche.

Il film propone testimonianze dirette, raccontate da Bruno Pizzamei, Romana Olivo, Fulvio Piller ed Edi Ciacchi, che rivivono nel racconto della loro infanzia, e si intrecciano con la voce dei giovanissimi studenti, portavoce di frammenti di vita vissuta raccolta intervistando in famiglia, nonni, bisnonni, zii e parenti, proprio durante i giorni del lockdown.

Ci siamo dovuti inventare qualcosa di nuovo, in un periodo in cui gli incontri erano limitati e fuori dalla città non si poteva uscire” – racconta Lorena Matic – “sfruttando il nostro essere creativi per far si che magicamente nel film, tutti fossimo vicini, come seduti comodamente su un divano trasportati alla vita di un tempo”.

Cinque complessivamente le scuole partecipanti al progetto, il Liceo artistico Nordio e il Liceo Umanistico e Socioeconomico Slomsek di Trieste, la Scuola elementare italiana Benussi e la Scuola media superiore italiana di Rovigno, la Scuola elementare italiana Gelsi di Fiume, per complessivamente oltre 130 racconti arricchiti da immagini, che ritraggono persone e oggetti in disuso ormai quasi dimenticati, tutti con una storia intrinseca da raccontare.

Gli ultimi incontri nelle scuole per il progetto sono avvenuti a febbraio” – continua Lorena Matic, anticipando che il film sarà trasmesso per la prima volta da TV Koper Capodistria il 6 ottobre, alle ore 19.30, durante la trasmissione Tuttoggi scuola – “e proprio dalle scuole siamo voluti ripartire nel film. Le scuole di una volta, con caratteristiche e particolarità totalmente diverse da quelle attuali, che appartengono a una nuova epoca (quella del post Covid), che non rispecchia né quella dei nostri nonni e bisnonni né quella vissuta fino a qualche mese fa”.

Dalla scuola si passa alla quotidianità, a come si giocava una volta, giochi che normalmente si costruivano o inventavano, poiché i negozi di giocattoli “non esistevano”. E poi la casa, dove le porte erano aperte e non si chiudevano a chiave come ora. La cucina, luogo prediletto poiché unica stanza dove si stava al caldo – non c’era il riscaldamento – e luogo di ritrovo la sera, per racconti di streghe e fantasmi, pretesto antico usato, per far ubbidire i più piccoli.

Un progetto che ha dato consapevolezza ai più giovani su quale era la fatica vera di un tempo, una fatica che veniva condivisa da tutti i membri della famiglia, con compiti e responsabilità attribuiti fin da piccoli e di come venivano assaporate le piccole cose.




Il Giorno Sbagliato – recensione del film di Derrick Borte con Russel Crowe

Il giorno sbagliato

 

La storia raccontata da questo film ha dei punti di similitudine con il cult movie Un Giorno di Ordinaria Follia, di Joel Shumacher, con Michael Douglas, del 1993. In entrambe le pellicole un uomo raggiunge il suo punto di rottura e, dopo avere visto (anche) naufragare il proprio matrimonio, si ribella alle regole sociali, seminando panico in una città.

Entrambi i film cominciano in un ingorgo del traffico metropolitano, ma se è possibile simpatizzare per il William “Bill” Foster impersonato da Michael Douglas, è molto difficile provare empatia per Tom Cooper, il pazzo psicopatico messo in scena da Russel Crowe.

Il primo in fondo reagisce ad aggressioni esterne reali, mentre il secondo, dopo avere massacrato a martellate l’ex moglie e il suo nuovo compagno, sceglie come vittima una donna la cui unica colpa è di avere suonato con troppa veemenza il clacson a un semaforo.

Il Giorno Sbagliato: la messa in scena di una società nevrotica

Tra i due film c’è un’altra, notevole differenza: Un Giorno di Ordinaria Follia racconta la storia dal punto di vista di William, mentre Il giorno Sbagliato ci fornisce quello della vittima di Tom, la giovane Rachel Hunter (interpretata da Caren Pistorius).

Fresca di divorzio, comincia una giornata come tante altre, tuffandosi negli ingorghi stradali metropolitani per accompagnare a scuola il figlio. Bloccata nel traffico e impossibilitata a raggiungere una cliente in orario, perde anche il lavoro. Ma i guai veri devono ancora cominciare.

Bloccata a un semaforo verde dal SUV di Tom, che non parte, scarica tutte le sue frustrazioni strombazzando il clacson. L’uomo pretende le scuse, ma lei non gliele concede, scatenando nuovamente la follia omicida dell’uomo, che poche scene prima ha trucidato l’ex moglie e il suo nuovo compagno.

Il Giorno SbagliatoComincia quindi un folle inseguimento nelle strade della città, che per certi aspetti ricorda quello che accade nel  film Duel, di Steven Spielberg, del 1971, nel quale un indifeso automobilista viene aggredito da un camion mastodontico, guidato da un autista misterioso, dopo che il protagonista del film, il commesso viaggiatore David Mann, si permette di superarlo.

Certo, Duel è ambientato nel deserto, ma tra la scassata utilitaria di Rachel e il grosso SUV di Tom il rapporto di forza è apparentemente impari, come accade tra l’automobile di David e l’autocisterna assassina di Duel nel film di Spielberg.

In entrambe le pellicole sono dei gesti banali – rispettivamente una suonata di clacson di troppo e un sorpasso – a scatenare la follia nei cattivi di turno. Una situazione assurda, metafora delle nevrosi che pervade la nostra società, nella quale i rapporti interpersonali sono sempre più precari e difficili da gestire.

Russel Crowe nei panni di un cattivissimo (in sovrappeso)

Ma se in Duel il guidatore dell’autocisterna non viene mai mostrato chiaramente, tanto che la sua figura tende ad avere contorni metafisici, ne Il Giorno Sbagliato il male è concretamente personificato da Tom, che, pur avendo un vissuto personale analogo al protagonista di Un Giorno di Ordinaria Follia, si abbandona a delle crudeltà ingiustificabili.

Potrebbe semplicemente eliminare fisicamente Rachel, ma preferisce invece tenerla in vita e accanirsi contro le persone che lei ama, dimostrando una assoluta indifferenza per l’umana sofferenza e un sadismo diabolico.

Tra l’altro, dimostra di avere una competenza tecnica e una capacità di pianificazione che si fa fatica pensare possano appartenere a un uomo normale, per di più andato fuori di senno, in quanto sarebbero più consoni a un miliziano ben addestrato. Ma poco o niente ci viene dato sapere sul suo passato. E forse va bene così, anche se queste sue notevoli capacità, a mano che si evidenziano lungo la storia, fanno perdere credibilità a questo personaggio.

Va detto che l’attuale corpulenza di Russel Crowe, che ha perso completamente il physique du rôle che aveva ai tempi de Il Gladiatore, è invece consona alla figura del massacratore che impersona in questo film.

Il Giorno Sbagliato: un onesto film per gli amanti del genere

Questa pellicola forse dà il meglio di sé nella prima parte, quando il ritmo serrato degli inseguimenti nella città mantiene lo spettatore inchiodato alla poltrona.

L’incipit del film, un programma radiofonico che, mentre scorrono i titoli di testa, sottolinea le problematiche legate alla alla crescente violenza sulle strade, all’aumento dell’aggressività nella società e alla diminuzione degli effettivi delle forze dell’ordine, che hanno problemi a difendere i cittadini, sembra volere dare alla pellicola una veste morale che francamente sembra fuori luogo in un action movie, che in definitiva è un film di puro intrattenimento.

Diciamolo francamente: niente giustifica le azioni di un pazzo assassino. Né la società imperfetta nella quale vive, e men che meno un divorzio dove la moglie ha (forse) approfittato della situazione.

Al netto di qualche ingenuità nella sceneggiatura (Rachel alle volte fa delle scelte che farebbero venire voglia di prenderla a sberle, per la sua dabbenaggine), il film comunque si fa vedere volentieri, grazie anche alla bravura degli attori. A patto che lo si apprezzi per quello che è: un onesto action-movie adrenalinico.




Una nuova app per l’edizione 103 della Corsa Rosa – ecco gli iscritti

Il Giro d’Italia lancia la sua nuova app, pensata e realizzata per portare i tifosi al centro della corsa, con tutte le informazioni a portata di click

Milano, 28 settembre 2020 – Quando mancano pochi giorni al via della 103esima edizione del Giro d’Italia, organizzato da RCS Sport e in programma dal 3 al 25 ottobre, la Corsa Rosa lancia la sua nuova app.

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La nuova interfaccia mobile del Giro d’Italia vuole portare i tifosi al centro della corsa, attraverso una piattaforma digitale unica dove trovare tutte le informazioni a portata di click: dal percorso alle classifiche, passando per le squadre e gli atleti al via.

Un’app nata per far vivere tutte le sfumature della “Corsa più dura del mondo nel Paese più bello del Mondo” in un modo nuovo e interattivo.
La grande novità di quest’anno è il Centro notifiche in 4 lingue (inglese, italiano, francese e spagnolo), con i temi delle push notifications che includono Breaking news, Live news, Maglia Rosa, Classifiche e Video.

Non manca naturalmente la sezione live, arricchita da tutti i contenuti video e altimetria interattiva di ogni tappa.

103^ GIRO D’ITALIA, ANNUNCIATI GLI ISCRITTI

Molti tra i migliori velocisti, finisseur, specialisti delle prove contro il tempo e uomini di classifica si sfideranno sulle strade della Corsa Rosa dal 3 al 25 ottobre. Ci saranno anche V. Nibali, Thomas, S.Yates, Fuglsang, Kruijswijk, Lopez, Majka, Vlasov, Zakarin, Ciccone, Sagan, Matthews, Ulissi, Viviani, Demare, Gaviria, Ganna, Dennis, Campenaerts e tanti altri. Al via 22 squadre di 8 corridori ciascuna.

Ecco gli iscritti della 103esima edizione del Giro d’Italia, organizzata da RCS Sport e in programma dal 3 al 25 ottobre.

Lista Iscritti

La Corsa Rosa vedrà al via alcuni dei migliori corridori al mondo: velocisti, finisseur, specialisti delle prove a cronometro e uomini di classifica si confronteranno sulle 21 frazioni da Palermo a Milano: 3 cronometro individuali, 6 tappe di bassa difficoltà adatte ai velocisti, 6 di media difficoltà e 6 di alta difficoltà.

Tra i corridori che proveranno a contendersi il Trofeo Senza Fine il due volte vincitore della Corsa Rosa (2013 e 2016) Vincenzo Nibali, il trionfatore del Tour de France 2018 Geraint Thomas, il vincitore della Vuelta a España 2018 Simon Yates, fresco vincitore della Tirreno-Adriatico, Jakob Fuglsang (Il Lombardia 2020), con i compagni di squadra Miguel Angel Lopez (sul podio di Giro e Vuelta nel 2018) e Aleksandr Vlasov, oltre a Rafal Majka (secondo nell’ultima Corsa dei Due Mari), Ilnur Zakarin e la Maglia Azzurra della Corsa Rosa 2019 Giulio Ciccone.

Il neo campione del mondo a cronometro Filippo Ganna, Rohan Dennis, Victor Campenaerts, Tony Martin e Jos Van Emden punteranno alla prima Maglia Rosa che sarà decisa dalla prova contro il tempo della Monreale-Palermo di sabato 3 ottobre.

Finisseurs e velocisti cercheranno di centrare uno o più successi di tappa. Tra i grandi nomi al via il tre volte campione del mondo su strada Peter Sagan, Michael Matthews, Diego Ulissi e gli sprinter Elia Viviani, Arnaud Demare e Fernando Gaviria.

I TEAM AL VIA
Al via 22 squadre di 8 corridori ciascuna, 19 UCI WorldTeams e 3 wild card

UCI WORLDTEAMS – 19

  • AG2R LA MONDIALE (FRA) – WARBASSE, VENDRAME
  • ASTANA PRO TEAM (KAZ) – FUGLSANG, LOPEZ
  • BAHRAIN – MCLAREN (BRN) – BATTAGLIN, CAPECCHI
  • BORA – HANSGROHE (GER) – SAGAN, MAJKA
  • CCC TEAM (POL) – ZAKARIN, DE MARCHI
  • COFIDIS (FRA) – VIVIANI, BERHANE
  • DECEUNINCK – QUICK-STEP (BEL) – ALMEIDA, MASNADA
  • EF PRO CYCLING (USA) – KANGERT, BENNETT
  • GROUPAMA – FDJ (FRA) – DEMARE, GUARNIERI
  • ISRAEL START-UP NATION (ISR) – CIMOLAI, DOWSETT
  • LOTTO SOUDAL (BEL) – HANSEN, ARMEE
  • MITCHELTON – SCOTT (AUS) – YATES S., AFFINI
  • MOVISTAR TEAM (ESP) – VILLELLA, CARRETERO
  • NTT PRO CYCLING TEAM (RSA) – MEINTJES, CAMPENAERTS
  • TEAM INEOS (GBR) – THOMAS, GANNA
  • TEAM JUMBO – VISMA (NED) – KRUIJSWIJK, VAN EMDEN
  • TEAM SUNWEB (GER) – MATTHEWS, KELDERMAN
  • TREK – SEGAFREDO (USA) – NIBALI V., CICCONE
  • UAE TEAM EMIRATES (UAE) – GAVIRIA, ULISSI

WILD CARD – 3

  • ANDRONI GIOCATTOLI – SIDERMEC (ITA) – PELLAUD, BELLETTI
  • BARDIANI CSF FAIZANÈ (ITA) – CARBONI, LONARDI
  • VINI ZABÙ KTM (ITA) – VISCONTI, ZARDINI

#Giro

Foto Credit: LaPresse