Il film che aveva previsto una pandemia come quella da coronavirus SARS-CoV-2 : Contagion, di Steven Soderbergh

Una credibile messa in scena delle dinamiche sociali che possono mettersi in atto durante una pandemia globale

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Il cinema di fantascienza ha fatto largo uso di batteri, virus ed epidemie varie per creare storie più o meno (in)verosimili. Spesso le infezioni sono state associate a improbabili mutazioni, proliferazioni di zombie e chi più ne ha più ne metta. Ma esistono anche pellicole che hanno cercato di descrivere in modo realistico quello che potrebbe succedere se si verificasse una pandemia. Contagion, di Steven Soderbergh, del 2011, è una di queste.

Un film con un cast stellare, che si è rivelato essere tanto profetico che, magari, qualche complottista potrebbe utilizzarlo come prova che l’attuale pandemia provocata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2 era già nei piani di qualcuno anni fa.

In Contagion la pandemia nasce e si sviluppa in una cittadina cinese vicino a Hong Kong. L’infezione è molto contagiosa, coinvolge le vie respiratorie e può colpire il sistema nervoso centrale, e ha un tasso di mortalità che arriva al 30%. Il morbo giunge all’uomo dai pipistrelli, e contamina il primo malato grazie a un allevamento di suini, le cui condizioni igieniche probabilmente non sono da manuale di sanità animale. Fatto curioso, anche per l’attuale coronavirus SARS-CoV-2 si ipotizza che i pipistrelli abbiano un ruolo importante nella sua diffusione. Grazie al cielo, non è associato a encefaliti e il suo tasso di mortalità è ben lontano da quello dell’epidemia messa in scena in Contagion.

Contagion: una realistica messa in scena di una pandemia globale

La storia all’inizio segue Beth Emhoff (Gwyneth Paltrow), donna d’affari che rientra da Hong Kong, dove ha contratto la malattia, e che si sente male a casa sua. Muore poco dopo in ospedale. Mitch Emhoff, suo marito (Matt Damon), viene prontamente messo in quarantena, ma non si ammala, a differenza del figlio, che invece soccombe al morbo.

La malattia comincia a diffondersi. Il capo del CDC (Centers for Desease Control and Prevention), il dottor Ellis Cheever (Laurence Fishburn), invia prontamente una sua collaboratrice, Ally Hextall (Jennifer Ehle) a investigare sui primi casi verificatisi. Allo stesso tempo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) spedisce in Cina la dottoressa Leonora Orantes (Marion Cotillard, per cercare il paziente zero e l’origine del morbo.

L’epidemia si diffonde aggressivamente, minando le basi della società civile. Mentre i tecnici delle istituzioni preposte al controllo del morbo fanno tutto il possibile, rischiando la propria vita, per contenerlo, i normali cittadini danno il peggio di sé. Se molti si danno al saccheggio, altri, come Mitch, si rinchiudono nel proprio orticello e pensano solo all’incolumità propria e dei propri cari, mentre alcuni, come il blogger Alan Krumwiede (Jude Law), cercano di lucrare in modo riprovevole sulla pandemia, utilizzando i social network e Internet per diffondere messaggi fuorvianti alla massa di disperati che cerca di sopravvivere.

Contagion: la scienza contro le fake news

Il personaggio del blogger Alan Krumwiede rappresenta il lato oscuro di Internet, strumento che permette a chiunque di affermare qualsiasi cosa, facendo leva sull’emotività delle persone per diffondere informazioni non verificate scientificamente. Con il suo blog, Alan cerca di convincere la gente che ha superato la malattia grazie a un preparato omeopatico a base di Forsythia, simulando di essere stato colpito dal morbo e postando i suoi video sui social media.

Le autorità scoprono che non ha gli anticorpi contro il virus, e quindi non è stato malato. Ma in uno stato democratico non è possibile incarcerare un individuo arbitrariamente, e Alan viene liberato, dopo il pagamento di una lauta cauzione.

Interessante la scena in cui il blogger e il capo del CDC si confrontano pubblicamente. Da una parte il blogger cavalca la paura delle folle, sostenendo teorie cospirazioniste, secondo le quali CDC e OMS vanno a braccetto con le case farmaceutiche, nascondendo alle masse la possibilità di curare il morbo con il trattamento omeopatico a base di Forsythia. Il dottor Cheever esce con le ossa rotte dal dibattito, perché emerge che ha avvisato una sua amica dell’imminente quarantena di Chicago, e la conversazione è stata messa online su Facebook, fatto che annulla la sua credibilità.

Al di là dei dettagli narrativi, questo dibattito fa emergere la differenza sostanziale tra le affermazioni scientificamente sostenibili e quelle che non lo sono affatto. Le prime sono legate all’analisi dei fatti, all’utilizzo di protocolli condivisi, all’uso di concetti di non facile comprensione, come quelli di probabilità e incertezza, e richiedono tempo e ponderazione. Sull’altra sponda ci sono le sparate del blogger, semplici, non verificabili, ma di grande impatto emotivo e di facile comprensione. Una lotta impari, in uno stato democratico.

Tuttavia è la scienza che nel film porta il rimedio alla pandemia, nella forma di un vaccino fortunosamente messo a punto dopo circa 4 mesi dopo la comparsa del morbo. Tempi molto ridotti, e questo è forse l’unico fatto traballante, dal punto di vista scientifico, presente nel film.

Contagion: un film da rivalutare durante la pandemia da coronavirus SARS-CoV-2

Il film è un opera corale, e segue parallelamente le vicende dei vari personaggi, anche se forse vengono leggermente privilegiate le vicende dei sopravvissuti della famiglia Emhoff, cioè il padre Mitch e la figlia maggiore. La recitazione è in generale molto asciutta, quasi come se il regista avesse voluto infondere a tutta la pellicola il rigore razionale che dovrebbe caratterizzare il mondo scientifico.

Questo fatto, e la numerosità degli attori che si contendono la scena, forse non hanno permesso al cast stellare di esprimere la meglio le sue possibilità. I personaggi poi, per gli stessi motivi, non sono bene caratterizzati. Nel film viene fatto uso di termini scientifici che magari possono risultare ostici a qualcuno, anche se traspare la volontà di farli comprendere agli spettatori.

Il film è privo di eccessi, ha un ritmo misurato, sorvola sugli aspetti macabri legati alla patologia, è focalizzato sui cambiamenti sociali che avvengono durante la pandemia, che vengono analizzati freddamente. Il film sembra quasi celebrare l’assenza dei rapporti interpersonali stretti, a partire dal contatto fisico, la cui limitazione è in effetti l’unico rimedio contro un’epidemia, in assenza di cure e vaccini.

Impossibile non notare, poi, che Beth Emhoff contrae il virus a causa di una situazione creatasi perché lei coltiva una reazione extraconiugale. Insomma, ci sono tutti gli elementi per classificare questa pellicola come un prodotto che difende valori conservativi, nei quali le istituzioni fanno la differenza in un mondo dove la gente comune ha comportamenti censurabili. Un prodotto che in condizioni normali non risulterebbe molto appetibile per il grande pubblico. Infatti la pellicola, sebbene ampiamente lodata dalla critica, al botteghino ottenne un risultato solo discreto.

Ma durante l’attuale pandemia da coronavirus SARS-CoV-2 il discorso cambia. Perché le succitate debolezze nell’attuale contesto possono diventare punti di forza. Perché guardare questo film diventa un’occasione per riflettere su quanto non sia facile affrontare, con gli strumenti che la scienza ci mette a disposizione, una pandemia. Per riflettere su quanto sia facile perdere la propria dimensione umana e, soprattutto, farsi irretire dal santone di turno, pronto a turlupinare i gonzi con facili soluzioni preconfezionate, agitando la bandiera del complottismo per perseguire il proprio interesse personale. Che magari è solo un incremento di visite al proprio blog, per soddisfare il proprio ego.

Certo, la scienza ha i suoi limiti, non ha certezze assolute e ragiona in termini di probabilità e rischio, ed è fatta da uomini, che hanno le loro debolezze e che sbagliano. Ma la soluzione all’attuale pandemia potrà arrivare solo da quanto concepito in ambito scientifico, a cominciare dalla limitazione del contatto interumano, mezzo di diffusione del morbo che deve essere spezzato. E mentre siamo in isolamento a casa nostra, godiamoci questa pellicola, in attesa che si trovi una cura o venga messo a punto il vaccino per il coronavirus SARS-CoV-2…




#iopedaloacasa, la Milano-Sanremo c’è! Con Garmin Edge pedala sul finale della Classicissima di Primavera

Sabato 21 marzo, dalle 11 alle 18, grazie alla tecnologia Garmin Edge e Tacx, gli appassionati potranno vivere un’esperienza unica pedalando gli ultimi 57 km della corsa, da Alassio a Sanremo con i Tre Capi, la Cipressa e il Poggio fino all’arrivo di via Roma. Registrazioni e tutorial al link https://www.garmin.com/it-IT/blog/milano-sanremo-virtual-experience-2020/

Milano, 17 marzo 2020 – La Milano-Sanremo non si ferma ma rilancia, con la possibilità di far pedalare da casa gli ultimi 57 km della Classicissima di Primavera.
RCS Sport insieme a Garmin Edge e Tacx ha creato la Milano-Sanremo Virtual Experience. Un’opportunità che la tecnologia offre per poter vivere una delle grandi Classiche Monumento del ciclismo mondiale, pedalando virtualmente sul percorso.

Come iscriversi e collegarsi
Per rivivere da protagonista gli ultimi emozionanti chilometri della Milano-Sanremo è indispensabile possedere una doppia strumentazione: da una parte un ciclocomputer Garmin Edge compatibile (come Edge 520, Edge 530, Edge 820, Edge 830, Edge 1000 e Edge 1030) che ospiterà il tracciato su cui pedalare, e dall’altra uno smart trainer di nuova generazione come un rullo interattivo Tacx o di altri brand ma con le stesse funzionalità, dove applicare la bicicletta.
Per accedere al percorso l’utente dovrà entrare gratuitamente nel portale Garmin Connect, iscriversi al gruppo ‘Milano-Sanremo Virtual Experience’ (https://www.garmin.com/it-IT/blog/milano-sanremo-virtual-experience-2020/) e dal Calendario del gruppo dovrà cliccare sul box del giorno 21 marzo: una successiva finestra lo guiderà verso il download della traccia che andrà installata sul proprio Edge, a sua volta preventivamente “accoppiato” con il rullo. In questo modo il ciclista pedalerà simulando esattamente le stesse salite e discese della parte finale della Classifica Monumento di inizio primavera.
Per gli utenti Tacx Desktop App sarà possibile importare la traccia anche nella propria piattaforma e pedalare così davanti a uno schermo (computer, tablet e smartphone) in modalità mappa satellitare, così da rendere l’esperienza virtuale della Milano Sanremo ancora più immersiva.

Tutti gli iscritti al gruppo ‘Milano-Sanremo Virtual Experience’ parteciperanno automaticamente alla sfida degli infaticabili: a chi realizzerà più chilometri nella settimana del 22/29 marzo (a prescindere dal tracciato scaricato), Garmin riconoscerà uno speciale riconoscimento.
RCS Sport premierà tutti coloro che parteciperanno alla Virtual Experience con uno sconto di 10€ per l’iscrizione alla Gran Fondo Il Lombardia 2020.
Inoltre gli appassionati che vogliono “vincere” il Giro d’Italia possono collegarsi all’indirizzo game.giroditalia.it e partecipare a tutti i quiz e giochi on line della Corsa Rosa.

Descrizione ultimi 57 km della Milano-Sanremo
Dopo dopo la classica sequenza dei Capi (Mele, Cervo e Berta), si affrontano le due salite inserite negli ultimi decenni: Cipressa (1982) e Poggio di Sanremo (1961). La Cipressa misura 5,6 km ad una pendenza media del 4,1% e presenta una discesa molto tecnica che riporta sulla SS1 Aurelia. A 9 km dall’arrivo inizia la salita del Poggio di Sanremo (3,7 km a meno del 4% di pendenza media con punte dell’8% nel tratto che precede lo scollinamento). Dopo la discesa gli ultimi 2 km su lunghi rettilinei cittadini. Da segnalare a 850 m dall’arrivo una curva a sinistra su rotatoria e ai 750 m dall’arrivo l’ultima curva che immette sul rettilineo finale di via Roma, tutto su fondo in asfalto.

Press Ciclismo RCS Sport

 




ANNULLAMENTO Val di Fassa Panorama Music 2020

A seguito del decreto firmato l’’8 marzo dal Presidente del Consiglio dei Ministri, che prevede la sospensione di manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura su tutto il territorio nazionale sino al prossimo 3 aprile, e vista inoltre la responsabile decisione di chiudere gli impianti di risalita di tutto Dolomiti Superski, l’’edizione invernale 2020 di Val di Fassa Panorama Music, prevista a partire dal 21 marzo, è annullata.

Lo staff del festival è già al lavoro per la realizzazione dell’’edizione estiva di Val di Fassa Panorama Music, confidando che la situazione di emergenza rientri quanto prima.

L’’appuntamento è quindi per la prossima estate.




PREMIO BINDI PER LA CANZONE D’AUTORE: IL NUOVO BANDO DI CONCORSO

LA FINALE A SANTA MARGHERITA LIGURE L’11 LUGLIO

Sono aperte le iscrizioni alla 16a edizione del Premio Bindi di Santa Margherita Ligure (GE), uno dei più prestigiosi concorsi italiani dedicati alla canzone d’autore, intitolato a Umberto Bindi, indimenticato cantautore genovese.

Il concorso è riservato a singoli o band che compongano le proprie canzoni. Non ci sono preclusioni per il tipo di proposte artistiche, da quelle stilisticamente più tradizionali a quelle più innovative. Fra tutti gli iscritti, verranno selezionati gli artisti (al massimo otto) che si esibiranno l’11 luglio nella finale del contest, di fronte ad una prestigiosa giuria composta da musicisti, giornalisti e addetti ai lavori.

Caratteristica del Premio Bindi è quella di non premiare una singola canzone ma l’artista nel suo complesso, dal momento che tutti i finalisti avranno modo di eseguire ben quattro canzoni, tre proprie e una cover.

Al vincitore assoluto andrà la Targa Premio Bindi e una borsa di studio in denaro, ma fra i finalisti verranno assegnate anche la Targa “Giorgio Calabrese” al miglior autore, la Targa “Migliore canzone”, scelta in base ai canoni radiofonici e la Targa “Beppe Quirici” al miglior arrangiamento. Altri premi potranno aggiungersi nei prossimi mesi.

L’iscrizione è gratuita e deve essere effettuata entro e non oltre il 1° maggio 2020 esclusivamente tramite il form presente sul sito www.premiobindi.com nell’apposita sezione. Sul sito è disponibile anche il bando completo del concorso.

Il Premio Bindi si avvale della direzione artistica di Zibba ed è organizzato dall’Associazione Le Muse Novae. È sostenuto dal contributo del Comune di Santa Margherita Ligure e dalla Regione Liguria.

Le scorse edizioni del Premio sono state vinte da Lomè (2005), Federico Sirianni (2006), Chiara Morucci (2007), Paola Angeli (2008), Piji (2009), Roberto Amadè (2010), Zibba (2011), Fabrizio Casalino (2012), Equ (2013), Cristina Nico (2014), Gabriella Martinelli (2015), Mirkoeilcane (2016), Roberta Giallo (2017), Lisbona (2018), Micaela Tempesta (2019).

Per maggiori informazioni:

Associazione Culturale Le Muse Novae: Tel 0185-311603 – www.premiobindi.com – info@premiobindi.com

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ufficio stampa: Monferr’Autore




Sebastien Ogier vince un Rally del Messico azzoppato dal Covid-19

E così il Coronavirus ha fatto sentire i suoi effetti anche sul Rally del Messico costringendo gli organizzatori a dichiararlo concluso al termine della seconda tappa nella terza giornata di gara. Per la cronaca, l’interruzione della competizine è stata  indirettamente dovuta al Covid-19, non si sono infatti registrati casi di positività al virus fra i team impegnati nella gara ma le crescenti difficoltà che squadre e piloti avrebbero incontrato per rientrare nei paesi d’origine a causa delle restrizioni a livello globale sugli spostamenti hanno indotto gli organizzatori ad interrompere anzitempo il terzo appuntamento del WRC 2020.

Ne ha così beneficiato Sebastien Ogier che ha posto il suo primo suggello stagionale alla guida della Toyota Yaris Wrc in una prova del Campionato del mondo di quest’anno, da notare che questa è per il francese  la sesta vittoria in Messico con quattro vetture differenti: Volkswagen Polo R Wrc, Ford Fiesta Wrc, Citroen C3 Wrc e Toyota Yaris Wrc, un record che testimonia la versatilità del transalpino e la fame di vittoria che lo contraddistingue.

Il Rally del Messico si conferma gara anomala sia per quanto riguarda il numero di iscritti, quest’anno si è arrivati a poco più di una trentina, che per la selettività, numerosi i ritiri che hanno decimato i già scarsi partenti (21 quelli giunti all’arrivo); quello più eclatante è stato senz’altro quello di Esapekka Lappi che è giunto con la sua Ford Fiesta Wrc alla fine della P.S. 7 con un principio di incendio, dopo l’inutile tentativo del copilota di spegnere il fuoco – aiutato anche da un commissario di percorso dall’operato un po’ maldestro (come si evince dal video) – è risalito a bordo ed ha portato eroicamente la vettura in una zona sicura priva di pubblico dove, putroppo, nonostante l’intervento dei vigili del fuoco locali, la Ford è andata distrutta. Peccato, perchè fino a quel momento Lappi stava facendo un’ottima gara, era infatti quarto a 4 secondi da Neuville quando ha dovuto abbandonare la compagnia.

Teemu Suninen (credits Dario Furlan)

Chi invece in Ford è riuscito a portare la macchina sul podio è stato il giovane Teemu Suninen, il finlandese,dopo essere stato a lungo in seconda posizione generale, ha subito il ritorno di Ott Tanak (Hyundai i20 Coupè Wrc) che gli ha soffiato il 2° posto nelle ultime prove relegandolo quindi al 3°, un risultato che avrà comunque reso felice il patron della Ford M-Sport Malcolm Wilson.

La rivelazione di quest’anno Elfyn Evans (Toyota Yaris Wrc) era partito alla grande nelle prime due prove ma sulle lunghe distanze ha poi perso un po’ dello smalto iniziale piazzandosi infine in quarta posizione assoluta, i punti conquistati in Messico gli consentono però di rimanere secondo nella classifica di campionato.

E il baby-prodigio Kalle Rovanpera? Ha ottenuto un ottimo quinto posto finale, dopo aver vinto anche una P.S., continuando quel percorso di apprendimento che in futuro lo proietterà sicuramente ai vertici del Campionato del mondo.

Di rilievo la sesta posizione finale dello svedese Pontus Tidemand (Skoda Fabia R5) che forte dell’esperienza pluriennale nel Rallycross sembra non avere timori reverenziali nei confronti dei colleghi del Wrc, seguito, al settimo posto dal sempre più consistente Nikolay Gryazin, il giovane russo infatti non ha commesso errori riscendo a piazzarsi nella top ten generale.

Capitolo Hyundai: una delle case favorite alla rincorsa al titolo ha dovuto fare i conti con delle difficoltà tecniche che hanno costretto al ritiro Dani Sordo ed attardato notevolmente Thierry Neuville; quest’ultimo, dopo aver accumulato ritardi nell’ordine di decine di minuti a prova nelle P.S. 9,10,11 e 12, si è lanciato in una furiosa quanto impossibile rimonta che non gli ha consentito di andare oltre la 16^ posizione finale ma che lo ha visto vincere ben 6 prove speciali confermando che il belga rimane uno dei favoriti per la lotta al titolo. Fra i driver Hyundai quindi il solo Tanak ha tenuto alto l’onore della casa coreana piazzandosi, come detto, al secondo posto finale.

Thierry Neuville (credits Dario Furlan)

Chiudiamo citando lo sfortunato epilogo dell’unico equipaggio italiano presente in Sud America, Gianluca Linari e Nicola Arena, che sono stati costretti al ritiro nella P.S. 17 causa la rottura del radiatore forato da un sasso.

In effetti bisognerebbe citare anche il ritiro per problemi meccanici di Ken Block, il funambolo americano è ritornato ai rally su una Ford Escort ipervitaminizzata senza però mai riuscire ad impressionare veramente e dovendosi ritirare, come detto, per noie meccaniche.

Chiusa dunque la parentesi sudamericana, in quanto il Rally di Argentina in programma dal 23 al 26 aprile è stato rinviato a data da destinarsi causa Covid-19 (sembra però molto difficile riuscire a recuperarlo quest’anno, probabilmente si andrà verso l’annullamento), non rimane che incrociare le dita perchè questa “moderna peste” ci abbandoni il prima possibile consentendoci di riprendere la nostra vita normale e lasciandoci godere delllo spettacolo del Wrc già dall’ormai prossimo Rally del Portogallo in programma dal 21 al 24 maggio (dovrebbe poi seguire il Rally Italia Sardegna dal 4 al 7 giugno, il condizionale è stato utilizzato appositamente perchè già si vocifera di un possibile rinvio anche per l’appuntamento sardo).

Servizio e foto Dario Furlan