Richard Jewell: recensione del film di Clint Eastwood

 

Con questa sua ottima pellicola, il quasi novantenne Clint Eastwood mette in scena con grande efficacia un altro dei suoi antieroi, ispirandosi a fatti accaduti veramente. Dimostrando ancora una volta il suo spessore come regista.

Richard Jewell, il protagonista che dà il nome alla pellicola, è una guardia di sicurezza che, durante le Olimpiadi estive del 1996 ad Atlanta, in Georgia, scopre uno zaino contenente un ordigno esplosivo in un parco. Il suo intervento evita una strage, e gli fa guadagnare gli onori della cronaca.

I media prima lo osannano come un eroe, poi lo accusano di essere il probabile autore dell’attentato, precipitando la sua vita nell’abisso. L’intervento di un avvocato gli permetterà di riabilitarsi. Il film narra quanto accaduto dall’attentato fino al 2007, quando viene scoperto e condannato il vero autore dell’atto criminale.

Richard Jewell: un vero antieroe

Richard Jewell è un ragazzone sovrappeso, con problemi di salute, ossessionato dall’ambizione di diventare un poliziotto. Sebbene abbia più di trent’anni, vive ancora con l’anziana madre, alla quale è molto legato. Per alcuni versi incarna molti stereotipi statunitensi: si ingozza di junk food, fatto che è alla base dei suoi problemi fisici, possiede un arsenale e ama le armi, non paga le tasse, è atterrito dall’idea di venire considerato un omosessuale.

In evidente sovrappeso, sgraziato nei movimenti e intellettualmente non superdotato, tanto che viene spesso dileggiato dai colleghi, è tuttavia una persona intimamente buona, caratterizzata da un alto senso della giustizia e sempre pronta a mettersi al servizio degli altri. Il suo maniacale senso del dovere e la perfetta conoscenza delle procedure sono i fattori che gli permettono di scoprire la bomba e di salvare molte vite umane.

Con un fisico sgraziato e le fattezze di un bambinone, preso in giro da tutti, Richard è nella sua essenza una persona con un cuore d’oro, con un alto senso delle istituzioni e pronto ad affrontare ogni pericolo per proteggere gli altri. Ha pochi amici. Solo l’anziana madre e un avvocato sul viale del tramonto, Watson Bryant, lo stimano veramente.

Richard Jewell: un film contro l’abuso di potere delle istituzioni

È proprio Bryant che lo mette in guardia, all’inizio del film, dal pericolo di diventare uno stronzo non appena si acquisisce un minimo di potere. Le persone che cercheranno di annientare il protagonista sono il suo opposto: belli fisicamente, brillanti intellettualmente, ma bacati dentro.

Kathy Scruggs è una reporter avvenente e spregiudicata, che fiuta subito la ghiotta occasione di creare un caso giornalistico sulle indagini, appena avviate dall’FBI, sul conto di Richard Jewell.

In effetti il profilo psicologico del probabile bombarolo di Atlanta coincide con le caratteristiche di Richard: un maschio frustrato, amante delle armi, in cerca di notorietà per evadere da una vita buia, ai margini della società. Kathy comincia quindi il linciaggio mediatico del protagonista, mettendo in moto un meccanismo perverso che, auto-alimentandosi, rischia di distruggerlo.

In questo è aiutata da un agente in carriera, Tom Show, che, in cambio di una prestazione sessuale, spiffera lo stato dell’arte delle indagini dell’FBI alla giornalista, trovandosi subito dopo nell’impellenza di chiudere il caso. Richard sembra essere un capro espiatorio perfetto. Tom tenta quindi di strappargli una confessione falsa, utilizzando mezzi surrettizi. Tom rappresenta infatti un’istituzione, l’FBI, per la quale il protagonista ha una fiducia cieca e quasi disarmante. Il consapevole tentativo di abusare della creduloneria di Richard è vomitevole, ma fallisce, perché in realtà il protagonista è meno sprovveduto di quanto spossa sembrare. L’intervento dell’avvocato Bryant è risolutivo per riabilitare Richard, salvandolo sia dal linciaggio mediatico che dalla sedia elettrica.

Le scene finali, ambientate nel 2007, vedono l’avvocato raggiungere il protagonista nella stazione di polizia dove è finalmente riuscito a diventare un agente, per comunicargli che il vero colpevole ha confessato. Richard muore nello stesso anno, per le complicazioni legate al diabete, a solo 44 anni.

Richard Jewell: un film da vedere

Clint Eastwood ha realizzato una pellicola semplice ma efficace, centrata su pochi personaggi, molto ben tratteggiati. Un plauso va alla splendida interpretazione di Paul Walter Hauser, che ha ci ha regalato un Richard Jewell molto credibile, diviso tra le sue ambiguità interiori e sballottato in un mondo spregiudicato, dove domina l’apparenza, nel quale i fatti possono essere fatti sparire dalla narrazione mediatica.

Il film critica due istituzioni, l’FBI e il mondo dei media, che diventano il simbolo del potere distorto, capace di distruggere cittadini indifesi per soddisfare le becere ambizioni dello stronzo di turno. E lo fa tenendosi alla larga dal politically correct tanto abusato in Italia (basti pensare a due recentissime pellicole nostrane, Tolo Tolo di Checco Zalone e Hammamet di Gianni Amelio).

Il risultato è un prodotto altamente godibile, che intrattiene e fa riflettere. Tra l’altro Clint Eastwood si è divertito a mescolare finzione e realtà, utilizzando filmati originali dell’epoca, che vengono trasmessi dalle televisioni in scena. Il vero Richard Jewell convive quindi con quello della finzione cinematografica, sia pure per pochi istanti. Una chicca cinematografica e un omaggio per quello che è stato un vero eroe, purtroppo dimenticato.

Perchè Clint Eastwood ha ancora una volta messo al centro l’uomo, con tutte le sue contraddizioni e le sue ambiguità. Un uomo che, nonostante tutto, può trovare dentro di sé risorse impensabili per tirarsi fuori da situazioni apparentemente senza uscita. Diventando un eroe. Senza ricorrere agli effetti speciali dei film della Marvel Cinematic Universe. Bravo Clint. Aspettando il tuo prossimo film…

 

Lunedì 20 gennaio al cinema Centrale  RICHARD JEWELL,in versione originale!




Roma: Dalla parte degli animali. Enzo Salvi torna a teatro con una nuova commedia “I love Pets” Dal 22 gennaio al 9 febbraio anteprima nazionale Teatro Tirso de Molina

Un pizzico di saggezza non guasta, perché è risaputo che  “Il lavoro nobilita l’uomo”,  ma quando c’è un grande amore le cose possono andare anche diversamente. Può confermarlo l’attore Enzo Salvi che torna sul palco con una commedia nuova di zecca, ancora una volta dedicata ai suoi adorati animali. In anteprima nazionale al Teatro Tirso de Molina di Roma, dal 22 gennaio al 9 febbraio,  l’artista, insieme a Valentina Paoletti e Carlotta Rondana con la regia di Fabrizio Nardi e l’aiuto regia di Nico Di Renzo, sarà il protagonista di “I love Pets”,  uno spettacolo

Salvi Rondana e Paoletti

emozionante e divertente nel quale Salvi veste i panni del titolare di un negozio di animali che sono tutta la sua vita e lavora senza percepire nulla, poiché non vuole venderne neppure uno.  La commedia, in due atti, è riccadi colpi di scena e svela il rapporto di Salvi con un pappagallo Ara (nella vita reale ne ha tre che convivono con la sua famiglia insieme a tre cani), un pesce rosso, un criceto, una tarantola, un camaleonte,  con cui parla ed interagisce ogni giorno fino a porsi un quesito importante:  “Gli animali sono i migliori amici dell’uomo o della donna?”. Una domanda alla quale questa commedia esplosiva proverà a rispondere nel corso di un esilarante triangolo amoroso, seguito passo dopo passo proprio dagli amici a quattro zampe che, come Cupido, riusciranno a farsi capire dagli amici umani per aiutarli a individuare la giusta via del cuore. Lo spettacolo si avvale della collaborazione di numerose associazione dedicate al mondo degli animali, che insieme condivideranno l’impegno in favore del rispetto e contro l’abbandono.

Teatro Tirso De Molina, via Tirso 89
Orario spettacoli: merc. giov. ven. ore 21 – sab ore 17,30 e 21 – domenica ore 17,30
Parcheggi convenzionati: Parioli Parcheggi Via Tirso, 14 (aperto 24h)



SIENA: Fra arte e storia, un viaggio alla scoperta della “Siena Audace” dal 25 gennaio

Da san Galgano a santa Caterina, da Ambrogio Lorenzetti alla Siena del Risorgimento, gli incontri rivelano il coraggio di quei senesi che seppero intraprendere battaglie per l’affermazione del bene, del vero e del giusto

“Siena Audace”: è questo il titolo di una serie di quattro conferenze (ad ingresso libero) con cui l’Associazione Archeosofica inizia la sua attività culturale del 2020.

Il ciclo di incontri propone una lettura singolare della città attraverso l’analisi di alcuni particolari momenti storici e di una serie di figure fondamentali per la cultura senese, le cui gesta evidenziano l’audacia quale virtuosa attitudine per intraprendere battaglie finalizzate all’affermazione del bene, del vero e del giusto. L’audacia diviene quindi il fil rouge che lega una serie di “exempla”. Fu audace il templare san Galgano, fedele monaco-guerriero, vero e proprio modello di riferimento per il cavaliere medievale e lo fu santa Caterina che con il suo messaggio e la sua vita cambiò il volto mistico di Siena e quello del papato. E ancora l’audacia fu musa ispiratrice per l’arte pittorica del più grande artista-filosofo del medioevo italiano, Ambrogio Lorenzetti e audaci furono quei senesi che nel periodo risorgimentale chiesero per plebiscito l’annessione all’Unità d’Italia animati da quegli ideali che poi vennero sigillati negli affreschi che decorano la Sala del Risorgimento all’interno del Palazzo Pubblico di Siena ad opera di alcuni artisti della scuola purista senese

Le conferenze si terranno il sabato alle ore 17.30 nella sede dell’Associazione Archeosofica di Siena (in via Banchi di Sopra, 72) a partire dal 25 gennaio, quando Leonardo Burrini parlerà di “Siena per il Risorgimento”. Quindi sabato 1 febbraio Giulia Ercole presenterà “Siena Città Templare” mentre sabato 8 febbraio “L’Allegra Brigata: la Siena di santa Caterina” sarà il tema presentato dalle relatrici Giulia Ercole e Chiara Gelli.

Ultimo appuntamento è sabato 15 febbraio con “Siena e i suoi geni: Ambrogio Lorenzetti Fedele d’Amore” sempre a cura di Giulia Ercole.

I quattro incontri saranno arricchiti da una serie di visite guidate che prenderanno il via il 23 febbraio dalla Pinacoteca di Siena (con inizio alle ore 10.15)  

Per informazioni: 366 1897344

 




ROMA: in scena dal 23 al 26 gennaio 2020  al Teatro Flaiano Paola Riolo con lo spettacolo “Ho fatto un sogno…anzi, tanti!”

Dalla parte delle donne. Determinazione, coraggio, paura, leggerezza, entusiasmo,  sono alcuni degli stato d’animo che caratterizzano i momenti di vita di una donna. Ed è proprio l’universo femminile il tema centrale raccontato, attraverso le diverse sfumature caratteriali dei personaggi portati in scena, da Paola Riolo, in scena dal 23 al 26 gennaio 2020  al Teatro Flaiano con lo spettacolo “Ho fatto un sogno…anzi, tanti!”. In scena anche Mariano Perrella, autore ed esecutore delle musiche live.
Sul palco la Riolo impersona volti, storie, personalità di donne molto diverse tra loro,  emozionando e divertendo, di trasformazione in trasformazione, il pubblico che è come se vivesse l’intimità del camerino, tra costumi e accessori pronti a prendere vita.Una varietà di storie tra cui spiccano la solitudine di una nonna, la violenza drammatica di una moglie e le sue angosce vissute tra le pareti domestiche a causa di un marito violento, ma anche la dolcezza di una mamma alle prese con la nascita del suo primo figlio, alla gioia e alle incertezze della gestione di un bimbo, tra i vari consigli di amiche e familiari spesso poco sensibili a questo importante cambiamento. Il testo, scritto dalla stessa Riolo, mira a sottolineare la sensibilità delle donne, così affascinanti nella loro complessità, facendo riflettere e ragionare il pubblico che viene trasportato da un quadro ad un altro dello spettacolo grazie alle performance musicali pensate come “estensione” dell’opera teatrale. E per sostenere le donne/mamme arriva “Pink Point”, una sorta di centro aiuto temporaneo che permetterá ogni sera di presentare una associazione e raccogliere pannolini, giocattoli ed altri beni da donare alle famiglie meno fortunate.
Per prenotazioni Teatro Flaiano Via di Santo Stefano del Cacco, 17, 00186 Roma
Telefono: 06 3751 3571



ALLA VEDOVA IN JAZZ- UDINE OSPITA OMAR SOSA E MARIALY PACHECO 23 GENNAIO

 

Un concerto, due pianoforti, la calda atmosfera di una serata attorno al caminetto, la performance dei due pianisti cubani del calibro di Omar Sosa e Marialy Pacheco. È la promessa di un mix multicolore tra sonorità afrocubane e classici europei.

Sarà un incontro segnato da forte passione ed entusiasmo quello che attende il pubblico per la seconda serata de “Alla Vedova in jazz”, la rassegna giunta alla sua 7^ edizione e organizzata dallo storico ristorante udinese che ha deciso di abbinare alta enogastronomia con musica jazz eseguita dal vivo da grandi artisti di fama internazionale.

L’appuntamento è per giovedì 23 gennaio con la cena che verrà servita alle 20 al primo piano del ristorante di via Tavagnacco 9, per lasciare poi spazio, alle 21.45, al concertoAd affiancare i piatti serviti sarà un vino prodotto dalle più prestigiose cantine regionali come Le due terre, Livio Felluga, Jermann, Venica&Venica, oltre a quella delle sorelle Zamaria, l’azienda agricola San Rocco, che, concerto dopo concerto, si alterneranno nelle varie serate.

«Dopo l’applaudito debutto con Rossana Casale – spiega il direttore artistico della rassegna, Ermanno Basso, produttore discografico romano per l’etichetta Cam Jazz con ben sei nomination ai Grammy Awards – avremo come ospite il grande Omar Sosa, un po’ il simbolo di questa rassegna, a fianco di Marialy Pacheco. Per la prima volta due pianoforti entreranno in questa meravigliosa sala e il programma dei due artisti, Duets, sarà il risultato di un’intesa forte, un’interazione a quattro mani, tra forte e pianissimo».

Quella tra Sosa e Pacheco è una tra le forme più alte di dialogo, una conversazione costruttiva, dove gli interlocutori non si parlano semplicemente, ma contribuiscono reciprocamente senza che l’opinione di uno prevalga sull’altro. I pianisti cubani hanno sempre avuto una posizione in qualche modo speciale nel jazz, riscontrando un generale entusiasmo, probabilmente perché la loro musica arriva dritta al cuore, piuttosto che alla testa. Comune alla maggior parte dei pianisti cubani è la fusione tra un’educazione profondamente classica, una virtuosità elettrizzante e uno spiccato groove afro cubano.

Dopo Sosa e Pacheco, il 20 febbraio sarà la volta di Carolina Bubbico accompagnata al piano da Claudio Filippini, due dei più grandi talenti della scena musicale italiana che si esibiranno per la prima volta insieme in un concerto unico. La cena-concerto “Alla Vedova in Jazz” (su prenotazione allo 0432470291), lo ricordiamo, oltre alla direzione artistica di Ermanno Basso (SimulArte), vede come produttore esecutivo Federico Mansutti (Simularte), il supporto tecnico di Stefano Amerio e Lorenzo Crana (Artesuono), e Lorenzo Cerneaz come Tecnico Steinway.

E.L.




Palermo: il grande ritorno del Paranormal Circus, nuovo capitolo “Le Origini” Dal 30 gennaio al 9 febbraio, horror, illusionismo, sensualità ed acrobazie

Parte da Palermo il nuovo tour 2020 del Paranormal Circus dei fratelli Tayler e Giordy Martini, con un nuovo capitolo del circo degli orrori  dal titolo “Le Origini” ed una dimensione 3.0, da brivido. Dal 30 gennaio al 9 febbraio  il Paranormal Circus stazionerà nell’area riservata del centro commerciale Forum Palermo.
In programma i seguenti spettacoli: tutti i giorni ore 21.00; venerdì, sabato e domenica due spettacoli ore 17.30 e ore 21.00.
Vivere l’emozione di uno show esaltante, è il contest horror, acrobatico, sensuale e circense del “Paranormal Circus”, sceneggiatura e produzione esclusiva dei fratelli Martini. “Uno spettacolo unico ed una nuova visione del contest horror che si rinnova con artisti di alto livello, per stupire ancora una volta il pubblico”, affermano Tayler e Giordy Martini, paura, cabaret, velature sexy ed ironia sono l’essenza del nostro nuovo horror show”.
 La famiglia circense Martini ha già prodotto spettacoli di grande successo, “Illusion – Le Grand Galà du Cirque”, trittico perfetto tra arti circensi, mondo della Magia e dell’Illusionismo e il “Phenomena Circus – Lo spettacolo degli Orrori”, record di incassi con 35.000 biglietti venduti in soli 25 giorni, segue il successo di The Kingdom partito da Palermo nel 2016.
Un cast d’eccezione di caratura internazionale, è pronto ad emozionarvi con brividi a fior di pelle, catturando il pubblico attimo per attimo. “Paranormal Circus” coniuga, teatro, circo e cabaret, un mondo unico che si evolve in stile horror con sfumature sexy, per un contest eccezionale, che vi farà tremare ancora una volta, sarà difficile scindere realtà e illusione. Sarete catapultanti in una dimensione parallela alla nostra, circondati da creature mostruose, che vi stupiranno con l’arte circense per stravolgere la quotidianità, senza tregua. Varcato l’ingresso l’inizio è immediato, il celebre pre-show, che gradualmente vi accoglierà in un ambiente popolato da creature arcane. Raggiunta la vostra poltrona, per due intense ore l’arte horror-circense vi incanterà con straordinarie performance di illusionismo, fachirismo estremo, acrobatica aerea e giocoleria.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.paranormalcircus.it



EU-CIAK LA FASE FINALE DEL PROGETTO CHE EDUCA I RAGAZZI AL LINGUAGGIO AUDIOVISIVO AL TRIESTE FILM FESTIVAL

EU Ciak, è il progetto di educazione all’audiovisivo promosso dall’associazione culturale Alpe Adria Cinema e dal PAG (Progetto Area Giovani) delComune di Trieste con il sostegno della Fondazione Pietro Pittini.

Alpe Adria Cinema è il motore della principale vetrina internazionale espressamente dedicata alle cinematografie dell’Europa centro-orientale degli ultimi 30 anni e osservando i cambiamenti nella società, si è palesata sempre di più l’esigenza didattica ed educativa di far conoscere ed amare il cinema anche alle giovani generazioni, che grazie al web, usufruiscono del prodotto audiovisivo in maniera più individuale che collettiva. Tra le varie attività organizzate da Alpe Adria Cinema all’interno del TSFF, stanno così assumendo sempre più rilevanza e attenzione quelle dedicate ai bambini e ai ragazzi. Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi progetti e attività volti al coinvolgimento di un pubblico giovane, nell’ottica di sviluppare interesse per il settore dell’audiovisivo e del cinema, con un focus particolare sulle aree del centro-est Europa.

A queste attività si è affiancata l’iniziativa EU Ciak, un progetto che coinvolge tre classi, terze e quarte, di tre scuole superiori della città di Trieste: l’International School of Trieste, l’Istituto Deledda – M. Fabiani e l’Istituto Nordio. In ciascuna classe è stato proposto un percorso di 6 laboratori per la realizzazione di un cortometraggio sul tema dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Ai ragazzi verrà dato ampio spazio di confronto e discussione sul tema scelto grazie a ai materiali informativi messi a disposizione delle classi e alle suggestioni e agli stimoli forniti durante le lezioni. Ad accompagnare gli studenti in questo percorso ci sono stati tre giovani video maker triestini: Giulio Ladini, Fulvio Bullo Hari Bertoja.

«L’esperienza è stata molto stimolante per gli studenti perché a partire dalla formazione iniziale i ragazzi hanno deciso di sviluppare la sceneggiatura dei loro cortometraggi» racconta la referente Carolina Stera di Alpe Adria Cinema «I temi scelti sono stati la libertà di espressione, la discriminazione per motivi di genere e la libera circolazione dei cittadini europei in Europa. Tutti gli studenti hanno poi scelto dei ruoli all interno della troupe cinematografica, chi ha fatto l aiuto regista, chi il fonico, chi l’attore… Ognuno ha quindi potuto immedesimarsi e sperimentare una professione. »

Nel corso dei sei giorni di laboratorio, gli studenti sono stati accompagnati nella scrittura di una sceneggiatura e nella creazione e organizzazione di una vera e propria troupe cinematografica in cui ognuno svolge un ruolo preciso, come accade nei set reali. Il risultato sarà un cortometraggio collettivo, in cui l’apporto di ognuno sarà rilevante, riconosciuto e condiviso.

Il progetto ha inteso innanzitutto rendere i ragazzi protagonisti di un percorso partecipato e dinamico, in cui loro stessi potessero esprimere idee che poi, grazie al linguaggio audiovisivo e cinematografico, venissero rappresentate nel cortometraggio; il video diviene quindi uno strumento per una sintesi efficace e coinvolgente delle loro idee e del messaggio veicolato.

«È stato importante e utile far loro conoscere chi si occupa di questo settore:hanno partecipato ai laboratori in qualità di relatori anche la FVG Film Commission e il regista Thanos Anastopoulos. È stata un’ esperienza che speriamo possa aver suscitato interesse e curiosità negli studenti e siamo sicuri che la scelta di proiettare i loro cortometraggi sul grande schermo del teatro Miela durante un festival prestigioso come il Trieste Film Festival li renderà orgogliosi e felici di aver partecipato a questa prima edizione di EU Ciak.»

Le classi dell’International School of Trieste, Liceo artistico Enrico e Umberto Nordio e Istituto Tecnico G. Deledda – M. Fabiani presenteranno al pubblico i cortometraggi realizzati sabato 18 alle ore 11:00. Il pubblico in sala sarà chiamato a votare il miglior cortometraggio. Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Pietro Pittini e la collaborazione del PAG-Progetto Area Giovani del Comune di Trieste.