Cataldo ha vinto la Tappa 15 del Giro d’Italia, Carapaz ancora in Maglia Rosa

 

   
 

Il corridore italiano ha vinto davanti a Cattaneo dopo 218 km di fuga. Carapaz incrementa il vantaggio in Generale su Roglic.


Como, 26 maggio 2019 – Il corridore italiano Dario Cataldo (Astana Pro Team) ha vinto la quindicesima tappa del centoduesimo Giro d’Italia, da Ivrea a Como di 232 km. Al secondo e terzo posto si sono classificati rispettivamente Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli – Sidermec) e Simon Yates (Mitchelton – Scott).

Foto Gian Mattia D’Alberto – LaPresse
26-05-2019 COMO (Italia)
Sport Ciclismo
Giro d’Italia 2019 – edizione 102- tappa 15
IVREA COMO km 232
Nella foto: Dario Cataldo (Astana Pro Team), vincitore di tappa
Photo Gian Mattia D’Alberto – LaPresse
2019-05-26 COMO (Italy)
Sport Cycling
Giro d’Italia 2019 – 102th edition – stage 15
IVREA COMO km 232
In the pic: Dario Cataldo (Astana Pro Team), winner of the stage

Richard Carapaz (Movistar Team) conserva la Maglia Rosa di leader della classifica generale e aumenta il vantaggio su Primoz Roglic. 


Photo Fabio Ferrari – LaPresse

RISULTATO FINALE
1 – Dario Cataldo (Astana Pro Team) – 232 km in  5h48’15”, media 39,971 km/h
2 – Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli – Sidermec) s.t.
3 – Simon Yates (Mitchelton – Scott) a 11″

MAGLIE

  • Maglia Rosa, leader della classifica generale, sponsorizzata da Enel – Richard Carapaz (Movistar Team)
  • Maglia Ciclamino, leader della classifica a punti, sponsorizzata da Segafredo – Arnaud Demare (Groupama – FDJ)
  • Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna, sponsorizzata da Banca Mediolanum – Giulio Ciccone (Trek – Segafredo)
  • Maglia Bianca, leader della Classifica dei Giovani, sponsorizzata da Eurospin – Pavel Sivakov (Team INEOS)

CLASSIFICA GENERALE
1 – Richard Carapaz (Movistar Team)
2 – Primoz Roglic (Team Jumbo – Visma) a 47″
3 – Vincenzo Nibali (Bahrain – Merida) a 1’47”




“Il giorno e la notte. Dal vedutismo al cinema muto”, inaugurata sabato pomeriggio alla Galleria Sagittaria di Pordenone

PORDENONE – C’è tutta la magia dell’immagine e tutta l’avventura della sua “spettacolarizzazione” nella mostra: “Il giorno e la notte. Dal vedutismo al cinema muto”, inaugurata sabato pomeriggio alla Galleria Sagittaria di Pordenone, dove resterà visitabile fino al 13 ottobre.

Presentazione mostra

Il progetto, promosso dal Centro Iniziative Culturali Pordenone in collaborazione conLa Fabbrica del Vedere,  è curato da Carlo Montanaro e Giancarlo Pauletto e attinge il suo affascinante percorso espositivo dal caleidoscopico Archivio Carlo Montanaro. In mostra il pubblico troverà acqueforti, cromoliti, albumine, imbibizioni e viraggi, ma anche oggetti come la camera ottica, “mondo novo (o niovo)” e il megaletoscopio, che ci accompagnerà attraverso una immaginifica “filiera”, sino alle soglie della magia del cinema muto. Lamostra, realizzata in collaborazione con Le Giornate del Cinema Muto, ha il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di Fondazione Friuli, sarà visitabile gratuitamente dal martedì alla domenica, dalle 16.00 alle 19.00. Ingresso libero. In Galleria il catalogo della mostra, con un intervento di Giovanni Montanaro. Attivabili a richiesta le visite guidate per gruppi e scuole. Info CICP tel.0434.553205www.centroculturapordenone.it

«Grazie alla collaborazione con Carlo Montanaro proponiamo una mostra che gli appas­sionati certamente apprezzeranno –  spiega la presidente CICP Maria Francesca Vassallo – perché si va da una grande Veduta del Prato della Valle di Canaletto, stre­pitosa testimonianza del vedutismo veneziano, a vedute d’ottica di grande impatto visivo, a splendide fotografie ottocentesche, a oggetti ottici di rarissima re­peribilità, il tutto precisamente spe­cificato in un prezioso catalogo a cura del Collezionista». «I grandi artisti e vedutisti veneti, a cominciare da Canaletto – racconta Carlo Montanaro –  non solo dipingevano ma anche incidevano paesaggi e scorci urbani delle città allora conosciute, che artigiani meno illustri e capaci copiavano o reinventavano in alte tirature. E finalmente, da una matrice, si cominciava a realizzare copie. Acqueforti che poi, nelle mani di fantasiosi e loquaci intrattenitori, dopo essere state colorate e traforate, e inserite in apparecchiature dotate di lenti d’ingrandimento, potevano essere illuminate dal davanti oppure per trasparenza, ottenendo l’effetto luministico del passaggio dal giorno alla notte. Ecco allora le immagini piuttosto verosimili, realizzate con l’ausilio della camera oscura, uno strumento per prendere appunti, da riportare poi nel proprio atelier. Ed ecco la prospettiva resa automatica dall’utilizzo delle lenti, riletta tramite un ulteriore sistema ottico che la rendeva quasi tridimensionale. Dalle acqueforti, semplificando il procedimento di stampa, si giunge alle meno costose cromolito, dotate di un supporto semitrasparente, per immagini da inserire in maneggevoli apparecchietti-giocattolo. E poi ancora le fotografie in bianco&nero, a loro volta colorate posteriormente e inserite: è accaduto per la prima volta a Venezia nel 1864, con l’ottico Carlo Ponti, nel “Megaletoscopio”, per simulare, con il cambio dell’illuminazione, il passaggio giorno/notte. Come presto accadrà nel visore per le immagini 3D, nel frattempo commercializzato, sempre a partire dagli anni ’60 dell’800. Il “chiaro di luna” trasfigura, con Carlo Naya, a Venezia, i paesaggi più diversi in rappresentazioni tra il romantico e il fiabesco: anche le immagini del “mondo novo” si adegueranno, aiutate dalla tecnica della “dissolvenza incrociata” nel buio della sala da proiezione. E i colori uniformi saranno poi alla base dei racconti del cinema muto …».

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