Cinque anni son passati: Butterfly torna a Trieste

Difficile trovare un difetto che balzi all’occhio alla Madama Butterfly in scena al Teatro Verdi di Trieste. Il problema è che spesso alle produzioni di questo tipo, incanalate verso una tradizione di rassicurante eleganza, è difficile anche trovare un pregio che le distingua della massa. Non è questo il caso. Lo spettacolo, firmato a quattro mani da Alberto Triola e Libero Stelluti, è sì semplice e improntato a una linearità che procede per sottrazione, ma non di meno è ricco di spunti, anfratti e finezze. Un esempio banale: Suzuki. Non è l’ancella servile e remissiva che ci propinano novantanove Butterfly su cento, ma una sorella maggiore che da subito capisce che le cose si metteranno malissimo per tutti e che cerca disperatamente di salvare Cio-cio-san dalle sue scelte autodistruttive. Scruta Pinkerton con l’occhio del cane da guardia, mescolando all’apprensione un briciolo di rancore. Appunto, è un dettaglio, tutto sommato marginale nella drammaturgia, ma dà la misura della qualità di pensiero e realizzazione di uno spettacolo che sa essere “classico” senza essere banale.

Anche i due protagonisti sono ben diretti e chiaroscurati, lasciando sempre intravedere l’ombra del non detto o del non pienamente realizzato. Pinkerton ad esempio sfugge alla classificazione stereotipica dello yankee violentatore, puntando verso una ben più interessante umanità di ragazzo (cotto o meno, poco importa) che combina un disastro senza rendersene conto, più che per cattiveria per spacconeria e leggerezza.

Per il resto lo spettacolo è, appunto, di taglio tradizionalissimo: le scene (Emanuele Genuizzi e Stefano Zullo) sono elastiche e flessibili come le case a soffietto dei giapponesi, sono esteticamente gradevoli (che teatralmente è poco influente ma non dispiace mai), e ben fatte; le valorizza il disegno luci di Stefano Capra. Perfettamente inquadrati nel contesto i costumi di Sara Marcucci.

C’è poi un’esecuzione musicale di livello complessivamente molto buono in tutte le sue componenti. Liana Aleksanyan è una protagonista vocalmente molto sicura e anche tutt’altro che compassata nel dare peso a gesti e parole. Piero Pretti un F.B. Pinkerton dalla linea di canto splendida e dall’emissione inappuntabile, cui manca solo un briciolo di volume. Stefano Meo è uno Sharpless bonario e paterno. Da applausi la Suzuki di Laura Verrecchia, che non solo canta benissimo (che bel colore!), ma è anche attrice vera che non esce dalla parte per una frazione di secondo, nemmeno quando se ne sta in ultima fila. Vocalmente brillantissimo il Goro di Saverio Pugliese, che pure tende a enfatizzare con mano un po’ pesante certi vezzi.

Tutti all’altezza gli interventi delle parti di fianco e dell’ottimo coro, al solito preparato da Francesca Tosi.

Sul podio c’è Nikša Bareza, che fa una Butterfly molto morbida e distesa, scelta che sposa e valorizza quel che si vede sul palco: grande lirismo e cantabilità, dinamiche cesellate con grazia, sonorità avvolgenti e, forse, più retrospettive che proiettate al futuro (insomma Bareza piuttosto che esasperare le asperità e i contrasti, appiana e smussa). L’orchestra è in ottima serata e gli risponde con duttilità, precisione ma soprattutto con una ricchezza di suono e colori che non si appesantisce mai troppo.

Trionfo.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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A VICINO/LONTANO 2019 ANCHE LA GIORNALISTA FLORIANA BULFON, PREMIO LUCHETTA 2016

La legalità come filo rosso nel programma della 15^ edizione del festival Vicino/Lontano, in programma dal 16 al 19 maggio a Udine: nel conto alla rovescia per la presentazione del cartellone, che sarà illustrato dai promotori mercoledì 17 aprile, è questo uno dei leitmotiv legati alla stretta attualità di cronaca. Nei giorni in cui si moltiplicano gli episodi di intimidazione ai danni della stampa a “schiena dritta” – fra gli altri, i giornalisti Floriana Bulfon e Giovanni Taormina, autori di inchieste coraggiose sulla criminalità organizzata – Vicino/Lontano annuncia fra i suoi protagonisti la giornalista Federica Angeli, che dal 2013 vive sotto scorta dopo le minacce ricevute per le sue inchieste sulla mafia di Ostia. Premio Falcone e Borsellino (2016) e Premio Nazionale Borsellino (2017), nel 2016 è stata nominata Ufficiale della Repubblica Italiana al Merito. Racconta la sua storia nel suo ultimo libro, “A mano disarmata” (Baldini&Castoldi 2018). Venerdì 17 maggio Federica Angeli sarà fra i protagonisti dello storico format “Il piacere della legalità? Mondi a confronto”, che festeggia il traguardo della 12^ edizione, come sempre coordinata dalla docente Liliana Mauro. Scuole e studenti in prima linea in un’agorà aperta su una questione decisiva del nostro tempo, la battaglia per la legalità. «Sono centinaia – spiega Federica Angeli a vicino/lontano – i giornalisti e i blogger che ogni anno subiscono minacce e intimidazioni in Italia a causa delle loro inchieste e che, senza censurarsi o farsi intimidire, continuano a raccontare verità scomode». Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, dalle 8.15, insieme a Federica Angeli interverranno anche il docente Francesco Barone quale portavoce del Nobel per la Pace Denis Mukwege, Pierluigi Di Piazza, l’ingegnere informatico John Mpaliza, originario della Repubblica Democratica del Congo e messaggero di pace, Beppe Pagano, fondatore della cooperativa Nco-Nuova Cucina Organizzata di Aversa e il rapper friulano DJ Tubet. Nella serata di venerdì 17 maggio Federica Angeli sarà tra i protagonisti, alle 21.30 nella chiesa di San Francesco, di un dibattito dedicato a “Mafie. Il sistema del malaffare”, coordinato dal giornalista Giorgio Zanchini, autore e conduttore dello storico programma “Radio anch’io” di Radio1 Rai. Il libro “A mano disarmata” ripercorre la storia di Federica Angeli che, all’indomani di una notte di “ordinaria” criminalità fra i palazzi di Ostia decideva di denunciare ciò che aveva visto.La sua vita veniva così stravolta: per la sua incolumità le veniva assegnata una scorta, eppure nessuna intimidazione ha mai fatto vacillare la sua fede nell’impegno per la legalità. Federica Angeli è riuscita a resistere con l’unica arma che possiede, la penna, e in queste pagine racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, nel solco di un giornalismo nobile, illuminato di etica civile, che non si mette al servizio di nessuno se non della verità, con una coerenza a tratti severa. Proprio da questo libro è tratto il film “A mano disarmata”, in uscita imminente nelle sale italiane: una produzione diretta da Claudio Bonivento, con Claudia Gerini e Rodolfo Laganà, Nini Salerno, Francesco Pannofino. Per ritrovare sul grande schermo la sua testimonianza e la vicenda di una donna, giornalista e insieme madre e moglie contesa alla serenità familiare. E accanto a Federica Angeli, il percorso legalità di Vicino/Lontano 2019 vedrà protagonista anche la giornalista Floriana Bulfon, Premio Luchetta 2016: vittima di ripetute aggressioni e intimidazioni per il suo lavoro sulla criminalità organizzata e il clan dei Casamonica, Floriana Bulfon solo pochi giorni fa ha rinvenuto una bomba molotov nella sua macchina. Racconta le sue inchieste nel libro “Casamonica, la storia segreta (Rizzoli 2019): un documento straordinario che utilizza con maestria dati giudiziari, intercettazioni, elementi di cronaca e la sua testimonianza diretta di infiltrata nel territorio della “Famiglia”. Lo presenterà al festival insieme alla giornalista Luana de Francisco. Domenica 19 maggio nella Chiesa di San Francesco alle 18, saràproiettata la sua video-inchiesta “Vite sospese”, realizzata in collaborazione con Unicef per la regia di Ivan Corbucci. Un focus dedicato a un’emergenza trascurata: storie di bambini e ragazzi italiani e di origine straniera accomunati dalla marginalità, da Palermo a Milano, da Trieste a Napoli passando per le viscere di Roma. Ragazzini invisibili in guerra tra loro per pochi spiccioli, che sognano un futuro da boss, bambine già madri in cerca d’aiuto, altre pronte a vendere il proprio corpo per un vestito firmato. Al termine della proiezione, Floriana Bulfon converserà con il portavoce Unicef Andrea Iacomini e con l’avvocato di diritto minorile Marco Scarpati, con il coordinamento del giornalista Danilo De Biasio, curatore del Festival per i Diritti Umani. Info www.vicinolontano.it




Cosimo I de Medici. Dallo scontro all’incontro domani 14 aprile in provincia diSIENA

DOMANI domenica 14 aprile nei comuni di Marciano della Chiana e Foiano della Chiana al via un ricco calendario di appuntamenti con la storia

Cosimo I de Medici. Dallo scontro all’incontro

Mostre, convegni, occasioni di studio

Biccherne, statuti, abiti e armi del rinascimento per un viaggio nel passato che vuole celebrare due importanti ricorrenze e riaffermare la cultura della pace

 

Biccherne, statuti, abiti e armi del rinascimento per un viaggio nella storia che vuole celebrare due importanti ricorrenze.

E’ questo il senso di “Cosimo I de Medici. Dallo scontro all’incontro; la Toscana, nascita di uno stato simbolo di civiltà”, il ricco calendario di appuntamenti che prenderà il via il prossimo 14 aprile con l’obiettivo di ricordare i 500 anni dalla nascita di Cosimo I dei Medici, protagonista indiscusso della storia toscana del XVI secolo e il 460mo anniversario della pace di Cateau Cambrésis.

 

L’iniziativa, promossa e coordinata dell’Associazione Culturale Scannagallo in collaborazione con i comuni di Marciano della Chiana e Foiano della Chiana e del Consiglio Regionale della Toscana, intende porre l’accento sulle forti radici culturali che sono alla base della storia della Toscana e che ne costituiscono un’identità specifica con lo scopo di riaffermare la cultura della pace.

 

Il progetto che per l’intero anno 2019 propone giornate di studio e momenti di rievocazione, prenderà ufficialmente il via il prossimo 14 aprile con l’apertura di una singolare mostra itinerante, che fino al 2 giugno vuole riportare la storia nei luoghi in cui questa venne scritta.

 

Due sedi le espositive: il castello di Marciano della Chiana, centrale nelle vicende della Guerra di Siena e la Chiesa museo di Santa Maria della Fraternita di Foiano della Chiana. Qui, accanto a tre preziose tavolette di Biccherna che illustrano l’ingresso di Cosimo a Siena, la sua investitura a primo gran maestro dell’ordine di Santo Stefano e la pace di Cateau Cambrèsis, eccezionalmente concesse dell’Archivio di Stato di Siena, si presentano al pubblico (per la prima volta dopo il restauro), gli statuti originali di Marciano e di Foiano della Chiana e riproduzioni di abiti e armi dell’epoca.

Quindi, dal 5 giugno al 2 agosto, l’esposizione sarà trasferita presso i locali del Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale, in un collegamento ideale con l’istituzione granducale.

 

In occasione dell’inaugurazione della mostra, la giornata del 14 aprile sarà dedicata ad approfondimenti sulla figura di Cosimo I con interventi di Cinzia Cardinali ed Ilaria Marcelli (Archivio di Stato di Siena), Barbara Gelli, Franco Franceschi e Stefano Calonaci (Università di Siena) che si alterneranno in un appuntamento pubblico che avrà luogo alle ore 10.30 a Marciano della Chiana.

Sempre il 14 aprile un corteo curato dall’Associazione Scannagallo a cui parteciperanno i gruppi storici della Provincia di Arezzo renderà unica la cerimonia di apertura dell’esposizione. Il corteo avrà luogo alle ore 16.00 a Foiano della Chiana ma già alle 10.30 una rappresentanza di rievocatori e le danze rinascimentali accoglieranno il pubblico a Marciano della Chiana.

“Questo calendario di celebrazioni – commenta Cinzia Cardinali direttore dell’Archivio Stato di Siena – offre all’Archivio di Stato un’importante occasione per valorizzare e promuovere la conoscenza dell’enorme patrimonio culturale che conserva e cura. Le tavolette dipinte saranno esposte in sedi storiche di grande pregio, un modo per invitare il pubblico a scoprire tesori di inestimabile valore”.

 

Cosimo I de Medici. Dallo scontro all’incontro; la Toscana, nascita di uno stato simbolo di civiltà”, è un calendario voluto dell’Associazione Culturale Scannagallo in collaborazione con i comuni di Marciano della Chiana e Foiano della Chiana e del Consiglio regionale della Toscana.

 

Le iniziative sono tutte ad ingresso libero.

 




Orchestra d’archi Tartini il 14 aprile e al Teatro Verdi di Trieste – Sala Ridotto Victor De Sabata ed il 15 a Lubiana

Un programma di intenso romanticismo, un florilegio di pagine musicali di grandi compositori russi della seconda metà dell’Ottocento, tutti in qualche modo ‘debitori’ di un ricco commerciante di legname che scelse di diventare mecenate della buona musica del suo tempo. “Intorno a Beljaev”, dal nome di questo generoso supporter di generazioni di importanti autori –Čajkovskij, Borodin, Skrjabin, Rimskij-Korsakov, Glazunov, Balakirev per fare solo alcuni nomi – titola la nuova produzione allestita dall’Orchestra d’Archi del Conservatorio Tartini, una formazione forte di cinquanta musicisti in organico fra violini primi e secondi, viole, violoncelli e contrabbassi. Un Ensemble riconosciuto per il suo valore, protagonista spesso di importanti concerti in Italia – nel 2012 e nel 2013 invitata al Quirinale dove ha eseguito due concerti alla presenza del Presidente della Repubblica – e anche all’estero,dall’Austria alla Slovenia alla Bielorussia. La nuova produzione dell’Orchestra, dedicata a Beljaev, dopo l’anteprima al Teatro Comunale di Monfalcone debutterà domani – domenica 14 aprile – alle 20.30 al Teatro Verdi di Trieste – Sala Ridotto Victor De Sabata per chiudere il tour pre-pasquale a Lubiana, lunedì 15 aprile, nella Chiesa di S. Giacomo (ore 20.30). Siglata dal Conservatorio Tartini di Trieste e curata dal docente ‘trainer’ Fabio Pirona, la produzione è realizzata in collaborazione con il Consolato Onorario della Repubblica d’Austria Friuli Venezia Giulia, con Universitat fur Musik und darstellende Kunst Graz e con l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana. Come sempre l’ingresso è liberamente aperto al pubblicowww.conts.it

“Intorno a Beljaev offrirà dunque un omaggio non solo alla musica, ma anche a chi ha speso la sua vita per promuoverla:Mitrofan Petrović Beljaev (1836 – 1904) è passato alla storia come il grande mecenate dei compositori russi, quelli più noti ma anche innumerevoli altri compositori minori che gli devono il successo di opere, lavori sinfonici e musica da camera commissionate appositamente. Nel 1885 fondò la casa editrice “Belaieff“ con un’importante filiale a Lipsia, promuovendo la diffusione in occidente della musica russa. Avvio’ inoltre la prima stagione di concerti sinfonici a S. Pietroburgo, fondando l’Orchestra Filarmonica, ancora oggi fra le piu prestigiose orchestre nel mondo. Per il suo 50° compleanno Rimskij-Korsakov, Ljadov, Borodin e Glazunov gli dedicarono un quartetto per archi scandito sul nome, B-La-F: proprio nell’esecuzione di questo quartetto culminerà la produzione dell’Orchestra d’Archi del Tartini, che proporrà anche una sequenza suggestiva di “Variazioni su un tema popolare russo”, con brani di Nikolaj V. Arcˇybusev, Aleksandr N. Skrjabin. Aleksandr K. Glazunov, Nikolaj Rimskij-Korsakov, Anatolij K. Ljadov, Jazeps Vıtols, Feliks M. Blumenfel’d, Viktor Evald, Alexander A. Vinkler, Nikolaj Sokolov; e ancora il Canto indiano dall’opera Sadko di Nikolaj Rimskij-Korsakovper il violino solo di Giada Visintin, e la Serenata di Vasilij Sergeevič Kalinnikov.  L’Orchestra d’Archi del Conservatorio Tartini” si caratterizza per un vasto repertorio, dal barocco al ‘900 storico: il docente preparatore Fabio Pirona imposta il suo lavoro seguendo la concezione del Quartetto d’Archi esteso all’Orchestra intera. Nell’estate del 2017 la formazione si è esibita in un programma vivaldiano al Festival di Minsk in Bielorussia.   Ecco l’organico dell’Orchestra d’Archi del Conservatorio Tartiniviolini I Giada Visentin, Uendi Reka, Mina Opsenica, Dina Tošić, Tijana Drinić, Mia Mareni, Anna Savytska, Virginia Riolo, Arianna Bandieramonte, Rocco Ascone, Aurora Ferro, Anja Milutinovic, Nada Sarkovic, Jovana Jovanovic; violini II Beste Hesapcioglu, Laura Tomasella, Vanja Zuliani, Mihaela Peca, Claudia Frank Esperanza, Carolina Riccobon, Gioia Codognotto, Alessandra Cella, Daniel Longo, Agnese Accurso, Simone Sette, Sara Vujovic, Aksa Muratovic, Elia Grigolon, Vittorio Chalvien; viole Sara Zoto, Marina Vranješ, Ecem Eren, Riccardo Forti, Marina Denovic, Rasic Arsenje, Samuel Sedano*, U Chon Wong*, Franklin Pacheco*; violoncelliEnea Nushi, Alice Romano, Kezia Leila Andrejcsik, Luca Bregant, Francesca Agostini, Klara Pahor*; contrabbassi Kevin Reginald Cooke, Ahmed Chia Sultan Ahmed, Andrea Apostoli, Matteo Bucci, Simone Lanzi.




Concerto del Coro Polifonico S. Antonio Abate di Cordenons  domenica 14 aprile 2019 ore 17.00nel duomo di Cordenons Mors et Vita

Ad affiancare il coro Polifonico S. Antonio Abate di Cordenons, diretto da Monica Malachin, per il tradizionale concerto nel periodo pasquale nel Duomo di Santa Maria Maggiore di Cordenons, domenica 14 aprile alle 17 saranno la Corale Cordenonese diretta da Lorenzo Benedet e il Midway Chorus diretto da Laura Zanin. Pur con identità, repertori e percorsi musicali diversi, i tre cori hanno voluto legarsi per questo concerto seguendo il tema della Morte e Resurrezione di Gesù, alternando i brani musicali a letture tratte dal vangelo. Voce recitante Luca Gava, organista Andrea Tiomani. La Corale Cordenonese si esibirà in alcuni brani tratti dalla Messa da Requiem di Lorenzo Perosi. Il Midway Chorus eseguirà alcuni brani dallo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi. Il Polifonico aprirà il concerto con Filiae Jerusale da “Les Sept Paroles de notre seigneur Jesus Christ sur la Croix” di Charles Gounod. Seguiranno alcuni brani classici, anche di autori contemporanei e attualmente viventi, nonché una sorpresa quale prima esecuzione assoluta: il brano Victimae Paschali Laudes, brano composto esclusivamente per il Polifonico da Orlando Dipiazza, grande maestro scomparso pochi anni fa il quale aveva un profondo legame con il coro e in particolare con la direttrice. Come già avvenuto in altre occasioni i Polifinco eseguirà il proprio concerto itinerante nella chiesa, sposando la ricerca vocale alla spazialità e interagendo con il pubblico per un maggior coinvolgimento emotivo. Il concerto – che rientra anche nella programmazione USCIfvg Paschalia2019, ed è realizzato in collaborazione col Comune di Cordenons, la Parrocchia di Santa Maria Maggiore, Fondazione Friuli, Friulovest Banca, USCI Pn e USCI Fvg – si concluderà con l’esecuzione congiunta di un brano tratto da “Les Sept Paroles de notre seigneur Jesus Christ sur la Croix” di Charles Gounod. Il 17 aprile alle 21 il Polifonico sarà invece impegnato nella Chiesa Parrocchiale di San Martino al Tagliamento – sempre nel cartellone USCIfvg Paschalia 201 – assieme al Coro Parrocchiale di S. Martino al Tagliamento e alla Polifonica Friulana Jacopo Tomadini.