I Jethro Tull al Politeama Rossetti di Trieste: Un tuffo nei “sixties” con il “50th Anniversary Tour”

La psichedelia di Ian Anderson ha invaso il Teatro Politeama Rossetti di Trieste con il concerto celebrativo per i 50 anni dei Jethro Tull, la band progressive rock inglese nota in tutto il mondo per il carisma del leader e per il suono inconfondibile del suo flauto traverso presente in buona parte dei brani dei Jethro Tull.

(foto Dario Furlan)

Numerose nel corso degli anni le “incursioni” di Ian Anderson (con o senza i Jethro Tull) in Italia e ogni volta i suoi spettacoli sono stati presi d’assalto dai fan tant’è che anche in questa occasione l’evento, organizzato da BPM Concerti quale ultimo di quattro date in Italia, ha registrato il sold out riempiendo in ogni ordine di posti la splendida struttura del Politeama Rossetti .

Fan inglesi si scattano un selfie a ricordo dell’evento con il manifesto del concerto alle spalle (foto Dario Furlan)

Le prime note del concerto, aperto da  My Sunday Feeling (dal primo album This Was), hanno immediatamente trasportato gli spettatori nei “sixties”, gli anni in cui i Jethro Tull hanno preso vita, con un caleidoscopio di colori cangianti e ruotanti in continuazione sul palco accompagnati dalle sonorità tipiche delle strumentazioni di quel periodo e da filmati attinenti alla discografia del gruppo proiettati sul mega schermo alle spalle del palco: un viaggio nel tempo proseguito per tutta la durata dello spettacolo.

Il palco (foto Dario Furlan)

Per questa lunghissima tournée celebrativa dell’uscita di This Was Ian Anderson ha voluto con sé sul palco Florian Opahle (chitarra), John O’Hara (tastiere), David Goodier  (basso) e Scott Hammond (batteria), degli autentici fuoriclasse che, complice anche la perfetta acustica del teatro, hanno contribuito a creare un sound compatto, energico e potente nelle parti più elettriche del concerto e melodioso e caldo in quelle acustiche.

L’autentico dominatore della scena è stato però – e non poteva essere altrimenti – il “folletto” Ian Anderson, quel suo modo unico di suonare e cantare nel flauto traverso soffiandoci dentro ma anche accennando mormorii, tremolii e brontolii incantano il pubblico ad ogni sua esibizione, il suo look è cambiato totalmente negli anni ma l’istrione inglese continua a calcare i palcoscenici come un tempo: la posizione in piedi su una gamba sola con la sinistra alzata e piegata sull’altra mentre suona il flauto e le continue scorribande sul palco con movimenti teatrali molto flessuosi e sempre perfettamente sincronizzati con la melodia non sono cambiati e la voglia di “gigioneggiare” e interagire con la platea rende questo artista molto amato dai suoi fan che anche a Trieste gli hanno tributato ovazioni e continui applausi.

Il concerto, come detto, è stato una autentica celebrazione dei cinquant’anni della band, Ian Anderson nel corso dello spettacolo ha presentato accuratamente i brani con aneddoti ad essi legati e con continui collegamenti virtuali (proiettati sul mega schermo) con i musicisti e collaboratori che hanno fatto parte della band negli anni, hanno così portato la loro testimonianza ed i saluti artisti come Jeffrey Hammond, John Evan, Tommy Iommi (Black Sabbath), Claude Nobs, Joe  Bonamassa,  Joe Elliot (Def Leppard) ed altri ancora, a dimostrazione dell’importanza di questo gruppo nella storia del progressive rock.

Non poteva mancare nella scaletta della serata uno dei simboli dei Jethro Tull: Bourée, il brano forse più rappresentativo della band  – derivato dal riarrangiamento di Anderson di  una Suite di Bach – eseguito nella parte iniziale in maniera molto ricercata ed elaborata e invece più attinente all’originale nella ripresa finale del tema, applauditissimo dal pubblico che probabimnete ascoltava Bourée quando i capelli in testa erano ancora lunghi e un po’ più folti. Ma il vero coup de théâtre è stato Thick as a Brick, un boato ha infatti accolto l’inizio del brano e un brivido è probabilmente corso lungo la schiena a più di qualcuno quando la band ha proposto questa pietra miliare dei Jethro Tull (ma anche della storia del rock), connotata dai continui cambi di ritmo e passaggi fra elettrico ed acustico, trascinata dalla portentissima batteria di Scott Hammond: un tripudio di suoni che ha estasiato gli spettatori.

Se indubbie sono le qualità agli strumenti del “folletto” Ian, che è passato con disinvoltira dal flauto all’armonicaa bocca e spesso anche alla chitarra,  il suo modo di cantare un po’ “affettato” (cantare spezzato: il fiato si spezza e perde la continuità) con la voce che in alcuni brani è sembrata poco intonata e a volte un po’ troppo tirata sui toni alti ha suscitato qualche perplessità, ma anche questo è un elemento caratterizzante della musica dei Jethro Tull e rientra pienamente in quella che è la loro filosofia compositiva.

Nell’arco della serata sono stati presentati vari pezzi di diverse epoche della loro lunghissima carriera, quello dal titolo più emblematico è stato sicuramente Too Old to Rock ‘n’ Roll, Too Young to Die: “Troppo vecchio per il Rock’n’Roll, troppo giovane per morire”. ….  quasi un augurio per continuare a fare comunque del buon rock per molti anni ancora.

Fra un brano e l’altro si è infine arrivati ad un altro pezzo storico della band: Aqualung, che ha sancito il termine dello spettacolo prima dell’immancabile bis finale, con la trascinante Locomotive Breath i Jethro Tull hanno salutato il pubblico che li ha ricambiati con una lunghissima standing ovation e applausi a non finire.

Insomma, il flauto “magico” di Ian Anderson, quasi fiabesco in alcuni passaggi melodici che richiamavano antiche note medioevali ma anche perfettamente integrato nel potente rock sound dei Jethro Tull, ha entusiasmato il pubblico triestino che non ha voluto mancare al richiamo del “pifferaio magico” lasciandosi condurre lungo le strade dei ricordi per una volta non stemperati dal tempo ma più vivi che mai grazie alla musica immortale dei Jethro Tull.

Ndr:  Siamo spiacenti di non poter offrire il servizio fotografico sull’evento ma l’artista ha posto il veto alle riprese foto e video…. pazienza, chi c’era ricorderà sicuramente e serberà a lungo nel proprio cuore le immagini della serata.

Di seguito la scaletta del concerto:

  • My Sunday Feeling
  • Love Story
  • A Song for Jeffrey
  • Some Day the Sun Won’t Shine for You
  • Dharma for One
  • A New Day Yesterday
  • Bourrée in E minor
  • My God
  • Thick as a Brick
  • A Passion Play
  • Too Old to Rock ‘n’ Roll, Too Young to Die
  • Songs From the Wood
  • Ring Out, Solstice Bells
  • Pastime With Good Company
  • Heavy Horses
  • Farm on the Freeway
  • Aqualung

Bis

  • Locomotive Breath

 

Servizio Dario Furlan, ha collaborato Nadia F.




L’arte italiana, vola nella grande mela dal 4 al 7 aprile

Re d’Italia Art, vola a New York per “Artexpo New York 2019”. Dal 4 al 7 aprile, talentuosi artisti italiani scelti dalla galleria d’arte, partecipano all’evento che si è guadagnato il primato di essere il più grande mercato d’arte mondiale, nel cuore pulsante di Manhattan a New York.

Artexpo collega artisti, gallerie ed editori con acquirenti, mercanti d’arte, interior designer, architetti e collezionisti.

Un lungo weekend ricco d’arte e design, che nessun professionista del settore può permettersi di perdere.

Oltre 132.000 partecipanti all’edizione 2018, tra compratori commerciali, collezionisti d’arte e membri del pubblico in generale, con circa 15.000 compravendite.

La location è “Pier 90”, uno dei Moli che si affacciano sul fiume Hudson: una posizione privilegiata fra i grattacieli più famosi, con un prestigio consolidato nella convention di New York e nel panorama degli eventi speciali dell’arte.

Negli ultimi anni il “Pier 90” è diventato rapidamente uno spazio utilizzato per l’Arte di alta gamma e per eventi su larga scala.

È con grande orgoglio che partecipiamo all’evento artistico mondiale più prestigioso dell’arte Americana, proponendo le opere selezionate dei nostri artisti migliori.

Presenteremo nell’occasione il Catalogo New York 2019, con all’interno prestigiose opere pittoriche, libri di lusso e sculture italiane provenienti da collezioni private, con presentazione anche in video ex position” afferma il Presidente di Re d’Italia Art, Marco Giordano. “L’esperienza artistica ha rappresentato e rappresenta la risposta o quantomeno lo stimolo a risolvere le problematiche che si presentano verso i nuovi impulsi creativi e cambiamenti sociali. I linguaggi attuali dell’arte sono intrisi del vissuto degli artisti, che a seconda della loro sensibilità ci svelano mondi inesplorati. L’osservazione della realtà è alla base di ogni cambiamento”.

La maggior parte degli artisti in esposizione usa linguaggi conosciuti. Ciò ci permette di carpirne il singolo codice di accesso, sì da condividerne le più intime emozioni.

Le opere degli artisti in catalogo hanno una forza coloristica e un vissuto che ci svelano tanti piccoli cammei, ora giocosi e spensierati, ora tenebrosi e drammatici. Si alternano lampi luminosi con tecniche minuziose, a toni più cupi ma fortemente espressivi.

Insieme ai nostri partners americani seguiremo una serie di eventi con Re d’Italia Art Gallery New York”.

In esposizione :

– Antonello Capozzi, con i suoi colori sfavillanti, una tecnica che ricalca la velocità del vissuto quotidiano di una metropoli;

– Carlito T., che indaga la sua profondità artistica con i suoi volti di donne comuni, cogliendo l’essenza dell’estro femminile;

– Alessandra Greco, con le sue forme astratte cariche di colori e propulsioni, che si rifanno all’infinito;

– Giovanna Orilia, che inverte la normale gravità e rompe l’integrità delle forme urbane nella rappresentazione futurista dello spazio, con imponenti forme architettoniche;

– Paola Ruggiero, che realizza i suoi fondi con un action painting impulsivo, realizzando un surrealismo figurativo che mette in opera le sue visioni;

– Domenico Villano, con i suoi quadri realizzati con la tecnica del decollage, con opere raffiguranti le grandi dive che hanno fatto la storia americana;

– Mattia Montone, il cui stile risulta caratterizzato dal colore che gocciola spontaneamente: una vera esplosione;

– Nathaly Caldonazzo, che si cimenta nella sua forte passione di pittrice pop art, prediligendo le tele coloratissime, ispirate a temi attuali.

– Lucio Oliveri, che si identifica in un figurativo personalizzato volto ad esprimere stati d’animo, atteggiamenti umani, attraverso la sintesi e l’essenziale della figura umana.




Martedì 9 il musical evento dei Queen “We will rock you” TEATRO VERDI GORIZIA

A dieci anni dal debutto italiano, farà tappa al Teatro Verdi di Gorizia martedì 9 aprile alle 20.45 la versione completamente rinnovata di We Will Rock You, il musical evento interamente dedicato ai Queen che prende il nome dall’omonimo successo della storica band. Lo spettacolo si avvale del libretto di Ben Elton e della regia di Tim Luscombe, drammaturgo, regista, attore e insegnante di origini inglesi, le cui produzioni sono state viste nel West End di Londra e a New York a Broadway e Off Broadway. Produzione Barley Arts Srl, We Will Rock You è uno dei musical di maggior successo di sempre. Lo spettacolo è ambientato nel futuro, fra 300 anni, in un luogo una volta chiamato “Terra” e ora diventato “Pianeta Mall”, vittima della globalizzazione più totale, un pianeta dove il rock è bandito e i suoi seguaci vivono nascosti. La Global Soft, capeggiata dalla spietata Killer Queen e dal suo collaboratore Khashoggi, cerca di stanare la “resistenza” di un gruppo di Bohemians che si nascondono nel sottosuolo e che, con l’aiuto dello stravagante bibliotecario Pop, tramandano ricordi sbiaditi del tempo glorioso nel quale il rock regnava sovrano sulla terra. Attendono l’arrivo degli eletti che restituiranno la musica al Pianeta, l’ingenuo Galileo e la volitiva Scaramouche, predestinati a ritrovare lo strumento che l’antico Dio della chitarra, ha nascosto in un luogo segreto.

Le musiche e le canzoni sono quelle originali, eseguite rigorosamente dal vivo da un’eccezionale band formatasi per l’occasione. Le canzoni sono cantate in lingua inglese mantenendo l’adattamento dei testi concepiti per il musical. La regia di Tim Luscombe e l’attenta rivisitazione e implementazione del testo originale a cura di Michaela Berlini, del Direttore Artistico Valentina Ferrari e del Produttore Claudio Trotta conferiscono allo show motivi sempre nuovi di interesse per un pubblico estremamente transgenerazionale, valorizzando i contenuti e evidenziando l’attualità di temi quali il bullismo e l’oppressiva presenza quotidiana della rete nella vita di tutti. L’allestimento scenografico è completamente nuovo, frutto dell’immaginazione di Colin Mayes, mentre a creare dinamicità e azione le moderne, dinamiche e sorprendenti coreografie ideate e curate da Gail Richardson. La Direzione Artistica e il Vocal Coaching sono affidati a Valentina Ferrari, mentre Riccardo Di Paola è alla Direzione Musicale, Antonio Torella alla Direzione Vocale e Michaela Berlini l’assistente alla regia e acting coach. Sul palco un cast composto da talentuosi cantanti-attori, selezionati al termine di audizioni che hanno registrato un’enorme partecipazione, con candidati provenienti da tutta Italia. Salvo Vinci è stato scelto nuovamente per il ruolo di Galileo e Alessandra Ferrari per quello di Scaramouche. Valentina Ferrari è ancora Killer Queen, mentre Paolo Barillari è Khashoggi e Claudio Zanelli interpreta Brit.

Ideato dai Queen e pensato originariamente per essere messo in scena per sette settimane, debuttò al Dominion Theatre nel West End di Londra il 12 Maggio 2002: il successo fu così eclatante da raggiungere 12 anni consecutivi di rappresentazioni, entrando così nella top ten degli show più longevi nella storia del West End. L’idea dello show nacque a metà degli anni novanta quando il manager dei Queen Jim Beach parlò alla band della creazione di un ‘musical jukebox’ con le canzoni dei Queen. Nel 2000 l’idea fu ripresa e Ben Elton (già sceneggiatore di ‘The Young Ones’, ‘Happy Families’, ‘Blackradder’) fu contattato per parlarne con Brian May e Roger Taylor. Elton suggerì di far prendere al progetto una direzione diversa, creando una storia originale che avrebbe catturato lo spirito della loro musica. Lavorò quindi a stretto contatto con la band per incorporare le loro canzoni nella storia, ma si ispirò anche ad altre fonti, dichiarando di ispirarsi alla distopia del controllo da parte dei computer presente nel film Matrix. Il musical ha debuttato in Italia il 4 Dicembre 2009 all’Allianz teatro di Milano, per poi approdare al teatro Brancaccio di Roma e partire alla volta di un tour nei teatri delle principali città italiane, chiudendo con oltre 100.000 spettatori tra il 2009 e il 2011. L’intera produzione e il cast italiani sono stati selezionati in seguito a una serie di audizioni, alle quali hanno presenziato gli stessi Brian May e Roger Taylor. In base a una scelta condivisa dai Queen stessi, è stato stabilito di mantenere le canzoni in Inglese (tranne due) e di tradurre e riadattare solo il copione.

E.L.




Naíma Acuña in concerto a Siena Martedì 9 aprile alle ore 21.45, appuntamento a Un Tubo Jazz Club. Ingresso libero

A Siena, martedì 9 aprile nuovo appuntamento con il grande jazz internazionale: la batterista e compositrice Naìma Acuña, si esibisce con gli allievi della Siena Jazz University sul palcoscenico di Un Tubo Jazz Club (inizio ore 21.45 – ingresso libero – via Luparello, 61).

 

Il concerto conclude l’ultima delle masterclass SJU–STAGE, laboratori intensivi di ricerca musicale che permettono l’incontro tra i grandi nomi del jazz contemporaneo e gli studenti dei corsi senesi che rilasciano diplomi di livello universitario riconosciuti dal Ministero e aventi valore legale e che, durante l’anno accademico 2018/2019, hanno visto la partecipazione di musicisti come il saxofonista Javier Edgardo Girotto (gennaio 2019), il bassista Michel Atzigeorgiou (febbraio 2019), il pianista Yonathan Avishai (marzo 2019).

 

Per tre giorni infatti Naìma Acuña, docente della scuola di jazz madrilena “Musica Creativa”, con la quale Siena Jazz collabora da qualche anno, accompagnerà gli allievi dei corsi senesi alla scoperta di nuove tecniche e interpretazioni.

 

Nonostante la giovane età, Naíma Acuña è considerata tra le batteriste più talentuose nel panorama del jazz spagnolo contemporaneo. Formatasi nella Guildhall School of Music and Drama di Londra, dove si è diplomata a soli 14 anni, e nel conservatorio di La Coruña, ha studiato batteria con Brian Abrahams, Trevor Tompkins, Geoff Nichols, Billy Cobham, e armonia, arrangiamento e composizione con Scott Stroman, Nikki Illes y Jose A. Acuña. Sin dal suo esordio, suona in diverse formazioni musicali (Jazz, Latin, Funk, Nu-Jazz), e già durante il suo percorso accademico si dedica a diversi progetti musicali che la portano a suonare in diversi teatri e jazz club spagnoli.

Ha accompagnato musicisti del calibro di Mulgrew Miller, Jean Toussaint, Scott Stroman, Eclectic Voices, Cennet Jönsson, Pierre Bousaguet, Cristian Escoudé, Roberto Somoza, John Taylor, Martin Hataway, Martin Speak, José Acuña,Richie Ferrer, Brian Traynor, Kenny Wheeler, Paco Charlín, Nikki iles, Huw Warren, Don Rendell, Alex Darthword, e tanti altri.

L’appuntamento è per martedì 9 aprile alle ore 21.45, presso Un Tubo Jazz Club, via Luparello, 61. Ingresso libero.

 

 




CARMEN CONSOLI LA CANTANTESSA IL 21 GIUGNO A PARCO TITTONI DI DESIO (MB)

Carmen Consoli torna con nuovi appuntamenti on stage che la vedranno in tour in estate in tutta Italia. L’artista, in base ad ogni singola location e atmosfera, sarà accompagnata da una band di strumenti elettrici, con chitarra (Massimo Roccaforte), basso (Luciana Luccini) e batteria (Antonio Marra). Dopo l’annuncio della data in provincia di Cuneo in luglio, la cantantessa sarà sul palco del prestigioso Parco Tittoni a Desio (MB) il prossimo 21 giugno. Biglietti disponibili sul circuito ufficiale Ticketone.

Saranno concerti speciali durante i quali Carmen porterà al pubblico le due anime che l’hanno accompagnata nel corso della sua ventennale carriera e che, alternandosi in lei con grande naturalezza, l’hanno resa una delle artiste più eclettiche del panorama musicale italiano e internazionale, riuscendo sempre a lasciare il segno tra le emozioni dell’acustico e le amplificazioni del rock graffiante.

Si tratterà di un imperdibile concerto, che non deluderà tutti i fan della grande artista.




Aquaparty: Pallanuoto Trieste & Calicanto Alla Piscina di San Giovanni 7 aprile ore 16:00

Seconda edizione di Aquaparty, la festa inclusiva di Pallanuoto Trieste con gli atleti di Calicanto Onlus. La Piscina di San Giovanni, gestita direttamente dalla Pallanuoto Trieste ospita per la seconda volta una grande festa di giochi in acqua.

All’evento domenica 7 aprile sarà presente anche una folta delegazione della squadra di serie A1 maschile e anche alcuni ragazzi della squadra nuoto Assoluti della Pallanuoto Trieste e tra l’altro alcuni di loro sono reduci dai Campionati Italiani che si stanno svolgendo proprio in questi giorni.

Aquaparty inizierà alle 16:00 con una staffetta di nuoto con il pallone da pallanuoto a fare da “testimone” con partecipanti gli atleti Calicanto, i pallanuotisti di A1 e i nuotatori.
Alle 16:30 avrà invece inizio la partita di pallanuoto, sempre con partecipanti gli atleti Calicanto, i pallanuotisti di A1 e i nuotatori. Dopo la partita ci saranno un po’ di tiri di rigore e qualche altro gioco con il pallone di pallanuoto. Alle 17.00 circa ci sarà la consegna delle magliette dell’evento e la foto di gruppo e a seguire alle 17.30 l’immancabile rinfresco.




GIACOBAZZI AL TEATRO TONIOLO DI MESTRE CON “NOI – MILLE VOLTI E UNA BUGIA” 9 e 10 aprile

Giuseppe Giacobazzi sarà in scena in doppia replica, martedì 9 e mercoledì 10 aprile (ore 21.00), al Teatro Toniolo di Mestre con il nuovo spettacolo “Noi – Mille volti e una bugia”, ultimo appuntamento della stagione 2018-2019 di “Io sono comico”.

“Io sono comico” è curato dal Settore Cultura del Comune di Venezia in collaborazione con DalVivo Eventi srl.

Giuseppe Giacobazzi

NOI – MILLE VOLTI E UNA BUGIA

di e con Andrea Sasdelli (Giuseppe Giacobazzi)
collaborazione ai testi Carlo Negri

da un’idea di Fabrizio Iseppato

regia Carlo Negri

Andrea Sasdelli alias Giuseppe Giacobazzi, ovvero l’uomo e la sua maschera.

Un dialogo, interiore ed esilarante, di 25 anni di convivenza a volte forzata.

25 anni fatti di avventure ed aneddoti, situazioni ed equivoci, gioie e malinconie, sempre spettatori e protagonisti di un’epoca che viaggia a velocità sempre maggiore. Dove in un lampo si è passati dalla bottega sotto casa alle “app” per acquisti, dal ragù sulla stufa ai robot da cucina programmabili con lo smartphone; il tutto vissuto dall’uomo Andrea e raccontato dal comico Giacobazzi. Come in uno specchio, o meglio come in un ritratto (l’omaggio a Dorian Gray è più che voluto), dove questa volta ad invecchiare è l’uomo e non il ritratto.

Sono proprio questi i “NOI” che vediamo riflessi nei nostri mille volti (i rimandi letterari non mancano, dal già citato Wilde a Pirandello, da Orwell a Hornby), convivendo, spesso a fatica, con la bugia del compiacerci e del voler piacere a chi ci sta di fronte.

È uno spettacolo che con ironia e semplicità cerca di rispondere ad un domanda: “Dove finisce la maschera e dove inizia l’uomo?”, che poi è il problema di tutti, perché tutti noi conviviamo quotidianamente con una maschera.

BIGLIETTI

platea € 30,00 – galleria € 25,00

PREVENDITE BIGLIETTI
Biglietteria Teatro Toniolo, piazzetta Cesare Battisti, Mestre
aperta dalle 11.00 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 19.30
Chiusa il lunedì

CIRCUITO VIVATICKET
www.vivaticket.it




Lunedì 8 aprile ore 20.33 – Teatro Miela di TRIESTE : PUPKIN KABARETT & PAPU

Il duo comico de I Papu sarà ancora una volta gradito ospite sul palco del Miela nella tradizionale serata quindicinale del cabaret più strampalato del Nord Est. I comici del ‘cabaret con la k’ ci scherzano su: “I Papu sono stati presi da una forte crisi di astinenza da Pupkin. Stazionano ormai da un parecchi di giorni tra il Ponte Rosso e le Rive e rischiano seriamente una multa per vagabondaggio e l’espulsione forzata. Abbiamo deciso di accoglierli e di essere solidali con i nostri colleghi, senza guardare al fatto che sono delle parti del Noncello e non del Rio Ospo”.

Quelli del Pupkin sono in realtà pronti come sempre ad accoglierli a braccia aperte: “sì, ormai da anni abbiamo aperto questo ponte comico con il Pordenonese. Per chi non lo sapesse è un ponte a un tiro di schioppo da quello che unisce Trento e Trieste. Con i Papu formiamo quasi un sodalizio artistico interregionale di comicità a chilometro zero. In più ci portano sempre a gozzovigliare con loro alla Sagra della Renga a Brugnera. Qualcosa gli dobbiamo. Minimo un toast”.
In realtà poi si lasciano scappare anche parecchi complimenti all’indirizzo dei colleghi friulani: “I Papu sono in realtà una tra le coppie comiche migliori d’Italia. Hanno un repertorio vastissimo e la non usuale capacità di passare tra vari registri comici con disinvoltura da veri maestri, senza perdere mai un colpo e una battuta. E sono anche degli improvvisatori formidabili. Veri animali da palco, come si dice. Le loro esibizioni dal vivo sono sempre una sorpresa emozionante”.

Laura Bussani, Alessandro Mizzi, Stefano Dongetti e Flavio Furian coinvolgeranno i due Papu (Andrea Appi e Ramiro Besa) all’interno di una serata che si preannuncia scoppiettante. “Sì, gli argomenti sono molti, anche troppi”, dicono dal Pupkin. “Dalla Tari alla Tav, per dirne solo due in ordine alfabetico. Ma non avremo solo satira politica, dal momento che ormai la politica nazionale si fa la satira da sola e anche molto bene. Guarderemo come al solito ai problemi d’ogni giorno delle coppie, dei single e di varie categorie sociali svantaggiate. Come noi stessi, ad esempio”.

I musicisti della Niente Band in quintetto (Riccardo Morpurgo, Flavio Davanzo, Andrea Zulian, Piero Purini e Luca Colussi) accompagneranno i numeri della serata con ritmo incalzante, alternando atmosfere pop e sonorità più ricercate com’è loro abitudine. Aperta la prevendita ogni giorno al teatro Miela dalle 17 alle 19 e su Vivatiket.

Andrea Forliano




ART IN THE SEVENTIES. GALLERIA TOMMASEO 1974–1979. Trieste, Studio Tommaseo (via del Monte, 2/1)

INAUGURAZIONE sabato 6 aprile 2019 alle ore 18.30

Sabato 6 aprile, alle ore 18.30, inaugura allo Studio Tommaseo la mostra ART IN THE SEVENTIES – GALLERIA TOMMASEO 1974–1979 organizzata da Trieste Contemporanea e dallo Studio Tommaseo.
Dedicata ai 45 anni della Galleria Tommaseo, la mostra ripercorre i primi cinque anni di attività della galleria e restituisce con opere e documenti, lo spirito delle scelte espositive della effervescente direzione artistica di Franco Jesurun. 
Sin dalla sua nascita nel 1974, lo spazio triestino di via Canalpiccolo ha offerto uno sguardo aggiornato sulle avanguardie internazionali, sulle realtà emergenti dell’arte italiana e sui giovani artisti del nostro territorio. I primi passi compiuti in direzione di un’arte esplorativa hanno infatti portato alla realizzazione di importanti mostre, almeno un centinaio tra personali e collettive, e di singolari performance: artisti come Rodolfo Aricò, Renate Bertlmann, Sanja Iveković, Maria Lai, Urs Lüthi, Emanuela Marassi, Ian McKeever e molti altri nomi tra artisti e curatori, hanno contribuito a vivacizzare lo scenario artistico del capoluogo giuliano.
Nel 1984 l’incessante investigazione artistica trova casa in via del Monte diventando Studio Tommaseo: “tre pareti e una scala” (così la definisce Franco Jesurun, intitolando una mostra nel 2004) incorniceranno, e continuano a farlo ancora oggi, le più significative proposte dell’arte contemporanea. L’attività dello Studio si amplierà anche ad altri settori artistici contemporanei e verrà affiancato dall’associazione L’Officina e poi dal Comitato Trieste Contemporanea.
Franco Jesurun descriverà così la sua esperienza da gallerista allo Tommaseo: “La cosa più appassionante del gallerista è vivere con gli artisti, scoprire le loro logiche, approfondire assieme i segreti della vita, conoscere le loro debolezze, realizzare le loro fantasie e poi vedere quasi per magia il loro pensiero materializzarsi in opera, che forse può diventare anche d’arte”. È questo lo spirito con cui ancora oggi lo Studio Tommaseo, con le sue innumerevoli attività, continua il suo intenso viaggio tra le scoperte dell’arte contemporanea.
Saranno esposte opere di: Rodolfo Aricò, Renato Barisani, Renate Bertlmann, Paul Bowen, Luciano Celli, Manuel Chetcuti, Enzo Cogno, Sanja Iveković, Maria Lai, Emanuela Marassi, Fabrizio Plessi, Rudolf Schwarzkogler, Livio Schiozzi, Mario (Piccolo) Sillani, Turi Simeti, Edward Zajec, Alberto Zilocchi.
I documenti saranno su: Robert Adrian, Rosario Bruno, Linda Christanell, Mario Deluigi, Piero Dorazio, «Grafica pop americana e inglese», «L.H.O.O.Q.», Urs Lüthi, Ian McKeever, «Moltiplicazione», Giorgio Morandi, «Narrative Art», Annibale Oste, Nino Ovan, Gino Pellegrini, Robert Rauschenberg, Carmelo Zotti.
La mostra, che proseguirà fino al 27 aprile, è organizzata, a cura di Giuliana Carbi Jesurun, dallo Studio Tommaseo e da Trieste contemporanea in collaborazione con L’Officina e con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Andrea Forliano