CHIUDE IL VICENZA CITTÀ IMPRESA, TRE GIORNI DI DIBATTITI AFFOLLATI SUL FUTURO DELL’ECONOMIA E DEL NORD DIMENTICATO

 

Si è chiusa oggi pomeriggio a Vicenza l’edizione primaverile delCittà Impresa – Festival dei Territori Industriali: una tre giorni da tutto esaurito, con sale affollate da centinaia di giovani giunti da ogni parte d’Italia e da imprenditori e professionisti interessati ad approfondire i temi chiave dell’economia, della finanza, delle nuove tecnologie e del mondo del lavoro.

145 relatori, 37 appuntamenti, oltre 200 giovani studenti e ricercatori da tutta Italia: sono solo alcuni dei numeri che hanno caratterizzato la manifestazione di quest’anno e che dimostrano come, in questi dodici anni di lavoro corale, il Festival sia divenuto un luogo di dibattito, informazione e riflessione sulle sfide che deve affrontare l’economia e la società del nostro Paese.
A testimoniare il ruolo di primo piano raggiunto dall’appuntamento la presenza di esperti nazionali e internazionali, come Michael Spence, premio Nobel per l’Economia 2001, Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Mario Monti, presidente dell’Università Bocconi, già presidente del Consiglio e commissario europeo alla Concorrenza,Giulio Tremonti, presidente Aspen Institute Italia, Giuseppe De Rita, presidente Censis, Tiziano Treu, presidente CNEL, Francesco Giavazzi, docente di Economia politica all’Università Bocconi di Milano, e Ilvo Diamanti, università di Urbino.
Uno dei momenti cardine della manifestazione si è svolto durante la cerimonia di inaugurazione, con la lectio magistralis di Michael Spence, premio Nobel per l’Economia 2001, sulla rapida transizione dell’economia globale. Ma nel corso della manifestazione, gli ospiti della kermesse vicentina si sono interrogati anche sull’andamento dell’economia del nostro Paesee in particolare sulla forza di industria e manifatturiero.
E proprio le aziende sono state le protagoniste di questa edizione del Festival Città Impresa, grazie anche alla presenza di imprenditori e manager di spicco, come Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale Ferrovie dello Stato Italiane, che ha discusso delle interconnessioni tra infrastrutture e crescita, o Alberto Dal Poz, presidente Federmeccanica, eMaurizio Stirpe, vicepresidente Confindustria, che si sono confrontati sulle sfide che attendono la nuova industria della mobilità e ancora, Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria, Federico Visentin, presidente CUOA Business School, Fabio Storchi, presidente Unindustria Reggio Emilia, e Carlo Bonomi, presidente Assolombarda. Al centro del dibattito anche le potenzialità delle aziende“champion”, quelle imprese al centro dell’indagine condotta da ItalyPost e L’Economiadel Corriere della Sera che hanno dimostrato di aver saputo battere la crisi e che continuano a combattere le difficoltà grazie alla loro capacità di creare valore. Tra i rappresentanti di tali aziende, si sono confrontati Piergiorgio Cattelan, presidente Cattelan Italia, Enrico Franzolin, presidente Unox, e Diego Nardin,amministratore delegato Fope.
La manifestazione di Vicenza è stata anche l’occasione per riflettere sulle nuove misure economiche introdotte dal governo gialloverde, dalla flat tax al reddito di cittadinanza. Anche larivoluzione digitale è stato un tema affrontato da diverse prospettive: dalle indagini dell’Antitrust sui colossi del web, argomento affrontato da Mario Monti, presidente Università Bocconi, già presidente del Consiglio e commissario europeo alla Concorrenza, alla proprietà intellettuale nell’epoca del 4.0; dalla trasformazione della comunicazione politica, che oggi vive anche attraverso i social, ai cambiamenti tecnologici che le imprese devono essere in grado di affrontare tutti i giorni.
Numerosi anche i confronti che hanno dato spazio alla riflessione sulle trasformazioni che attraversano il territorio italiano. Nel corso della tre giorni vicentina, infatti, il dibattito si è acceso sulle ripercussioni a Nordest in seguito agli accordi stretti con la Cina, esplorate da Zeno D’Agostino, presidente Porto di Trieste e vicepresidente ESPO, e Vincenzo Petrone, direttore generale Fondazione Italia Cina, ma anche sulle analogie e sulla differenze tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna; il dialogo a singhiozzo tra Milano e il Nord Italia è stato il tema affrontato da Aldo Bonomi, sociologo e direttore AAster, mentre il rebus dell’autonomia regionale è stato l’argomento che ha visto protagonisti gli interventi di Roberto Maroni, già presidente della Lombardia, Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera.
Di grande interesse gli incontri dedicati ai temi del lavoro e dellaformazione: da quello curato da Niuko Innovation & Knowledge, che ha affrontato l’argomento delle nuove skill nell’era dei lavori ibridi, a quello sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, considerato uno strumento chiave per scoprire le competenze del futuro, fino all’incontro che ha visto tra i suoi protagonisti Giuseppe De Rita, presidente Censis, sui nuovi numeri dell’occupazione a Nordest.
Nel corso della manifestazione c’è stato spazio anche per la cultura, prima con l’incontro con Romolo Bugaro, autore di Effetto Domino (Einaudi) e di Non c’è stata nessuna battaglia (Marsilio Editore), che ha discusso delle trasformazioni della società a Nordest, e poi con l’evento di chiusura del Festival, che ha portato in primo piano “Le idee di Cesare De Michelis”.
Ad arricchire la qualità del pubblico e del dibattito anche centinaia di studenti e ricercatori provenienti da tutte le migliori università italiane, che quest’anno hanno anche avuto l’interessante opportunità di incontrare Baxi, Polidoro, Forgital Italia AFV Acciaierie Beltrame, quattro aziende di eccellenza del vicentino, e di svolgere dei veri e propri colloqui di lavoro: durante questa edizione del Città Impresa, infatti, è stato inaugurato “La Casa delle Imprese”, progetto che potrebbe aprire ai giovani partecipanti leporte di una futura posizione lavorativa.
«Il Città Impresa quest’anno è cresciuto grazie a due fattori: da una parte un maggiore coinvolgimento della città che si è tradotto in una massiccia partecipazione di imprenditori e professionisti ai convegni e ai confronti che si sono tenuti in questi tre giorni, dall’altra una crescita della proiezione nazionale della manifestazione che ha permesso di avere un parterre di ospiti davvero eccezionale. Ringrazio quindi, oltre alle amministrazioni comunali precedenti con le quali abbiamo avviato il Festival a Vicenza, il Sindaco della Città e Presidente delle Provincia Rucco, l’assessore Giovine, le associazioni di categoria e tutti i partner che hanno permesso di realizzare questa dodicesima edizione del Festival» ha commentato Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost.



ENZO IACCHETTI da mercoledì in tournée in FVG con LIBERA NOS DOMINE

Ritorna in questo finale di stagione uno degli spettacoli che il pubblico del Circuito ERT ha maggiormente apprezzato nell’annata 2017/2018. Libera nos Domine, l’ultimo lavoro per il teatro di Enzo Iacchetti, sarà ospite nei prossimi giorni di quattro sale teatrali della regione. La breve tournée inizierà mercoledì 3 aprile all’Auditorium Aldo Moro di Cordenons, proseguirà giovedì 4 aprile al Teatro Ristori di Cividale e venerdì 5 aprile al Teatro Italia di Pontebba per concludersi sabato 6 aprile all’Auditorium Biagio Marin di Grado. Tutte le serate avranno inizio alle 21 con l’eccezione di quella dell’Isola del Sole che è programmata per le 20.45.

Libera nos domine è uno spettacolo che presenta il popolare “Enzino” in una veste poco conosciuta al grande pubblico televisivo. Il nuovo lavoro dell’attore, cantante e presentatore cremonese sarà in puro stile Teatro Canzone, distanziandosi così sia dal cabaret delle origini sia dagli ultimi spettacoli teatrali, Niente progetti per il futuro e Matti da slegare, realizzati con l’amico Giobbe Covatta e applaudite nei Teatri ERT nelle scorse stagioni.
In questo
Libera nos Domine, Iacchetti – solo sulla scena ma “aiutato” da effetti speciali coinvolgenti – è prigioniero dell’attualità e vuole liberarsi dai dubbi che lo affliggono su progresso, amore, amicizia, emigrazione e religione, offrendo al pubblico un’ultima ipotesi di rivoluzione. Iacchetti affronta con ironia e provocazione la sua prigionia facendo ridere ma soprattutto emozionare grazie alla sua rabbiosa delicatezza trasmessa anche da canzoni da lui stesso firmate e da brani di Jannacci, Guccini, Faletti e Gaber.

Classe 1952, Iacchetti inizia la carriera di attore comico nel 1979 al Derby Club di Milano, culla del cabaret. Fino al 1985 frequenta il locale con assiduità lavorando con Francesco Salvi, Giorgio Faletti, Walter Valdi, Giobbe Covatta, Malandrino e Veronica, I Gatti di Vicolo Miracoli. Nel 1990 inizia la sua collaborazione con il Maurizio Costanzo Show e nella stagione 1994/95 conduce per la prima volta Striscia la Notizia. Per il cinema interpreta Tifosi per la regia di Neri Parenti, La grande prugna di Claudio Malafonti, Il segreto del successo di Massimo Martelli e In questo mondo di ladri di Carlo Vanzina.

Nel 2007 esordisce dietro la macchina da presa firmando la regia e la sceneggiatura di Pazza di te, cortometraggio che riceve diverse menzioni speciali e premi, tra cui il Giffoni Festival. Nel 2008 esce L’ultimo crodino, film interpretato da Iacchetti insieme a Ricky Tognazzi per la regia di Umberto Spinazzola.

Ha portato in teatro alcuni spettacoli di cui è anche autore: tra gli altri Troppa salute, Gli alberi nani, Storia della teoria bonsai e Il grande Iac. Nel 2000/01 interpreta Risate al 23° piano di Neil Simon e la stagione seguente la commedia Provaci ancora Sam di Woody Allen. Nel 2005 è protagonista di Un virus nel sistema di Richard Strand e di The producers di Mel Brooks. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo Chiedo Scusa al Signor Gaber, e già citati Niente progetti per il futuro e Matti da Slegare con Giobbe Covatta.


Info al sito www.ertfvg.it e chiamando il Centro Culturale Aldo Moro (0434 932725), il Teatro Ristori di Cividale (0432 731353), il Comune di Pontebba (0428 90161) e la Biblioteca Comunale di Grado (0431 82630).

C.L.




Buona la prima di Tudor Udinese 2 – Genoa 0

Meglio non poteva iniziare, dopo solo tre minuti di gioco l’Udinese presentata da Igor Tudor  è già in vantaggio con un Genoa, tramortito e spaesato. Qualcosa di nuovo si vede durante tutto il primo tempo, almeno la testa sembra aver avuto uno scossone più della tecnica. La squadra risponde alle sollecitazioni dell’allenatore e la curva Nord sembra ritrovare un pò di calore per le proprie zebrette. Il coronamento della giornata è lo splendido gol di Mandragora che suggella una prestazione di tutto rispetto per la formazione friulana così mal messa in classifica. Un piccolo barlume di speranza si può intravedere per il proseguimento del cammino . Ora due grossi ostacoli attendono i friulani: martedì a Milano la squadra di Gattuso che non fa sconti a nessuno e poi il fine settimana un altro incontro importantissimo  per la permanenza in serie A con lo scontro diretto con l’Empoli. Per oggi almeno tifosi e allenatore possono godersi una domenica senza patemi.

UDINESE-GENOA 2-0

4′ Okaka, 61′ Mandragora

UDINESE (4-3-3): Musso; Larsen, Ekong, De Maio, Zeegelaar; Fofana (85′ Badu), Sandro (63′ Behrami), Mandragora; De Paul, Okaka (74′ Lasagna), Pussetto. All. Tudor

GENOA (4-4-1-1): Radu; Pereira, Romero, Zukanovic, Criscito; Lazovic (45′ Bessa), Rolon (45′ Pandev), Radovanovic, Lerager; Sturaro (70′ Lapadula); Kouamé. All. Prandelli 

Ammoniti: Rolon (G), Stryger Larsen (U), Sandro (U), Zeegelaar (U), Criscito (G), Bessa (G), Pereira (G)

La redazione sportiva




Otello del Balletto di Roma in prima regionale 2 aprile TEATRO COMUNALE DI CORMONS

LO SPETTACOLO ANDRà POI AL TEATRO MASCHERINI DI AZZANO DECIMO

Una delle produzioni di maggiore successo del Balletto di Roma a firma di uno dei migliori autori italiani di danza contemporanea, ‘Otello’, torna in scena nella versione originale della compagnia romana: il teatro Comunale di Cormons ne ospiterà la prima regionale, martedì 2 aprile, alle 21 (mercoledì 3 aprile, alle 1, sarà al Teatro Mascherini di Azzano Decimo). In scena Vincenzo Carpino, Roberta De Simone, Riccardo Ciarpella, Paolo Barbonaglia, Azzurra Schena. Nel 2019 Fabrizio Monteverde riallestisce per la compagnia del Balletto di Roma l’Otello su musiche di Antonin Dvořák. In questa versione, il coreografo rivisita il testo shakespeariano lavorando sugli snodi psicologici che determinano la dinamica dell’ambiguo e complesso intreccio tra i protagonisti Otello, Desdemona e Cassio. Nell’immaginario comune la figura di Otello è indissolubilmente legata alla gelosia, all’estremizzazione di un sentimento malsano, a quel tipo di gelosia che può culminare in tragedia. A questa visione il coreografo Fabrizio Monteverde si accosta non solo rinunciando all’utilizzo del movente principale dell’azione, cioè la parola, ma moltiplicando esponenzialmente l’azione stessa fino a far diventare il destino del singolo una pena generale. Come nella tragedia di William Shakespeare (1604), anche nella coreografia di Fabrizio Monteverde, è il personaggio di Iago ad insinuare il dubbio fatale del tradimento di Desdemona nei confronti del Moro e ad architettare la trama che condurrà quest’ultimo al folle atto finale. Attraverso la musica di Antonín Dvořák, Fabrizio Monteverde scava nella psicologia dei personaggi shakespeariani e fa dirigere l’azione, oltre che al sentimento principale della gelosia, alle peculiarità singole che ricava da quegli stessi personaggi. In questo modo, Desdemona si carica di quel potere seduttivo che nell’opera originale rimane presente esclusivamente nelle parole di Iago e lo stesso scenario, realizzato sempre dal coreografo,  cambia connotazioni e ruolo: non si sa più se la scena si svolga a Venezia o sul litorale dell’isola di Cipro, i personaggi di Monteverde sono trasportati in un ‘altrove’ in cui ognuno può essere ‘chiunque’ e dove, soprattutto, il ‘diverso’ non esiste. Così Otello perde, oltre che la parola, anche una delle connotazioni che lo caratterizzano maggiormente: il suo destino non è più solo il suo, ma coinvolge le coppie presenti sulla scena, attraverso l’uso frequente del canone nel quale il male, seppur in maniera slittata, colpisce tutti. Il tema dello straniero lascia posto ad una violenza generale che pone l’accento sulle dinamiche relazionali dello scontro e del confronto fra uomo e donna, una riflessione sul perenne conflitto dei sessi nel quale, in questo caso, la donna resta sempre succube. I sentimenti contrastanti che animano la mente del protagonista vengono esaustivamente resi nell’ultimo pas des deux con la sua amata Desdemona, riprendendo alcuni  dei passi che i due coniugi mostravano nella parte iniziale dello spettacolo ma esprimendo un risentimento ed un ribrezzo che Otello non riesce più a controllare: la gelosia sta per prendere il sopravvento. Il dubbio del tradimento lo acceca a tal punto da non riuscire più a toccare la sua amata, non trova più in lei il luogo in cui può risiedere la fiducia del suo cuore. Decaduta la fiducia, Desdemona è spogliata di ogni sua certezza, spogliata anche nelle vesti e condannata ad un destino del quale non fu autrice: Otello uccide la sua amata e, dopo aver ceduto alla disperazione sul corpo privo di vita, ripropone da solo la sequenza danzata con lei. Il mare, ancora vivo sullo sfondo, immagine delle passioni dirompenti che hanno animato tutto lo spettacolo, rimane simbolo dell’impossibilità di questi uomini di arrestare il caos che governa le loro passioni: un contrasto senza soluzione e senza fine.

Prevendite lunedì  dalle 17 alle 19.




Successo ieri, 29 marzo, per l’edizione primaverile LA 50a EDIZIONE DEL CEGHEDACCIO

«Un’edizione così partecipata, festosa e allegra non ce la ricordavamo da anni. Siamo rimasti letteralmente sorpresi da così tanto spontaneo affetto nei nostri confronti. Non ci sono altre parole che un sentito grazie a tutti». A fari spenti e con un filo di commozione, Carlo e Renato Pontoni, anime della manifestazione, commentano così la 50a edizione del Ceghedaccio, il grande evento dedicato agli appassionati di musica anni ’70, ’80 e ’90 che si ripete due volte l’anno, in autunno e in primavera, e che ogni volta richiama migliaia di persone provenienti non solo da tutta la regione, ma anche dal Veneto e dalla Slovenia.

E così è stato anche ieri sera, quando tra parrucche, pantaloni a zampa di elefante, zeppe e camicie dai colletti enormi e sgargianti, di appassionati se ne sono visti tantissimi. Un pubblico colorato, composto soprattutto dai molti che hanno sperimentato ieri per la prima volta l’energia del Ceghedaccio, si è accalcato ai cancelli d’ingresso, non sapendo che per evitare le code è preferibile acquistare il biglietto in prevendita. Così come al banco dove si potevano compilare i moduli per la Ceghedaccio Card, una carta fedeltà che consente una riduzione del costo del biglietto d’ingresso e altre promozioni dedicate alla community. «La prossima volta – commenta Giovanni, che con la moglie Franca è arrivato per la prima volta al padiglione 6 dell’Ente Fiera da Portogruaro – acquisteremo i biglietti in prevendita. Non ci aspettavamo così tanta gente e abbiamo dovuto stare in coda un bel po’ prima di entrare».

Un brindisi al Ceghedaccio

Dietro alla consolle, con una produzione scenografica da grande concerto, c’era, come sempre, Renato Pontoni. A lui il compito di far suonare i dischi, rigorosamente in vinile, facendo ballare il pubblico sulle note dei più grandi successi di sempre. Sul palco anche la Live Band degli Stereolive,che ha letteralmente travolto la platea prima dell’immancabile momento dedicato ai lenti cantati a squarciagola dai presenti e che, come tradizione, anticipa l’esplosivo gran finale. Rigorosissimi, infatti, gli orari d’inizio e fine serata che, come ormai sanno tutti i fedelissimi, non rappresenta semplicemente un’occasione per ballare, ma anche per un sano divertimento in compagnia e, soprattutto, in assoluta sicurezza. Iniziata alle 20 con il buffet e musica live, la festa è proseguita fino all’1.30 di notte. Il tutto condito come sempre da strabilianti effetti “sparati” sulla folla. Dalla pioggia di coriandoli alle decine di mega palloni colorati che ottomila mani si sono passati lanciandoli da ogni parte del dance floor. Per non parlare degli schermi su cui venivano proiettate le immagini in diretta della festa.

Non resta, dunque, che aspettare la prossima edizione autunnale per un evento diventato ormai un vero e proprio fenomeno di costume e che in oltre 25 anni di onorata carriera ha visto oltre 200 mila persone calcare le piste da ballo su cui si sono consumate le suole di migliaia e migliaia di fan.




FOCUS ASIA e TIES THAT BIND le opere selezionate per il 21 Far East Film Festival

Sono 15 i titoli selezionati da Focus Asia, il Project Market del Far East Film Festival dedicato ai “film di domani” con un forte potenziale di coproduzione e cofinanziamento in Europa o in Asia, che verranno presentati dal 30 aprile al 2 maggio durante il FEFF 21 a oltre 200 professionisti del settore all’interno di un ricco programma composto da panel, one to one meeting, proiezioni e momenti di networking.

Il comitato di selezione ha esaminato 95 progetti complessivi (giunti a Udine da 31 paesi) ed è composto da 4 rappresentanti di alcuni dei più importanti festival di cinema di genere: Thomas Jongsuk Nam del NAFF – Bucheon International Fantastic Film Festival (Bucheon, South Korea), Sten-Kristian Saluveer del Black Nights Film Festival – Industry@Tallinn & Baltic Event (Tallinn, Estonia), Mike Hostench del Sitges International Fantastic Film Festival of Catalonia (Sitges, Spain) e Valeria Richter del Nordic Factory / Nordic Genre Boost (Oslo, Norway).

Quest’anno il project market prevede la nuova sezione Chinese Focus che include 6 progetti di lingua cinese e rientra nel China Coproduction Day, evento interamente dedicato alle possibilità di cooperazione tra Cina ed Europa (è organizzato in collaborazione con Katherine Lee, produttrice della My Favourite Films – HK).

Grazie alla nuova collaborazione tra Far East Film Festival e HAF – Hong Kong inoltre, il vincitore del Focus Asia Award assegnato ad Hong Kong (il filippino The Grandstand di Mikhail Red) avrà la possibilità di partecipare all’evento udinese.

Focus Asia da quest’anno ha inaugurato un’ulteriore partnership internazionale con Golden Horse Film Project Promotion di Taiwan.

Il Project Market – ricordiamo – è organizzato dal Centro Espressioni Cinematografiche/Far East Film Festival di Udine con la collaborazione del Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, con la Direzione Generale per il Cinema – MiBACT.

Dal 29 aprile al 3 maggio, sempre nel cuore del Far East Film Festival, si svolgerà anche la sessione italiana di Ties That Bind, il workshop di co-produzione Asia-Europa, quest’anno alla sua undicesima edizione, che riunisce professionisti asiatici ed europei nello sviluppo di progetti cinematografici (sotto la guida di esperti del settore altamente qualificati e provenienti da entrambi i continenti).

Tutti i progetti selezionati per il workshop costituiranno una sezione collaterale del mercato e potranno così incontrare i numerosi produttori, finanziatori e distributori presenti nelle giornate di Focus Asia.

Ties That Bind è organizzato dal Fondo per L’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, EAVE, Far East Film Festival di Udine e Southeast Asian Audio-Visual Association (SAAVA) con il supporto di Creative Europe – MEDIA sottoprogramma dell’Unione Europea, Silver Media Group e Aurora Media Holdings.

La seconda sessione si svolgerà il prossimo dicembre a Singapore, all’interno della quinta edizione del Southeast Asian Financing Forum.

FOCUS ASIA 2019 – I 15 progetti selezionati:

 Everybody Leaves, di Phyllis Grae Grande e prodotto da Alemberg Ang (The Philippines)

Hope Dies last, di Stephanie Leitl e prodotto da Hong Kai Sun Austria (China)

In Youth we Trusted, di Hoang Diep Nguyen e prodotto da Hoang Diep Nguyen e Thach Thao Vo (Vietnam)

Plan 75, di Chie Hayakawa e prodotto da Eiko Mizuno-Gray (Japan)

Rosamie, di Joon Goh e prodotto da Elise Shick (Malaysia)

The Convenience Store, di Satoshi Miki e prodotto da Emi Ueyama e Mark Schilling (Japan)

The Sleepless Girl, di François Chang e prodotto da Ke Ma (France, Taiwan, Canada)

Under Construction, di Nadim Tabet e prodotto da Georges Schoucair e Myriam Sassine (Lebanon)

 FOCUS ASIA Award all’HAF – Hong Kong:

The Grandstand, di Mikhail Red e prodotto da Pauline Zamora (The Philippines)

CHINESE FOCUS:

Faruk & Abdullah, di Tawfiq Nizamidin e prodotto da Stefano Centini e Chuti Chang (Taiwan, France, Netherlands)

Honey Badger, di Yan Zhou e prodotto da Yuan Li (China)

Lovers on the Volcano, di Yahan Lei e prodotto da Li Fang (China)

Money is Everything, di Mandrew Kwan e prodotto da Jacqueline Liu e Yuin Shan Ding (Hong Kong SAR China)

The Alaya : Mind Divers, di Chung LEE e prodotto da Sky T.H. Chao (Taiwan)

The Boy from Pluto, di Chuang Shiang-an e prodotto da Patrick Mao Huang (Taiwan)

 TIES THAT BIND 2019 – I 15 professionisti e i 10 progetti selezionati:

France
Dennes Nathalie, The Living

Greece
Drandaki  Maria, Homemade Films
Project: Titanic Ocean

Malaysia
Foo Fei Ling, Ghost Grrrl Pictures
Project: Tiger Stripes

South Korea
Han Sunhee, Plain Pictures
Project: The Final Print

Romania
Ionescu Anda, Alien Film
Project: Igor Cobileanski

China
Lin Chi-an, Coolie Films
Project: Uncharted

Indonesia
Raharja Siska, Elora Films
Project: Mayday

Norway
Renno Fernanda, Fidalgo Film

Belgium
Schoesetters Nancy, TM Media Productions

Romania
Stancu Mihalcea Radu, deFilm
Project: To the North

Poland
Tatko Joanna, Staron-film

Thailand
Thipsena Supatcha, Mobile Lab
Project: Babylon

The Netherlands
Van der Kaaij, Raymond Revolver
Project: Blood of Ghost

Slovenia
Virc Bostjan, Studio Virc

France
Zhou Xinyu, Alcatraz Films
Project: Children

 




Il blues di John Mayall conquista il Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Il mitico John Mayall ha estasiato la settimana scorsa il pubblico udinese con un concerto del tour “85th Anniversary Tour”, organizzato da Azalea al Teatro Nuovo Giovanni da Udine il 22 marzo, che i presenti ricorderanno a lungo. Prima dello spettacolo i dubbi però erano parecchi: l’icona del british blues reggerà per tutta la durata del concerto a 85 anni suonati? Come sarà la compagine che l’accompagnerà sul palco? E poi, dopo una miriade di album pubblicati, Nobody told me (l’ultimo suo lavoro uscito a febbraio) avrà la “forza” che ha contraddistinto i tanti album dell’artista inglese?

Partiamo anzitutto dalla splendida disponibilità di John Mayall nei confronti dei suoi fan: prima dello spettacolo (ma anche dopo) si è concesso pazientemente al pubblico nel foyer del teatro dove si è sottoposto volentieri al rito degli autografi sia sui suoi CD, che da buon imprenditore di se stesso vendeva direttamente al pubblico, sia sui vari album in vinile e CD portati da casa per l’occasione dai fan e che gli venivano sottoposti per un suggello che li avrebbero così resi unici.

Nel frattempo Francesco Piu con il suo sound blues-rock-funky riscaldava lo scarso pubblico  presente al momento nel “teatrone” (ancora impegnato alla caccia all’autografo di John Mayall, ndr),  un one-man-band dotato di una tecnica sopraffina che nel tempo si è ritagliato uno spazio rilevante nel panorama blues italiano e internazionale.

Il primo dubbio riguardo a John Mayall è subito svanito con l’inizio del concerto, a dispetto dell’età il carismatico John ha stupito per la sua energia e la carica vitale, Mayall si è posizionato alle tastiere e con il brano di apertura Nothing to Do With Love ha subito dimostrato che il passare degli anni non ha scalfitto assolutamente la sua tempra, la voce è sembrata addirittura migliore rispetto ad un decennio fa, più incisiva e convincente.

Ma chi ha stupito veramente è stata Carolyn Wonderland, alla chitarra (che insieme a Greg Rzab al basso e Jay Davenport alla batteria hanno supportato il bluesman sul palco), autentica rivelazione della serata; la giovane chitarrista texana ha interpretato una versione totalmente stravolta di Why did you go last night dimostrando di saperci fare sia con lo strumento ma soprattutto con la voce che – scusate il paragone forse un po’ blasfemo – a tratti poteva ricordare quella di Janis Joplin per grinta e intensità. Non da meno gli altri componenti della band: Davenport alla batteria, con un suono preciso e possente ha sostenuto il ritmo della serata e Greg Rzab ha disegnato fraseggi al basso.

John Mayall ha proposto brani dal suo ultimo lavoro Nobody told me secondo alcuni il miglior suo album degli ultimi quarant’anni – pescando ovviamente anche fra la sua sterminata produzione e rivisitandoli in chiave più moderna, una ventata di “freschezza” che il pubblico ha indubbiamente gradito; pubblico, a onor del vero, piuttosto attempato, praticamente inesistenti i giovani (sicuramente non è il genere musicale che li attrae maggiormente) ma i “diversamente giovani” non si sono risparmiati in applausi e incitamenti a Mayall e la sua band.

John Mayall, alternandosi fra tastiere, chitarra e armonica a bocca, a volte suonando anche due strumenti contemporaneamente (fra cui anche l’organo Hammond posizionato a fianco alla Roland) e pezzi in cui l’armonica l’ha fatta da padrone, dimostrando che il fiato ancora non gli manca, ha continuato comunque a dare spazio ai membri della band, Carolyn Wonderland si è quindi esibita alla slide guitar confermando quanto di buono si era già intuito di lei, magnificamente supportata dal basso di Rzab e dalla batteria di Davenport; spazio anche per loro con assoli di rilievo.

Oltre un’ora e mezza di concerto, come detto con continui cambi di strumenti, lasciando intendere che l’età avanzata non rappresenta assolutamente un problema per John Mayall, hanno portato  velocemente ai saluti finali ed all’immancabile bis, la scelta di John Mayall è caduta questa volta su I Want All My Money Back (l’artista varia sempre la scaletta della serata, ndr), tratta dall’album “Find a Way to Care” che ha chiuso il concerto con una standing ovation del caloroso pubblico e sciogliendo tutti i dubbi iniziali. Pubblico si caloroso ma forse un po’ troppo “friulano” e rispettoso delle regole, considerato che almeno sul bis avrebbe potuto alzarsi in piedi e tributare gli applausi da sotto il palco come si conviene ad una performance del genere, ma tant’è…. siamo friulani!

Al termine del concerto l’artista, insieme al resto della band, si è nuovamente concesso ai fan nel foyer del teatro senza lesinare autografi e selfie, rimanendo a disposizione del pubblico fino a che gli ultimi spettatori – riluttanti ad abbandonare il teatro – hanno lasciato libero John ed il suo gruppo; tanto di cappello quindi a questi artisti che nonostante la fama “non se la tirano” per nulla e condividono con il pubblico la gioia di una meravigliosa serata trascorsa insieme.

La scaletta:

  • Nothing to Do With Love (Jerry Lynn Williams cover)
  • Why Did You Go Last Night (Clifton Chenier cover)
  • Dirty Water (The Standells cover)
  • You Don’t Love Me
  • What Have I Done Wrong
  • One Life to Live (John Mayall & The Bluesbreakers song)
  • The Devil Must Be Laughing
  • Distant Lonesome Train
  • Early in the Mornin’ (Louis Jordan and His Tympany Five cover)
  • So Many Roads (Otis Rush cover)
  • Chicago Line (John Mayall & The Bluesbreakers song)

Bis

  • I Want All My Money Back

 

Dario Furlan




Galleria Bertoia PORDENONE Paolo Medici Rinascimento donna 30 marzo – 28 aprile

Paolo Medici è artista dotato di grande tecnica: dopo gli anni giovanili trascorsi nello studio di Corrado Cagli ha saputo trovare un suo itinerario artistico originalissimo frutto di un’attenta ricerca su quello che lui definisce un percorso di “classicità rinascimentale”. L’artista coniuga e rielabora antichissime tecniche di pittura a partire dalle antiche velature dei pittori rinascimentali. Il risultato ottenuto è quello di un effetto naturalistico dove la classicità delle forme rinascimentali, il tema della bellezza, una sorta di mistica della femminilità si fondono in immagini di fascinosa bellezza. Dai suoi ritrattati traspare una continua ricerca della perfezione, un’opera pittorica molto armoniosa che si esprime nella bellezza delle figure e dei volti femminili. Una ritrattistica che non mancherà di suscitare curiosità e meraviglia.




Mostra di ritratti in mosaico in Galleria Bertoia Icons of Art 30 marzo- 28 aprile

inaugurazione sabato 30 marzo ore 18.30

Mosaico e giovani protagonisti in una ampia retrospettiva del lavoro svolto in quattro anni dal concorso

Steve Jobs di Pietro Rosolini

Mosaic Young Talent. In mostra una spettacolare carrellata di ritratti musivi dedicati a noti personaggi del mondo dello

Marlon Brando di Oriana Di Maria

spettacolo e dell’arte, divenuti icone della società contemporanea, realizzati dagli studenti della Scuola Mosaicisti del Friuli. Una saletta espositiva è inoltre dedicata alle opere di Mosaico & Design sviluppate dai giovani talenti della stessa Scuola. Previsto anche un omaggio musivo dedicato al Rinascimento Italiano, nella figura di Leonardo Da Vinci,

Iron ManROBERT DOWNEY JR. di Denise Toson

l’inventore per eccellenza del ritratto moderno: la realizzazione musiva de “La Dama con l’ermellino” è stata affidata alla giovane artista Denise Toson, che nel 2017 ha vinto il Primo Premio del Concorso MYT e nel 2018 ha vinto il Bando nazionale “Sillumina” indetto da Siae e MiBAC.




TEATRO, PORDENONE: DOMANI SUL PALCO DEL VERDI, IL PIANISTA PRODIGIO ALEXANDER MALOFEEV

 A soli 15 anni era già salito sul palcoscenico del Teatro Bolshoi, del Moscow International Performing Arts Center, del Concertgebouw di Amsterdam, della Scala di Milano, della Philharmonie di Parigi, del Queensland Performing Arts Centre in Australia, del Bunka Kaikan di Tokyo e del Shanghai Oriental Art Center Alexander Malofeev nato a Mosca nel 2001, sabato 30 marzo alle 20.45 salirà per la prima volta sul palco del Teatro Verdi assieme all’Orchestra della Toscana per la direzione di Niklas Benjamin Hoffmann, con cui eseguirà il Concerto n.3 in do maggiore per piano e orchestra op. 26 di Sergej Prokof’ev. Pianista prodigio ormai al vertice del pianismo mondiale, vincitore nel 2014 del Concorso Čajkovskij per giovani musicisti, nel 2016 del Grand Prix al Concorso Internazionale per Giovani Pianisti “Grand Piano”, già al fianco di direttori come Valery Gergiev e Yuri Terminakov, Alexander Malofeev nell’aprile 2017 in occasione dei concerti inaugurali del Festival Pianistico di Brescia e Bergamo ha ricevuto il premio “Giovane talento musicale dell’anno”. Nel 2016 l’etichetta Master Performers ha pubblicato il suo primo dvd; la registrazione è stata realizzata al Queensland Conservatorium della Griffit University, in Australia. Oltre alla sorprendente qualità artistica di Malofeev, ci sarà alla direzione Niklas Benjamin Hoffmann, non ancora trentenne eppure una delle più interessanti bacchette della scena internazionale. A rendere l’appuntamento un’occasione imperdibile sarà inoltre il programma che completerà il concerto sinfonico, ovvero Moriana di Carlo Boccadoro (opera del 2015, splendido lavoro in omaggio a Italo Calvino) e la Sinfonia n.1 di Beethoven, partitura considerata un monumento rivoluzionario, una vera e propria pietra di paragone ineludibile per tutti i compositori, proposta speculare al finale di stagione del Teatro Verdi in programma il 6 maggio quando sarà proposta la Nona Sinfonia. Eseguita per la prima volta nell’aprile del 1800 all’alba del nuovo secolo, la Sinfonia n.1 guarda ancora al passato, ma già evidenzia il genio di un compositore che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica. «L’impegno di Beethoven nel campo sinfonico valse a trasformare nel volgere di pochi lustri la Sinfonia da genere di intrattenimento, destinato a un pubblico di ascoltatori specializzati, a veicolo delle più profonde riflessioni dell’autore, rivolto verso un’utenza idealmente universale» scrive nelle note di sala Arrigo Quattrocchi.

La prima di Beethoven farà da pendant al Concerto per pianoforte e orchestra di Prokof’ev, opera che «suona modernista e al tempo stesso neoclassico, poiché crudezze, spigoli, percussivismo meccanico, punzonature sarcastiche, gestualità marionettistiche spuntano sempre fuori da un linguaggio sostanzialmente diatonico, chiazzato soltanto qua e là di stridori dissonanti. Ogni cosa viene inserita nella logica ferrea di una struttura di geometrico equilibrio formale e timbrico che si sostiene su una scrittura controllatissima, trasparente benché corposa: un filo di ferro percorso sempre da una corrente elettrica ad alto voltaggio. Perfino quando il nervosismo ritmico si scioglie nel cantabile» spiega Gregorio Moppi nelle note di sala.

Sul podio a guidare una delle migliori realtà orchestrali italiane, sarà il direttore Niklas Benjamin

Nikla Benjamin Hoffmann

Hoffmannimpostosi all’attenzione internazionale con il Primo premio al Concorso Donatella Flick & LSO a Londra nel novembre 2016, da lì la nomina ad assistente Direttore della London Symphony Orchestra e il suo debutto con la medesima orchestra l’anno successivo.

L’Orchestra della Toscana, che conta 44 strumentisti d’eccezione, si è formata a Firenze nel 1980 tre anni più tardi durante la direzione artistica di Luciano Berio, è diventata Istituzione Concertistica Orchestrale per riconoscimento del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Fin dagli esordi l’ORT ha avuto un occhio di riguardo per la musica del nostro tempo e i suoi interpreti, facendone quasi una propria specializzazione, tradizione che si è mantenuta negli anni.

Quella di sabato sarà un’esibizione unica in regione, che rientra nel pacchetto Abbonamenti Turchese, Fidelity Musica e Musica-Danza (info e biglietti in biglietteria aperta da lunedì a venerdì dalle 16 alle 19, sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19 e on-line www.comunalegiuseppeverdi.it). Dalle 19 nel foyer del Teatro sarà aperto il Caffè Licinio con uno speciale menù pre-spettacolo dedicato alla primavera (prenotazioni alla Biglietteria del teatro tel 0434 247624)