Per Pub e ristoranti ecco il Bergrestaurant Waldtratte

Buongiorno Fork’s Lovers, come anticipato nel precedente servizio continuiamo a farvi scoprire la Carinzia!

Con il nuovo anno i Forks Lover’s hanno deciso di esplorare la vicina Austria, in particolare la Carinzia, con 3 speciali sui locali testati nella zona di Bad Kleinkirchheim.

Andiamo quindi con il Bergrestaurant Waldtratte:

Bergrestaurant Waldtratte GmbH – Familie Bachler

Kleinkirchheim 1

A-9546 Bad Kleinkirchheim

(Raggiungibile solo in ovovia  ….oppure a piedi o con gli sci)

In questo caso il locale non è proprio a portata di mano in quanto si tratta di un “rifugio” a circa metà dei monti Nockberge e per raggiungerlo siamo quindi obbligati a prendere l’ovovia Kaiserburgbahn 1 e scendere alla prima stazione, se invece siete più sportivi il ristorante è raggiungibile dalla pista 1 Kaiserburgabfahrt oppure dalla 7 Strohsackabfahrt (le piste da sci del comprensorio).

La location è veramente incantevole con una vista mozzafiato sulla vallata sottostante e sulle vicine montagne. La struttura in legno, nel classico stile austriaco, è  molto grande e si può mangiare sia all’interno che all’esterno.

Ma entriamo più nel dettaglio: solitamente non siamo abituati a fare recensioni sfavorevoli ma questa volta siamo rimasti piuttosto delusi e non possiamo non menzionare le lacune riscontrate. Inizialmente pensavamo di aver scelto male la serata della cena, Capodanno è  di per se un evento anomalo che porta sempre molto più lavoro e molta confusione, ma sia tornandoci successivamente che sentendo altri pareri possiamo solo confermare la nostra delusione.

Il servizio è spesso molto disordinato, le “comande” vengono servite solitamente per piatto e non per tavolo tant’è che una stessa pietanza viene servita non appena pronta in più tavolate diverse con il risultato che gli altri commensali sono costretti a guardare chi si sta già gustando quanto ordinato attendendo che il piatto scelto sia pronto per essere servito. La richiesta di bevande supplementari al tavolo non trova riscontro se non dopo aver sollecitato più volte il servizio richiesto….. Insomma, qualcosa nell’organizzazione andrebbe rivisto.

Il menù offre le tipiche specialità carinziane, le zuppe: brodo, zuppa all’aglio e gulaschsuppe, i primi: gli immancabili ravioloni e i gnocchetti carinziani,  e il solito assortimento di carni (anche selvaggina e insaccati misti).

Molti piatti presenti sul menù sono però congelati, non che questo sia di per se negativo, soprattutto in posti come questo dove è difficile far arrivare costantemente la materia prima fresca, ma purtroppo le pietanze non sempre sono perfettamente scongelate o correttamente cucinate lasciando insoddisfatti i clienti.

Per gli amanti dello sci che preferiscono una pausa veloce c’è la possibilità di ordinare celermente dei panini, magari seguiti da delle ottime Schnaps (grappe) per digerire, riscaldarsi e tornare rinvigoriti sulle piste.

Per quanto riguarda il servizio dobbiamo ammettere che solo a capodanno è stato particolarmente lento altrimenti, generalmente, è accettabilmente veloce.

Siamo molto dispiaciuti nel fare una recensione del genere, soprattutto per l’ambiente e la location che meritano davvero, ma non c’è la sentiamo di consigliarvi particolarmente questo locale.

E ora andiamo ai voti

Ambiente 5/5  (dove 1 sta per poco consigliabile e 5 un ambiente al TOP)

Qualità/Prezzo 2/5 (dove 1 sta per tutte le tasche ma anche con qualità non sempre eccellente e 5 qualità/prezzo  al TOP)

Simpatia 2/5  (dove 1 sta per personale ed accoglienza da dimenticare e 5 qualità elevata del personale e simpatia  al TOP)

Furlan Guendy

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MAIL: damianoguendy@hotmail.it




GREEN WEEK, UNA SETTIMANA DA TUTTO ESAURITO: 15MILA PRESENZE A TRENTO E NELLE FABBRICHE DELLA SOSTENIBILITÀ

Si è chiusa oggi pomeriggio a Trento l’edizione 2019 della Green Week – Festival della Green Economy, che ha registrato il tutto esaurito negli oltre 30 incontri e confronti della kermesse, con oltre 15mila presenze nelle sale e negli spazi degli incontri per riflettere sui grandi temi dell’economia verde.

130 relatori, 30 “Fabbriche della Sostenibilità”, oltre 300 giovani studenti e ricercatori da tutta Italia: sono solo alcuni dei numeri che hanno caratterizzato la manifestazione di quest’anno e che dimostrano come, in questi otto anni di lavoro corale, il Festival sia divenuto un luogo di dibattito, informazione e conoscenza, di promozione e valorizzazione delle buone pratiche e di riflessione per le mosse da compiere in futuro.
A testimoniare il ruolo di primo piano raggiunto dall’appuntamento la presenza di esperti nazionali e internazionali, come Antonio Calabrò, Salvatore Majorana, Gian Antonio Stella, Domenico De Masi, Aldo Bonomi, Peter Wadhams Norbert Niederkofler.
Uno dei momenti cardine della manifestazione si è svolto durante la cerimonia di inaugurazione, quando Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, ha presentato i risultati della ricerca, elaborata a partire dal rapporto GreenItaly 2018, sui dati della green economy del nord Italia: è emerso che sono oltre 175mila le imprese del nord che negli ultimi 5 anni hanno investito in prodotti e tecnologie per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di anidride carbonica. I risultati non si sono fatti attendere: queste imprese hanno dimostrato di essere più competitive, attirando investimenti e nuove assunzioni.
E proprio il rapporto tra aziende e sostenibilità è stato uno dei leit motiv della Green Week, grazie anche alla presenza di imprenditori e manager di spicco, come il presidente di Davines, Davide Bollati, che ha affrontato il tema dell’innovazione in rapporto ad una gestione imprenditoriale sostenibile, o Ugo Biggeri e Pierluigi Stefanini, rispettivamente presidente di Banca Etica e di Etica Sgr e presidente del Gruppo Unipol e di ASvis, che si sono confrontati sul tema dei finanziamenti responsabili; e ancora, Maurizio Codognotto,amministratore delegato Codognotto, e Franco Fenoglio, amministratore delegato Italscania, che hanno partecipato al dibattito sulla mobilità sostenibile, o Alessandro Invernizzi, presidente onorario Lurisia, che ha portato la sua riflessione sul ruolo del Terzo Settore come fabbrica di capitale sociale.
Al centro del dibattito, però, anche riflessioni sulle nuove frontiere del turismo sostenibile, portate avanti da Lorenzo Delladio, amministratore delegato La Sportiva, e Stefano Ravelli, amministratore delegato APT Valsugana Lagorai, o sull’importanza di comunicare la sostenibilità, come ha sostenuto Rossella Sobrero, presidente di Koinètica. La manifestazione di Trento è stata anche l’occasione per approfondire il tema dell’economia circolare, con contributi di Simona D’Angelosante, responsabile Gas Advocacy Snam, Andrea Segrè, presidente Fondazione Edmund Mach, Claudio Bortolati, amministratore con delega Ricerca e Sviluppo GSC Group, Guido Zilli, responsabile Sostenibilità, Comunicazione e Ricerche di mercato Dani, Paolo Girelli, presidente Ilsa, Giacomo Zorzi, direzione sede Veneto UNIC-Concerie Italiane, Antonio Buzzi, direttore operativo Buzzi Unicem, Giorgio Cappellari, consigliere delegato Fomet, Eleonora D’Alessandri, corporate social responsibility manager CDA Cristiano Sanna, communication manager Irsap, per riflettere sulle conseguenze dei mutamenti climatici e per scoprire le diverse applicazioni nel campo dell’energia rinnovabile.
Ad arricchire la qualità del pubblico e del dibattito anche un gruppo di oltre 300 universitari e ricercatori provenienti da tutte le migliori università italiane, che hanno approfondito le varie sfaccettature della sostenibilità, sia nei tre giorni di incontri a Trento che visitando, nei giorni immediatamente precedenti, 30 Fabbriche della Sostenibilità, sparse in tutto il Nord Italia, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, dalla Lombardia all’Emilia Romagna per poi approdare in Trentino. Aziende, cantieri, centrali hanno aperto le porte per far toccare con mano i principi dell’economia circolare e delle filiere verdi. Il tour delle Fabbriche della Sostenibilità si è aperto con un evento speciale promosso dal Porto di Venezia per scoprire il “Venice Green Innovation Hub”: partendo da VTP-Venezia Terminal Passeggeri, gli studenti e i ricercatori hanno potuto visitare la Bioraffineria di Marghera Eni, il primo esempio di economia circolare nel settore della raffinazione, e Venezia Heritage Tower, patrimonio di archeologia industriale ora trasformato in un hub per l’arte, il business e l’educazione, dove è stato presentato anche il progetto di Venice LNG, new company nata con l’obiettivo di realizzare un deposito costiero per lo stoccaggio e la movimentazione di GNL a Porto Marghera. Un’altra giornata speciale è stata dedicata ad“Arzignano Green Land”, con una full immersion nel distretto della concia, che non solo rappresenta un’eccellenza del made in Italy votato all’export e al successo sui mercati, ma che da anni lavora in un’ottica di circular economy e di abbattimento di inquinamento e sprechi. Nella cittadina vicentina hanno aperto le porte Medio Chiampo, Dani, Ilsa, Gsc Group e Concerie Laba. Ricercatori e studenti hanno potuto visitare anche grandi aziende come Lattebusche, Davines, Scania e Ratti, scoprire produzioni portate avanti nell’ottica dell’economia circolare e della sostenibilità, come da Amorim Cork Italia, Cda, Cielo e Terra, Fomet, Irsap e SolidPower, visitare impianti innovativi come Dolomiti Energia, gli stabilimenti Snam e Buzzi Unicem, e scoprire un esempio di riqualificazione urbanistica ecosostenibile, con la visita al cantiere dell’ex asilo San Martino di Trento.
«Siamo molto soddisfatti per la crescita costante di partecipazione e di attenzione verso una manifestazione che è diventata negli anni il punto di riferimento nazionale sui temi della Green Economy. In particolare, la massiccia presenza di imprese che aprono le loro porte e intervengono per raccontare il loro percorso di sostenibilità è indice di una consapevolezza non più solo etica e civile, ma anche economica, che produrre Green è un fattore competitivo determinante per vincere la sfida su mercati caratterizzati da consumatori sempre più attenti ai temi della sostenibilità», è il commento dei curatori della Green Week.
«La Green Week quest’anno, più degli altri anni, non solo ha messo in collegamento mondi diversi, ma ha anche fatto capire che la scelta della Green Economy è una scelta non soltanto morale ed etica, per evitare i pericoli dei mutamenti climatici e delle altre sfide ambientali, ma è anche determinante per costruire un’economia più a misura d’uomo e per questo in grado di affrontare il futuro.Una scelta in cui peraltro l’Italia ha molto da portare, perché la parte migliore della nostra economia è quella di scommettere sull’ambiente, sulla coesione con i territori, sull’innovazione, sulla bellezza. Questa economia è quella che ci salverà», ha sottolineato il presidente di fondazione Symbola, Ermete Realacci.



i MOMIX al POLITEAMA ROSSETTI con il nuovo spettacolo ALICE dal 6 al 10 marzo

Alice” – il nuovo spettacolo dei Momix firmato da Moses Pendleton arriva a Trieste subito dopo aver letteralmente trionfato alla prima mondiale avvenuta lo scorso 20 febbraio, al Teatro Olimpico di Roma fra applausi scroscianti e standing ovation.

La seconda tappa della tournée da mercoledì 6 a domenica 10 marzo porta la celebre compagnia al Politeama Rossetti il cui pubblico che ha sempre riservato ai Momix molta ammirazione e affetto: a partire da Momix Shownel 1989, infatti, e poi con tutti i loro principali spettacoli, i Momix sono sempre stati ospiti dello Stabile regionale con la loro danza incantevole e sorprendente.

Il segreto del loro successo (il gruppo è stato fondato da Pendleton 38 anni fa) e della popolarità mondiale ottenuta in una parabola artistica impeccabile, è nella loro originalissima cifra stilistica, che scaturisce da una vena dinesauribile fantasia e immaginazione che ballerini e coreografo traducono in danza, usando una tecnica perfetta, unattenta educazione del corpo, una concezione delle luci molto sapiente e una rara e teatralissima capacità di rendere i costumi e altri pochi ed essenziali oggetti di scena lo strumento di una magia senza pari

Questo mondo poetico è chiaramente in sintonia con quello che un timido professore di matematica dell’era vittoriana, Lewis Carroll, aveva inventato per una bambina di dieci anni e le sue due sorelle,nel corso di un’escursione fluviale. Più tardi, Carroll trascrisse quella favola e la fece illustrare da John Tenniel: e da allora generazioni di bambini e di adulti hanno fatto proprio quelluniverso assurdo, curioso, libero dalla logica, colorato come un sogno, pieno di divertimento

Appare naturale che i Momix abbiano provato ad entrare in questo mondo, a lasciarsi ispirare e ad attraversarlo, restituendone gli scorci più suggestivi e incontrandone le stravaganti creature.

«Non intendo raccontare l’intera storia di Alice» ha dichiarato Moses Pendleton «ma usarla come punto di partenza per dare libero sfogo all’invenzione. Sono curioso di vedere cosa succederà, e sto diventando sempre più curioso quanto più conosco Lewis Carroll, che, come me, era un appassionato fotografo. La storia di Alice è piena di immagini e di logica assurda prima dellavvento del surrealismo, esisteva già Alice. “Ask Alice: Chiedilo ad Alice”, cantava Grace Slick in “White Rabbit” ma diceva anche “feed your head: nutri la tua mente”.() È quindi comprensibile il perché penso che Alice sia una scelta naturale per MOMIX e un’opportunità per noi di scoprire fin dove arriva la nostra fantasia. Con questo spettacolo voglio raggiungere sentieri ancora inesplorati nella fusione di danza, luci, musica, costumi e proiezioni () Vedo Alice come un invito a inventare, a fantasticare, a sovvertire la nostra percezione del mondo, ad aprirsi allimpossibile. Il palcoscenico è il mio narghilè, il mio fungo, la mia tana del coniglio».».

E così davanti allo sguardo rapito del pubblico, mentre il corpo di Alice cresce o si rimpicciolisce, quelli dei ballerini mutano per mezzo di oggetti, corde e corpi di altri ballerini e passo dopo passo, danno vita al Bianconiglio, al Cappellaio matto, allo Stregatto, alla Regina di Cuori e al Bruco che consiglia ad Alice di mordere il fungo su cui è seduto, con effetti mutaforma: il mondo di Alice nel paese delle meraviglie continua a lanciare incantesimi.

Lo spettacolo va in scena da mercoledì 6 a sabato 9 marzo alle ore 20.30, sabato in replica straordinaria anche alle 16 e domenica solo in pomeridiana alle 16 è inserito nel cartellone Danzadel Teatro Stabile regionale.

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.




dal 5 marzo alla Sala Bartoli – SHAKESPEARE/SONETTI diretto einterpretato da VALTER MALOSTI e con le coreografie di MICHELA LUCENTI

«Enigma filologico, impenetrabile documento, lettera damore a un destinatario sconosciuto, i Sonetti di Shakespeare diventano qui a pieno titolo uno dei testi teatrali shakespeariani: forse lunico vero monologo maschile della sua teatrografìa. Lordine dei componimenti viene ricostruito in una nuova lingua e una nuova drammaturgia. Un complesso romanzo damore con quattro figure e una sola voce: con il Narratore dei Sonetti Shakespeare crea infatti uno dei suoi grandi protagonisti, un personaggio clownesco e sboccato, straziante e disperato, di allucinata modernità. Una fra le più complesse e grandiose opere di poesia delletà moderna diventa in questo spettacolo un altare sacrificale, un evento di grazia e furore, canto e lamento, beffa e bestemmia, che anticipa igrandi canzonieri damore del Novecento, da Auden a Pasolini, da Salinas a Testori» scrive Valter Malosti presentando Shakespeare/Sonetti di cui è adattatore, regista e interprete e che lo vede collaborare nuovamente con Michela Lucenti e il suo gruppo di lavoro, fra i più importanti ensemble di teatro-danza contemporanei.

Lo spettacolo è in scena alla Sala Bartoli da martedì 5 a domenica 10 marzo per la Stagione Altri Percorsidel Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Shakespeare/Sonetticonclude un trittico che Valter Malosti ha incentrato sulla produzione shakespeariana non teatrale. I Sonetti regalano al regista e interprete preziose ispirazioni, a partire dal tema: quellamore patetico e disperato, infelice e fuori asseche un uomo maturo prova per uno molto più giovane di lui. Per costui il poeta sarà disposto a rendersi ridicolo agli occhi della gente, perché lamore è limpido e spudoratoLa parola di quellamore allora non è solo strumento di dialogo, ma rimandandoci alle stratificazioni della storia anche invocazione, elegia, preghiera, lamento, dichiarazione. È rivolta allindifferente e apollineo giovane cui sulla scena si contrappone il buio della dark lady, il suo furore umorale.

«Malosti chiarisce il critico di SiparioNicola Arrigoni va in cerca di un sotterraneo diario erotico in cui il far young si scontra con una dark lady di poetico rigore, incarnata da Michela Lucenti che presta al plot la sua voce su song di Modugno. Ciò che realizza Valter Malosti è un pensiero, è un teatro di poesia con gli inevitabili e – per lattore/regista naturali – lasciti beniani che una spontanea stratificazione di senso e semantica sulla possibilità che la poesia sia azione e voce, pensiero e suono… ciò che inscena Valter Malosti è labisso del desiderio, è quel guardare alle stelle che finisce col consumarti, è la passione amorosa che avvampa, ma che è anche dolore e patimento, è un darsi totale allaltro da sé per riconoscersi e perdersi. Si esce con questo carico di emozioni assistendo a Shakespeare/Sonetti e per una serata in teatro non è cosa da poco».

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.

 

Giovedì 7 marzo alle ore 18 alla Sala Bartoli Valter Malosti parteciperà allincontro sulla poesia di Shakespeare condotto dal direttore della British School del Friuli Venezia Giulia, Peter Brown. Come sempre, lingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.




INAUGURATO OGGI L’EX ASILO DI BLESSANO DI BASILIANO

È stato inaugurato questa mattina, domenica 3 marzo, l’edificio dell’ex Asilo di Blessano di Basiliano alla presenza delle autorità, tra cui il sindaco di Basiliano Marco Del Negro, l’ex presidente del consiglio regionale Franco Iacop e l’ex assessore alle infrastrutture Mara Grazia Santoro (ringraziati come responsabili principali dell’intervento regionale a favore della ristrutturazione), il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi e l’attuale il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, dei componenti della Pro Blessano e di centinaia di persone accorse non solo dal paese ma tutte le comunità limitrofe del Medio Friuli.

Sono stati proprio i componenti della Pro Blessano, capitanati da un commosso presidente Antonino Dell’Oste, ad acquistare l’edificio nel 2009 per poi cominciare la restaurazione al fine di renderlo disponibile per tutte le attività della comunità. L’ultimo tassello, dopo l’installazione dei corpi illuminanti avvenuta grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Friuli, che si è messa a disposizione con un contributo pari all’80% della spesa per acquistare e montare gli stessi, è stato il posizionamento degli arredi interni.

La storia dell’edificio comincia nel 1947, quando venne acquistato un terreno edificabile proprio allo scopo di farne un asilo, con un impegno da parte di tutti capifamiglia a contribuire sia in manodopera che con quote in denaro. L’opera, mai completata per lo scopo originario, è stata però sempre messa al servizio della comunità di Blessano e delle frazioni limitrofe e dei comuni contermini.

Benché l’edificio fosse strutturalmente completo, per ottenere una piena agibilità è stato necessario presentare un progetto di recupero funzionale e strutturale al fine di rendere il fabbricato conforme alle normative. La spesa totale prevista è di 550mila euro, coperti grazie all’intervento della Regione Fvg, della stessa Proloco e di altri soggetti, come la Fondazione Friuli. Una spesa che restituirà un’ampia sala polifunzionale che potrà ospitare fino a 140 persone a sedere, dove potranno svolgersi rappresentazioni teatrali, cinematografiche e musicali, alcuni spazi di aggregazione per incontri, gruppi di lavoro, corsi di formazione e mostre, un sottopalco e una cucina già inaugurata nel 2014.

Tra gli ultimi lavori effettuati, oltre all’installazione dei corpi illuminanti, anche il recupero del dipinto che decora una delle pareti interne sempre grazie all’indispensabile intervento della Fondazione Friuli.

La ristrutturazione è stata accolta e presentata come un grande lavoro dell’intera comunità che ha guardato al bene collettivo, rimboccandosi le maniche per anni. «Se si ha ben presente l’obiettivo che si vuole perseguire – ha dichiarato il sindaco Del Negro – non si ha paura del tempo e della fatica che si farà ma, tutti insieme, ci si rimbocca le maniche per raggiungerlo».