Presentato ADOTTA UN FILOSOFO_ progetto di formazione della Fondazione Campania dei Festival

ADOTTA UN FILOSOFO
progetto di formazione rivolto alle scuole superiori della Campania

Più di venti filosofi impegnati in un ciclo di lezioni per affidare la memoria della storia europea alle nuove generazioni

Parte a febbraio Adotta un filosofo, progetto di formazione, a cura di Massimo Adinolfi, rivolto agli istituti superiori statali e paritari, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, istituzione culturale presieduta da Alessandro Barbano, che da anni promuove e organizza il Napoli Teatro Festival Italia, diretto da Ruggero Cappuccio.

Professori e studiosi campani come Biagio De Giovanni, Aldo Masullo, Fulvio Tessitore, Vincenzo Vitiello e altri faranno visita agli studenti e alle studentesse dei licei e istituti superiori della Campania per discutere del processo di costruzione politica dell’Europa e del suo avvenire: l’obiettivo è promuovere un ciclo di lezioni, rivolto alle nuove generazioni di europei, con il fine di mantenere in vita l’eredità storica e spirituale dell’Europa e dei suoi padri fondatori.

Con il nostro contributo cercheremo di aiutare le nuove generazioni a tener viva e vitale la memoria della storia europea e del processo politico che ha portato alla sua formazione – sottolinea Massimo Adinolfi, curatore del progetto – per dare ai nostri ragazzi un’opportunità di conoscere l’Europa e le sue istituzioni attraverso l’elaborazione critica del pensiero, una delle forme più alte di espressione, e invitarli a ragionare con maggiore consapevolezza sul suo futuro”.

L’iniziativa è destinata a 60 scuole superiori della regione Campania, selezionate tra quelle che entro fine gennaio presenteranno la propria candidatura attraverso la compilazione del form disponibile al link https://www.fondazionecampaniadeifestival.it/adotta-un-filosofo/. Secondo un calendario che sarà stilato al termine della scadenza per l’adesione al progetto, nei mesi di febbraio e marzo gli alunni degli ultimi anni incontreranno i filosofi per discutere insieme del significato della cittadinanza europea e ripercorrere i momenti fondanti della sua identità.

Abbiamo scelto di comunicare il progetto con un linguaggio vicino a quello dei ragazzi: un’immagine ironica, quasi irriverente, che ritrae 4 dei 21 filosofi in posa con dei cartelli, accompagnati da uno slogan originale dichiara Alessandro Barbano, presidente della Fondazione Campania dei Festival . Ci proponiamo di portare gli accademici dalla cattedra universitaria ai banchi delle scuole superiori, per mettere a disposizione dei giovani una cassetta di attrezzi del sapere dove riporre gli strumenti basilari di conoscenza per diventare i cittadini europei del futuro”.

A conclusione del ciclo di incontri, i ragazzi e le ragazze saranno chiamati a produrre – singolarmente o in gruppi di due o tre studenti – un elaborato testuale o multimediale da sviluppare sulla base dei temi affrontati: ogni istituto invierà alla Fondazione Campania dei Festival il lavoro scelto per partecipare alla selezione finale. Una commissione composta dagli stessi filosofi giudicherà i 6 migliori lavori. A tre studenti di ogni scuola vincitrice sarà offerta la possibilità di partecipare a un viaggio di istruzione presso le istituzioni dell’Unione Europea.

Adotta un filosofo è un progetto dedicato alla naturale vocazione che la Fondazione Campania dei Festival sviluppa sul fronte della formazione delle nuove generazioni spiega Ruggero Cappuccio I filosofi e gli studenti potranno lavorare a quella che dovrebbe essere la missione preminente della scuola: la realizzazione dei sentimenti nell’individuo e la conoscenza di essi grazie alla più antica e più forte delle forme di relazione umana: il dialogo”.

I migliori lavori saranno premiati con una cerimonia pubblica: in quell’occasione tutti gli studenti coinvolti riceveranno una card, valida per due persone, che consentirà l’accesso gratuito a tutti gli spettacoli del Napoli Teatro Festival Italia e la possibilità, per un anno, di accedere gratuitamente alle mostre allestite presso il Madre – Museo d’Arte contemporanea Donnaregina.




ROMA: A Grande Come una Città proseguono gli appuntamenti con Potemkin – Bellissimi film, dibattiti assurdi

Continuano con Elio Petri e con il suo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto gli appuntamenti con Potemkin – Bellissimi film, dibattiti assurdi, il format di Grande Come una Città pensato per aprire la riflessione, emozionale e ricca di allegra confusione, sui potenti temi che il grande cinema ci regala e a ha regalato. Al termine del film Christian Raimo e Mario Sesti parleranno del film con Fabrizio Gifuni.
Una dolce particolarità: l’ingresso, di soli €. 5,00, offrirà al pubblico caffé e cornetto!

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è un film del 1970 diretto da Elio Petri ed interpretato da Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes e del Premio Oscar al miglior film straniero 1971, nonché una nomination per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar dell’anno dopo. Nel cast anche Gianni Santuccio, Orazio Orlando, Salvo Randone, Massimo Foschi.
Dopo aver ucciso l’amante (Bolkan), un importante funzionario della questura (Volontè) sperimenta come sia impossibile, in virtù della sua posizione, essere incriminato;  chi potrebbe denunciarlo non lo fa e la polizia è cieca di fronte ai molti indizi e alle tracce lasciate dal collega. La follia degli apparati,  l’ arroganza dell’autorità, l’ iniquità e l’impotenza della giustizia: nelle forme del poliziesco e del noir, il film pone con inaudita lucidità la domanda più antica (da Aristotele ad Alan Moore): chi controlla i controllori?, mentre ne trae sotto gli occhi dello spettatore tutte le torrenziali conseguenze satiriche e grottesche. Oggi appare inseparabile dagli anni della contestazione studentesca e delle lotte sindacali, quando i registi facevano film che potessero “sentire utili a qualcosa” (Elio Petri), ma il suo ritratto di burocrate schizoide, questo capo della squadra omicidi che commette un assassinio per dimostrare una sorta di immunità divina e mettere sotto torchio anche se stesso, è all’altezza di un “certo Pirandello umoristico e contorto di racconti d’ambiente piccolo borghese romano” (Alberto Moravia), incalzato da un cinema dinamico, euforico, rabbioso e inquisitorio. La sua spedita falcata, la stessa del protagonista, è preceduta e accompagnata dal celebre tema, irridente e marziale,  di Morricone, che avanza allucinatorio nel film con il passo di una marionetta omicida.
A 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, Grande come una città apre questo appuntamento con uno dei più amati film pacifisti e antimilitaristi della storia del Cinema: ma anche un capolavoro che, con i suoi celebri carrelli nelle trincee, la ricostruzione spietata del cinismo del comando, l’ esecuzione finale da antologia, afferma internazionalmente il talento di Stanley Kubrick. Churchill amava la ricostruzione del fronte della prima guerra mondiale del film, Franco, il dittatore spagnolo, lo odiò, la Francia ne impedì la circolazione fino al 1978. Nella battaglia più cruenta, ci sono più di 50 poliziotti di Monaco in divisa come soldati e 30 membri della troupe attenti che i soldati non finiscano là dove esplodevano delle vere bombe. Non devo aspettare 50 anni per sapere che questo è un buon film: lo so già adesso, disse Kirk Douglas, produttore e attore protagonista. Nel finale, toccante, Christiane Harlancanta, piena di timidezza e timore, difronte ad un gruppo di soldati spossati, sfiancati, tristi. Diventerà la moglie di Kubrick, vicino a lui fino alla sua morte.

Multisala Lux, via Massaciuccoli, 31 – Roma

Prezzo biglietto: 5 € (comprende colazione in sala e proiezione)

Per info: grandecomeunacittapress@gmail.com

Ricordiamo che Grande come una Città è un vero e proprio movimento di persone nato nel Terzo Municipio attorno all’assessorato alla cultura, con il progetto di creare con gli stessi abitanti dei quartieri incontri, eventi, arte e cultura animati dal valore della cittadinanza attiva e dalla convinzione che la cultura sia un preziosissimo strumento per costruire cittadini consapevoli.



GRADO: il musical KISS ME, KATE giovedì 24 gennaio sera all’Auditorium Biagio Marin

Uno dei più grandi successi di Broadway allestito dalla Compagnia Corrado Abbati

Il musical Kiss me, Kate di Cole Porter al Biagio Marin di Grado

Un gioco di teatro nel teatro e il rimando alla Bisbetica domata di Shakespeare

Grado Il 2019 teatrale dell’Auditorium Biagio Marin inizia con un musical. Kiss me, Kate, prodotto da un maestro del genere quale Corrado Abbati farà tappa nell’Isola del Sole per un’unica data all’interno del Circuito ERT giovedì 24 gennaio alle 20.45. Kiss me, Kate di Cole Porter è ritenuto da molti il musical perfetto, baciato dal successo fin dal suo debutto a Broadway nel 1948: 1077 le recite consecutive andate in scena, cinque i Tony Awards vinti come miglior musical, miglior autore di musical, miglior compositore, migliori costumi, miglior produttore.


Il musical ripercorre la vicenda narrata da William Shakespeare nella
Bisbetica domata, arricchendola con un gioco di teatro nel teatro. La storia è quella di due attori che un tempo erano marito e moglie e che si trovano a recitare a Broadway nella versione musicale della brillante commedia shakespeariana. Lei sta per risposarsi con un importante uomo politico, lui non disdegna di fare la corte alla giovane soubrette della compagnia. Queste mutate condizioni amorose dei due ex coniugi, fanno sì che fra i due, durante le prove, nascano ripicche e bisticci ma non mancano anche momenti romantici in cui i due ricordano con piacere la loro storia d’amore. L’errore nella consegna di un mazzo di fiori scatena però la rabbia della bella Kate che sulla scena comincia a fare la ribelle. Ma l’arrivo in scena di due buffi gangster, creditori del produttore dello spettacolo, con le loro strampalate trovate creano una serie di esilaranti situazioni comiche che si alternano a momenti di intenso pathos, a meravigliosi momenti di ballo, alle splendide melodie di Cole Porter, portando a termine la recita de La bisbetica nell’ immancabile e spumeggiante happy end!

Maggiori informazioni al sito www.ertfvg.it, chiamando la Biblioteca Falco Marin (0431 82630) di Grado.




Laboratorio teatrale con Mohamed Ba , 1 e 2 febbraio al teatro Miela

Venerdì 1 febbraio,   dalle 16 alle 19  e sabato 2,  dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19,  si  terrà al ridottino del teatro Miela un laboratorio teatrale che vuole indagare il mondo del teatro per capire come si fa a trasmettere una visione reale sul palco.  Si lavorerà sul rapporto tra la parola ed il corpo, sul racconto corale, sul monologo, sul teatro dell’assurdo, e sulla narrazione. Alla fine della seconda giornata  si prevede, una mise en space di ciò si riuscirà ad imbastire nel laboratorio. Si richiede ai partecipanti di portare con se un’ oggetto che porterebbero con se qualora dovessero partire per un viaggio senza la certezza di poter ritornare. Costo del laboratorio è di 80 euro a persona (50 euro per Associazioni convenzionate) e non richiede esperienza teatrale. Il corso prevede un massimo di 15 partecipanti. Per tutte le informazioni e per l’iscrizione chiamare al Teatro Miela 040 365 119 tutti i giorni dalle 10 alle 17 e sabato dalle 10 alle 12.30.

Mohamed Ba nasce in Senegal, il  piccolo grande paese dell’Africa Occidentale. Vive e lavora in Italia da oramai sedici anni ,protagonista azzime a Alessando Mizzi di Come diventare Africani in una notte, che sarà in scena al teatro Miela il 31 gennaio e l’1 e 2 febbraio alle 20.30. Cerca, attraverso il suo  lavoro di formatore, educatore, attore e drammaturgo teatrale, di dare il suo contributo per una rifondazione della nostra  “forma mentis”, mettendo l’uomo al centro. 

Andrea Forliano




30. Trieste Film Festival : i film vincitori

Mentre entrano nel vivo le celebrazioni del trentennale, che fino al 25 gennaio porteranno in città alcuni dei titoli (e degli autori) che hanno fatto la storia del festival, questa sera il Politeama Rossetti ospita la cerimonia di premiazione dei tre concorsi (lungometraggi, documentari e corti) “giudicati” dal pubblico del 30. Trieste Film Festival.

Il Premio Trieste al miglior lungometraggio in concorso va al film DELEGACIONI di Bujar Alimani, sull’estremo tentativo del regime comunista – siamo sul finire del 1990 – di “convincere” l’opinione pubblica internazionale dei progressi di Tirana in tema di diritti umani. Il Premio Alpe Adria Cinema al miglior documentario in concorso segnala invece CHRIS THE SWISS, con cui Anja Kofmel cerca di far luce sul mistero che ancora oggi circonda la morte di suo cugino, nella Croazia in guerra del 1992. All’ungherese LAST CALL di Hajni Kis, infine, il Premio Fondazione Osiride Brovedani al Miglior cortometraggio in concorso.

Nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l’edizione “zero” è datata 1987), il Trieste Film Festival – diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo – è il primo e più importante appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale, che continua a essere un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale”. Più che un festival, un ponte che mette in contatto le diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale.

Qui di seguito l’elenco dei premi assegnati.

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  1. TRIESTE FILM FESTIVAL – I VINCITORI

Il pubblico ha decretato i seguenti vincitori:

CONCORSO LUNGOMETRAGGI
Il Premio Trieste al Miglior lungometraggio in concorso (€ 5.000) va a:
DELEGACIONI (La Delegazione) di Bujar Alimani (AL – F – GR -RKS, 2018)

CONCORSO DOCUMENTARI
Il Premio Alpe Adria Cinema al Miglior documentario in concorso (€ 2.500) va a:
CHRIS THE SWISS di Anja Kofmel (CH – D – HR – FIN, 2018)

CONCORSO CORTOMETRAGGI
Il Premio Fondazione Osiride Brovedani al Miglior cortometraggio in concorso (€ 2.000) va a:
LAST CALL di Hajni Kis (Ungheria, 2018)

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Il Premio Corso Salani supported by Parovel 2019 (€ 2.000), assegnato da una giuria composta da Caterina Mazzucato, Judit Pinter e Rino Sciarretta va a:
MY HOME IN LIBIA di Martina Melilli
con la seguente motivazione:
L’opera affronta in maniera originale una storia vissuta nella realtà e nella memoria di chi è stato privato della sua libertà. Dal punto di vista formale sono molto interessanti i diversi piani del linguaggio.

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Il Premio SkyArte assegnato dal canale Sky Arte HD attraverso l’acquisizione e la diffusione di uno dei film della sezione TriesteFF Art&Sound è stato attribuito a:
RUBEN BRANDT, A GYÜJTÖ (Ruben Brandt, Il collezionista) di Milorad Krstić (Hungary, 2018)

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Il Premio Osservatorio Balcani e Caucaso al miglior documentario in concorso va a
CHRIS THE SWISS di Anja Kofmel (CH – D – HR – FIN, 2018) con la seguente motivazione:
A Chris the Swiss di Anja Kofmel per l’equilibrio virtuoso tra il racconto biografico e la grande storia, per lo stile originale e diretto con cui ci racconta la vicenda di un giovane reporter vittima della violenza che vorrebbe capire. Perché ci presenta l’esito di un’inchiesta ancora attuale e perseguita con tenacia sui combattenti stranieri nella guerra di Croazia e ci offre una profonda riflessione sul male e sulla facilità con cui si cade nella spirale della violenza. Infine, perché ripercorrendo la guerra del 1991 ci ricorda quanto siano siano fragili le nostre società.

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L’EASTERN STAR AWARD 2019, assegnato a una personalità del mondo del cinema che, proprio come il festival, ha gettato un ponte tra il cinema dell’Europa dell’est e quello dell’Europa dell’ovest, va al regista MILČO MANČEVSKI, Leone d’oro nel 1994 con Prima della pioggia e autore con Dust di un western che si fa – appunto – “eastern” volando dall’America di oggi alla Macedonia d’inizio Novecento.

Il CINEMA WARRIOR – CULTURAL RESISTANCE AWARD, dedicato all’ostinazione, al sacrificio e alla follia di quei “guerrieri” che lavorano – o meglio: combattono – dietro le quinte per il cinema, premia quest’anno il direttore del Festival di Sarajevo MIRSAD PURIVATRA

Il PREMIO InCE (Iniziativa Centro Europea) 2019 (€ 3.000) va a ŽELIMIR ŽILNIK, per la coerenza estetica e intellettuale di un autore di punta del cinema jugoslavo che fin dagli anni Sessanta sperimenta forme e linguaggi nuovi e che nel suo ultimo film torna a mettere in primo piano gli emarginati di oggi da un lato e dall’altro le nuove paure delle società occidentali.

Il PREMIO CINEUROPA, assegnato al miglior lungometraggio dal primo portale europeo che promuove il cinema e l’audiovisivo, va a TERET (Il Carico) di Ognjen Glavonić (SRB – F- HR – IR – Q, 2018).

Il PREMIO PAG assegnato da una giuria di giovani tra i 18 e i 35 anni, rappresentanti di associazioni giovanili, va a DELEGACIONI (La Delegazione) di Bujar Alimani (AL – F – GR -RKS, 2018) con la seguente motivazione:
Il regista si muove fluido come l’acqua, elemento fortemente simbolico  nella pellicola, nei meandri dei paradossi storico-politici rafforzati  dallo studio del colore e delle luci.

Andrea Forliano




Auschwitz, una storia di vento: produzione CSS in tour

Tour italiano proprio nelle giornate che in tutto il mondo ricordano l’Olocausto, per Auschwitz, una storia di vento, lo spettacolo teatrale prodotto dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG che trae ispirazione dall’omonima app interattiva per ragazzi ideata e realizzata da Franco Grego per la casa editrice udinese il paragrafoblu.

Lo spettacolo sarà da domani  – mercoledì 23 e giovedì 24 gennaio al Teatro Bruno Munari di Milano, il 26 gennaio a  Teatro Biagi D’Antona di Castelmaggiore, e il 27 gennaio, nella Giornata internazionale della Memoria, sarà ospite al Teatro Quarticciolo di Roma (repliche in matinée anche il 28,29 gennaio) e infine il,  31 gennaio sarà al Teatro degli Atti di Rimini.

Auschwitz, una storia di vento nasce dall’incontro con un racconto digitale che si sfoglia sullo schermo di un tablet e si dimostra capace di raccontare ai bambini l’orrore dell’Olocausto, con toni delicati e poetici.

  1. Il passaggio dalla app alla scena teatrale si deve a Fabrizio Pallara, regista e fondatore del teatrodelleapparizioni, una delle compagnie italiane che più stanno innovando i linguaggi e le forme sceniche del teatro per ragazzi.
    Pallara firma la regia, scene, luci  e l’adattamento teatrale dello spettacolo, e lo costruisce come una partitura di immagini animate – ideate e realizzate dell’illustratore Massimo Raccozzi – in cui sono immersi i due attori protagonisti, Roberta Colacino e Manuel Buttus, in una fortissima interazione fra video, racconto e musica. Scene e costumi sono di Luigina Tusini, assistente alla regia Adriano Giraldi. Lo spettacolo è prodotto dal CSS con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e con la partecipazione della Fondazione Kathleen Foreman Casali, in collaborazione con la compagnia teatrale Mamarogi e teatrino del Rifo.

La storia: JouJou e Didier sono fratello e sorella, due adulti, che sono stati bambini ad Auschwitz.
Attraverso i loro occhi il racconto della loro storia dentro la Storia: il viaggio verso il campo di concentramento e la vita all’interno, ricordi che affiorano da quel tempo tragico che negava la vita e poi se la portava via.
Una storia tra mille: i giochi e la fantasia per sfuggire all’orrore, per vedere al di là del filo spinato, oltre la neve, oltre il vento che sempre soffiava, e trovare una flebile speranza, il miraggio del ritorno a casa.
Una storia che non dà risposte ma continua a creare domande, per riflettere su quello che è accaduto e che continua ad accadere, dentro un’umanità senza memoria. Lo spettacolo diventa così un diario, fatto d’immagini, emozioni, di suoni e musiche, di spazi, di persone e di vento, e poi il cancello di Auschwitz al centro della scena, come monumento, confine sottile tra umano e disumano.
Un emblema per parlare di ogni discriminazione.
Lo spettacolo è per tutti, particolarmente consigliato alla visione in famiglia, per un pubblico di adulti e bambini, dagli 8 anni in su.




Domenica 27 gennaio oltre la shoah Teatro Verdi di Trieste

Oltre la Shoah” al Ridotto del Teatro Lirico Giuseppe Verdi
Concerto diretto dal Maestro Davide Casali per la “Giornata della Memoria”

Domenica 27 gennaio, ore 18.00

Prima esecuzione assoluta per l’Italia della Sinfonia n° 1 in fa maggiore
di Jan van Gilse

Una prima esecuzione assoluta per l’Italia della Sinfonia n° 1 in fa maggiore di Jan van Gilse per commemorare la “Giornata della Memoria”, durante il concerto “Oltre la Shoah”, che la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste propone domenica 27 gennaio (alle ore 18.00), nella Sala “Victor de Sabata”, Ridotto.
A dirigere l’Orchestra della Fondazione ci sarà il Maestro Davide Casali, triestino, classe 1970, che dopo aver ottenuto il diploma in clarinetto al Conservatorio Tartini di Trieste, dove ha studiato anche composizione, chitarra classica e flauto dolce, ha intrapreso lo studio della direzione d’orchestra con il maestro Francesco Mander, proseguendolo all’European Conducting Academy.
Davide Casali si occupa principalmente di musica classica, contemporanea ed etnica e, soprattutto, di musica e cultura ebraica. Nel 1990 ha fondato l’orchestra Abimà, con la quale svolge un’intensa attività concertistica, che lo ha portato dirigere in tutta Italia, privilegiando opere contemporanee o brani di rara esecuzione.

Davide Casali

Nel programma del concerto per la “Giornata della Memoria”, oltre al brano di van Gilse, l’Adagio per orchestra d’archi, “In memoria di mio padre” (Trieste aprile 1942) di Vito Levi e la Sinfonia in la minore per grande orchestra op. 1 di Franz Schreker.




Presentato il Premio Galileo 2019 a Padova

È stata presentata questa mattina, nella Sala Giulio Bresciani Alvarez hodi Palazzo Moroni sede del Comune di Padova, la XIII edizione del Premio Galileo per la Divulgazione Scientifica. A illustrare l’edizione di quest’anno l’assessore alla Cultura del Comune di Padova Andrea Colasio. Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti anche il prorettore dell’Università degliStudi di Padova Fabrizio Dughiero e il fondatore di ItalyPost e promotore del Galileo Festival Filiberto Zovico.
«Per la sua storia e la sua originalità, il Premio Galileo è un patrimonio della nostra città – ha commentato l’assessore Colasio – e il nostro obiettivo è quello di valorizzarlo al meglio. Abbiamo bisogno di divulgazione scientifica di alto livello e di legare questa opera di diffusione della conoscenza all’innovazione tecnologica e scientifica e a eventi che ci consentano di rivolgerci a un pubblico il più ampio possibile. Dato il grande successo dello scorso anno – ha aggiunto l’assessore – che ha portato peraltro ai vertici delle classifiche dedicate alla saggistica il libro vincitore, abbiamo deciso di proseguire la collaborazione con il Galileo Festival dell’Innovazione, uno dei più importanti eventi nazionali di divulgazione scientifica e tecnologica, diventandone co-promotori. La cerimonia di premiazione del Premio letterario sarà parte integrante del Festival e rappresenterà la punta di diamante di questa manifestazione, che coinvolgerà studenti universitari provenienti da tutta Italia. Investire sui giovani e far conoscere Padova come meta di turismo scientifico e culturale è per noi di vitale importanza».
CASE EDITRICI

Una delle novità più importanti della XIII edizione del Premio è l’ampliamento della platea degli editori che hanno risposto al bando di partecipazione, praticamente raddoppiata rispetto all’edizione 2018, composta da nomi di case editrici note e meno note. Questa grande attenzione nei confronti del Premio ha portato di conseguenza a far crescere il numero di volumi candidati, aumentati di circa il 50% rispetto all’edizione dello scorso anno.

Quest’anno il Comune di Padova, grazie al risparmio ottenuto dall’ottimizzazione di alcuni costi, investirà in una importante campagna pubblicitaria sui media a livello regionale e nazionale. L’obiettivo è promuovere, su tutto il territorio italiano, i cinque libri finalisti e la città di Padova come meta di turismo culturale e scientifico. «Stiamo pianificando delle uscite sui principali quotidiani nazionali – dice ancora l’assessore – permettendo così agli editori di avere un supporto pubblicitario importante sui titoli finalisti, ma, al contempo, promuovendo la città di Padova con tutte le sue ricchezze culturali e scientifiche. Saremo attivi con un ufficio stampa dedicato e avremo un’attenzione speciale per i social network, anche attraverso le dirette Facebook delle presentazioni dei libri e della cerimonia finale».
GIURIA SCIENTIFICA

La Giuria che sceglierà i cinque libri finalisti avrà come Presidente Elena Cattaneo, farmacologa, biologa e senatrice a vita, tra le principali scienziate impegnate nella ricerca sulle cellule staminali, con oltre cento pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali, come Science, Nature, Nature Genetics, Nature Neuroscience, Journal of Neuroscience, Journal of Biological Chemistry. Dopo il dottorato in Biotecnologie applicate alla farmacologia presso l’Università Statale di Milano, Elena Cattaneo è stata ricercatrice al Massachusetts Institute of Technology e poi all’Università di Milano, dove ha anche insegnato dal 2001, ricoprendo diverse cattedre. Direttrice del laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze dell’UniversitàStatale di Milano, co-fondatrice e direttrice del Centro interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali dell’Università di Milano (UniStem), è stata attiva in una serie di iniziative mirate a conferire alla scienza un ruolo importante nel dibattito politico in Italia, dal caso Stamina al rilancio della ricerca sugli ogm. Una Presidente donna in una Giuria che valorizza il ruolo delle donne in ambito scientifico.

A lei si affiancano cinque autorevoli giornalisti specialisti della divulgazione scientifica e rappresentanti dei principali gruppi editoriali italiani: Gabriele Beccaria, firma de La Stampa e dell’inserto Tutto Scienze; Luca De Biase, giornalista de Il Sole 24 Ore e fondatore della sezioneNòva dedicata all’innovazione; Luca Fraioli, caporedattore della Redazione Scienze, Ambiente, Tecnologia e Salute de La Repubblica; Anna Meldolesi, giornalista e saggista del Corriere della Sera e Le Scienze e tra i finalisti dell’edizione 2018 del Premio Galileo con il libro “E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico” (Bollati Boringhieri, 2017); e infineRossella Panarese, autrice e conduttrice di Radio3Scienza, il quotidiano scientifico di Rai Radio 3.

Oltre ai giornalisti scientifici, grazie alla collaborazione con l’Università diPadova la Giuria vedrà la partecipazione di cinque docenti universitari in grado di rappresentare la comunità scientifica dell’Ateneo: Giovanna Capizzi, professoressa associata del Dipartimento di Scienze Statistiche;Rodolfo Costa, professore ordinario di Genetica; Piero Martin, professore di fisica sperimentale al Dipartimento di Fisica e Astronomia “G.Galilei” e tra i finalisti del Premio Galileo 2018 insieme ad Alessandra Viola con “Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti” (Codice Edizioni, 2017); Giulia Treu, professoressa associata presso il Dipartimento di Matematica “Tullio Levi Civita” Maria Elena Valcher, professoressa ordinaria di Automatica del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione.
LA GIURIA POPOLARE
Il libro vincitore verrà scelto nell’ambito della cinquina finalista dalla giuria “popolare”.

Proprio la settimana scorsa, sono state inviate 9.000 mail ad altrettanti docenti delle Università Italiane (nonché, ovviamente, a tutti i Rettori) affinché invitassero i propri studenti a candidarsi a far parte della Giuria che, con voto segreto, decreterà il vincitore. Gli studenti universitari che sceglieranno di partecipare, riceveranno in formato elettronico i cinque libri finalisti da leggere impegnandosi a raggiungere Padova per assistere alle presentazioni dei cinque finalisti, in programma giovedì 9 maggio, e alla cerimonia di premiazione, che si svolgerà venerdì 10 maggio nell’Aula Magna dell’Università di Padova.
Della giuria popolare faranno parte anche gli studenti di dieci classi delle scuole secondarie di secondo grado, cinque della provincia di Padova e altre cinque di altre province d’Italia. Un importante segnale di attenzione anche verso gli studenti più giovani.

Centinaia di giovani che si aggiungeranno ai moltissimi altri che parteciperanno al complesso delle iniziative del Galileo Festival. Un effetto partecipazione che si farà sentire in tutta la città in termini anche turistici.
LE SINERGIE

Il Galileo Festival dell’Innovazione, promosso dal Comune di Padova – manifestazione che nelle scorse edizioni ha avuto ospiti come il Premio Nobel per la Fisica Andre K. Geim, Alberto Sangiovanni Vincentelli dell’Università di Berkeley o Viktor Mayer-Schönberger dell’Università di Oxford – fino al 2017 si svolgeva in contemporanea con il Premio Galileo, ma a partire dall’edizione 2018 i due eventi hanno creato una sinergia che si è rivelata fondamentale per proporre un upgrade del Premio e dargli un pubblico più vasto. Lacerimonia di premiazione si svolgerà anche quest’anno nella sala al cui ingresso si trova la cattedra di Galileo, ovvero l’Aula Magna dell’Università di Padova, anche per rimarcare la simbiosi tra Città e Università.




IO, NAZARIO SAURO Un monologo di Francesco Cevaro al Teatro San Giovanni Venerdì 25 gennaio, alle 20.30,

La Compagnia della Testa presenta lo spettacolo Io, Nazario Sauro, scritto, diretto e interpretato da Francesco Cevaro, con la partecipazione di Alessandro Nicosia.
Nazario Sauro.
Spesso, camminando per le strade e per le piazze delle città italiane, ci si imbatte in vie, scuole, enti dedicati a questo personaggio storico.
Ma chi era costui, qual è la sua storia e perché è citato nelle vie delle città?
Dopo accurate ricerche storiche, motivata anche dall’occasione del centenario della Grande Guerra, la Compagnia della Testa mette in scena Io, Nazario Sauro, ritratto indedito di un eroe della Grande Guerra: la storia del patriota irredentista italiano nativo dell’Istria, vissuto tra la fine dell’ottocento e la Prima Guerra Mondiale.
In questo monologo si immaginano gli ultimi sessanta minuti di vita di Nazario Sauro, italiano ma all’anagrafe suddito austro-ungarico, condannato a morte per alto tradimento dal tribunale di Pola, allora territorio dell’Impero. Solo contro tutti e in attesa del tragico epilogo, Nazario Sauro scrive una lettera ai suoi figli. Ma mentre scrive, la mente distratta gli fa ripercorrere a tratti la sua intera vita, privata e pubblica, dall’infanzia alla maturità, passando per il lavoro come marinaio commerciale, i tanti amici nella sua Capodistria, il matrimonio; ma anche ovviamente le imprese belliche, col supporto attivo alla causa indipendentista albanese contro i Turchi; arrivando alla decisione, allo scoppio del conflitto mondiale, di raggiungere Venezia e di combattere per l’unificazione dell’Istria all’Italia, con tutto quello che ne seguì.
Lungi da essere solo una semplice descrizione storica, Io, Nazario Sauro è soprattutto il racconto intimo del lato umano di questo perRsonaggio, che mette in discussione le sue convinzioni, le sue idee e le sue scelte proprio nell’ultima puntata della sua vita.
“Bella rappresentazione, equilibrata, fedele, coinvolgente. Non era facile capire e interpretare mio nonno, Cevaro ci è riuscito benissimo catturando il pubblico che alla fine lo ha ripagato con un lungo e caloroso applauso”. Romano Sauro, nipote di Nazario Sauro.
Ingresso unico a 10€.
Per qualsiasi ulteriore informazione, scrivete pure a: info.teatrosangiovanni@gmail.com.
Teatro San Giovanni
Via San Cilino 99/1, 34138 Trieste info.teatrosangiovanni@gmail.com Facebook: /teatrosangiovanni
Ufficio stampa:
Francesca Giorgini
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Teatro Torti di Bevagna 26 gennaio festival Assisi Suono Sacro

Sabato 26 gennaio, ore 21.00, il Teatro Torti di Bevagnaospiterà una particolare anteprima del festival Assisi Suono Sacro 2019 con i Dervisci Rotanti. Sul palco  due Dervisci turchi Tugba Hasbal e Ishak Urun che suonano il flauto Naj accompagnati da alcune basi musicali e ricamati da un secondo flauto, quello di Andrea Ceccomori che parteciperà all’evento con alcune sue interpretazioni in dialogo con le melodie del mondo arabo a sottolineare l’importanza della musica come veicolo di pace e di dialogo. L’evento, infatti, anticipa gli appuntamenti, in programma al Festival Assisi Suono Sacro 2019 (2 agosto 2019, Santa Maria degli Angeli), dedicati a Francesco e il sultano in occasione anniversario (800 anni) dall’incontro fra il Sultano Malik al Kamil d’Egitto e San Francesco. La serata sarà presentata da Katia Ciancabilla con una conferenza introduttiva sul tema  a cura di Gabriele Bianchi noto sufista.
L’evento gode del Patrocinio del Comune di Bevagna e vede la collaborazione tecnica dello Studio Ciancabilla(www.studiociancabilla.it), di Investincultura e, dello  Studio Viceversa e della Fondazione Camelot di Firenze.