RINVIATA LA PRIMA DI LUISE CON GDA COMMUNICATION

RINVIATA LA PRIMA DI LUISE CON GDA COMMUNICATION

 L’annullamento, causa maltempo, del Rally Bellunese rimanda il debutto dell’ex seconda guida Grifone con i colori della scuderia modenese.

Modena, 29 Ottobre 2018 – Rinviato a data da destinarsi la prima uscita di Matteo Luise in casacca GDA Communication, complice l’annullamento del Rally Bellunese che doveva andare in scena, a Santa Giustina, tra Sabato 27 e Domenica 28 Ottobre.

Un debutto atteso da molti, quello dell’adriese sulla Skoda Fabia R5 di S.A. Motorsport Italia assieme al compaesano Fabrizio Handel, con la scuderia di Modena che aveva riposto la propria fiducia per puntare ai vertici assoluti.

L’allerta meteo rossa, diramata nei giorni antecedenti l’evento, ha costretto gli organizzatori ad annullamento.

“Il Comitato organizzatore Tre Cime Promotor” – si legge nel comunicato – “comunica l’annullamento per cause di forza maggiore, non dipendenti dalla propria volontà, né da proprie negligenze, del 33° Rally Bellunese. A seguito dell’avviso di criticità idrogeologica ed idraulica n.62/2018 emanato dal Centro Funzionale Decentrato della Regione Veneto con il quale è stato dichiarato – dalle ore 9 di sabato 27 ottobre e sino alle ore 14 di lunedì 29 ottobre – lo stato di ALLARME per criticità idrogeologica nei Comuni rientranti nella circoscrizione Vene A e Vene H (in cui rientrano i Comuni di Santa Giustina, Lentiai, Cesiomaggiore, Sedico, Trichiana e Limana, ove è in programma la manifestazione), nel corso della riunione dell’Unità di Crisi tenutasi in data odierna nella sede della Prefettura di Belluno – alla quale hanno preso parte tutte le componenti del sistema provinciale di Protezione civile – è emersa l’esigenza di sospendere TUTTE LE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE in programma nel periodo di validità dell’avviso di criticità, in funzione di tutela della pubblica incolumità. Il Comitato organizzatore del 33° Rally Bellunese, profondamente amareggiato per l’accaduto, si sente in dovere di ringraziare tutti coloro che, in ogni forma, si sono prodigati spassionatamente, con grande dedizione e professionalità per garantire l’allestimento della competizione.”

Seppure la stagione agonistica 2018 sia ormai agli sgoccioli Luise non getta la spugna e, nelle prossime giornate, valuterà assieme allo staff di GDA Communication e S.A. Motorsport Italia un’eventuale nuova data in calendario dove poter tornare al volante della Skoda Fabia R5.

“Siamo rimasti molto delusi ed amareggiati” – racconta Luise – “ma è ovvio che la decisione presa dall’organizzazione sia indiscutibilmente la migliore. Le previsioni meteo della vigilia non promettevano nulla di buono e, quindi, è naturale conseguenza quanto accaduto. A dire il vero forse, per noi, è meglio così. Non avendo la possibilità di correre spesso con queste vetture ritrovarsi a farlo su torrenti d’acqua, invece di strade, avrebbe rovinato il gusto del divertimento. Abbiamo aspettato tanti mesi per questo momento e non intendiamo aspettarne altrettanti perchè arrivi il nuovo anno. Nelle prossime giornate valuteremo assieme alla scuderia GDA Communication ed al team S.A. Motorsport Italia se ci sarà la concreta possibilità di affrontare un’altra gara, in sostituzione al Bellunese. Altro che dea bendata. Mi sembra ci veda bene.”

LA DEA BENDATA INSEGUE LUISE, ANCHE AL BELLUNESE

L’adriese, complice l’annullamento dell’evento per allerta meteo, si è visto costretto a digerire un altro colpo gobbo della sorte, rinviando l’esordio sulla Skoda Fabia R5.

Matteo Luise e la dea bendata continuano a viaggiare a braccetto, con quest’ultima che non accusa particolari problemi di vista, specialmente nei confronti dell’adriese.

Tanti, lunghi, mesi di attesa che il pilota polesano aveva vissuto con positività, desideroso di sedersi finalmente al volante della Skoda Fabia R5, griffata S.A. Motorsport Italia, e di godersi il ritorno sulle speciali dell’edizione numero trentatre del Rally Bellunese.

L’arrivo di una forte ondata di maltempo ha però indotto il comitato organizzatore dell’appuntamento, in programma per Sabato 27 e Domenica 28 Ottobre, ad annullarlo.

Un vero peccato per l’adriese che, affiancato dal compaesano Fabrizio Handel alle note, si preparava ad indossare, per la prima volta, la casacca della scuderia modenese GDA Communication.

Nonostante l’ennesimo boccone indigesto Luise non demorde e, in questi giorni, valuterà assieme allo staff di S.A. Motorsport Italia e GDA Communication una nuova, possibile, data.

“Viste le previsioni la decisione è stata giusta” – racconta Luise – “perchè correre con dei torrenti al posto delle strade diventava pericoloso. Per chi, come noi, non corre spesso con queste vetture è stata una grossa delusione. Aspettavamo da molto questo Bellunese. Non ci saremmo mai aspettati una sfortuna del genere, a poche ore dal via. Ora vedremo cosa fare.




TEATRO COMUNALE DI CORMONS ‘Ho perso il filo’ il 30 ott. Con Angela Finocchiaro

Il Teatro Comunale di Cormons aprirà la stagione artistica martedì 30 ottobre, alle 21, con una grande protagonista, Angela Finocchiaro, che in PRIMA REGIONALE, porterà in scena ‘Ho perso il filo’ un soggetto della stessa attrice-autrice, di Walter Fontana e Cristina Pezzoli, anche regista della pièce. Accanto alla poliedrica comica milanese ci saranno le Creature del Labirinto, ovvero i danzatori Giacomo Buffoni, Fabio Labianca, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito.

Lo spettacolo proseguirà la tournèe in Regione toccando diverse piazze: l’8 novembre ad Artegna, il 22 novembre a Cordenons e il 15 febbraio 2019 ad Azzano X.

Una commedia, una danza, un gioco, una festa, questo è HO PERSO IL FILO, prodotto da Agidi.

In scena un’Angela Finocchiaro inedita, che si mette alla prova in modo sorprendente con linguaggi espressivi mai affrontati prima, per raccontarci con la sua stralunata comicità e ironia un’avventura straordinaria, emozionante e divertente al tempo stesso: quella di un’eroina pasticciona e anticonvenzionale che parte per un viaggio, si perde, tentenna ma poi combatte fino all’ultimo il suo spaventoso Minotauro.

Angela si presenta in scena come un’attrice stufa dei soliti ruoli: oggi sarà Teseo, il mitico eroe che si infila nei meandri del Labirinto per combattere il terribile Minotauro. Affida agli spettatori un gomitolo enorme da cui dipende la sua vita e parte. Una volta entrata nel Labirinto, però, niente va come previsto. Viene assalita da strane Creature, un misto tra acrobati, danzatori e spiriti dispettosi, che la circondano, la disarmano, la frullano come fosse un frappè, e soprattutto tagliano il filo che le assicurava la via del ritorno. Disorientata, isolata, impaurita, Angela scopre di essere finita in un luogo magico ed eccentrico, un Labirinto, che si esprime con scritte e disegni: ora che ha perso il filo, il Labirinto le lancia un gioco, allegro e crudele per farglielo ritrovare.

Passo dopo passo, una tappa dopo l’altra, superando trabocchetti e prove di coraggio, con il pericolo incombente di un Minotauro affamato di carne umana, Angela viene costretta a svelare ansie, paure, ipocrisie che sono sue come del mondo di oggi e a riscoprire il senso di parole come coraggio e altruismo. Alla sua maniera naturalmente, come quando – di fronte ai ragazzi ateniesi che la implorano di salvarli dal Mostro che li sta già sgranocchiando – promette firme e impegno sui social; o come quando è sottoposta a una sfida paradossale dal vero Teseo, sceso di corsa dalle vette del mito, indignato perché la sua interprete difetta delle necessarie qualità eroiche; o quando deve fare del bene a una mendicante rom e decide di darle non una semplice elemosina ma di regalarle un’intera spesa: se la porta dietro al supermercato ma, siccome la mendicante la irrita ignorando i prodotti bio per fiondarsi invece su merendine industriali e insaccati carichi di conservanti, finisce per farla arrestare.

Lo spettacolo vive del rapporto tra le parole comiche di un personaggio contemporaneo e la fisicità acrobatica, primitiva, arcaica delle Creature del Labirinto che agiscono, danzano, lottano con Angela provocandola come una gang di ragazzi di strada imprevedibili, spietati e seducenti.

Il Labirinto è un simbolo antico di nascita – morte – rinascita. Anche Angela, dopo aver toccato il fondo, riuscirà a ritrovare il filo e con esso la forza per affrontare il Minotauro in un finale inatteso che si trasforma in una festa collettiva coinvolgente e liberatoria.

Si ride, ci si emoziona, si gode uno spettacolo che si avvale di più linguaggi espressivi grazie agli straordinari danzatori guidati dall’inventiva di Hervé Koubi, uno dei più talentuosi e affermati coreografi sulla scena internazionale e naturalmente alla capacità comica di Angela Finocchiaro di raccontare un personaggio che è molto personale e allo stesso tempo vicino al cuore di molti.

E.L.




Fanes, il mito come inno al pacifismo

“Il canto della caduta” è lo spettacolo che è stato scelto per l’apertura della nuova stagione di Teatro Contatto. Marta Cuscunà porta in scena (in prima assoluta a Udine) un’antica storia Ladina, il mito di Fanes, storia di un popolo pacifico ed egualitario la cui esistenza viene stravolta dall’arrivo di un re straniero.

Sul palcoscenico una struttura di metallo a rappresentare una montagna sul cui cocuzzolo sono appollaiati dei corvi che scrutano e osservano quanto accade. Sono in attesa di poter banchettare con ciò che resta degli uomini caduti in guerra. La guerra non si vede in scena ma è percepita e immaginata dal pubblico attraverso il punto di vista dei corvi. Si tratta di animali meccanici la cui movimentazione si basa su tecnologie applicate in animatronica progettate e realizzate della scenografa Paola Villani.

In basso, nelle viscere della terra i bambini superstiti rimangono in attesa “del tempo promesso della pace”. Nel mezzo della struttura un video che proietta immagini di terre desolate e parole appartenenti al racconto del mito.

Marta Cuscunà diventa corvo prestando la sua voce sua voce  agli uccelli metallici che ragionano sulla guerra, sui morti, sul perché delle guerre. Anche se loro alla fine si cibano dei morti, si chiedono se tutto questo è necessario. Si chiedono fino a che punto può arrivare l’ambizione di un re che addirittura riesce a sacrificare la figlia il nome della vittoria.

In contrapposizione ci sono i bambini delle viscere, i bambini che vogliono sopravvivere, i bambini a cui è affidato il futuro. Anche in questo caso si tratta di pupazzi nascosti dalle teste di topo come i bambini disegnati da Herakut, duo tedesco di streetartists che ha lavorato in campi profughi e zone devastate dalla guerra. Bambini topo perchè  “i cecchini non sparano sui topi”. Si apprende, grazie alla voce della Cuscunà, che i bambini hanno paura, freddo  fame, tremano sentendo in lontananza i rumori della guerra e si sentono traditi perché non sanno fino a che punto potranno resistere e non sanno soprattutto quando potrà arrivare il tempo promesso della pace grazie al quale tutto il popolo di Fanes potrà ritornare finalmente la vita.

Lo spettacolo invita gli spettatori ad una riflessione profonda au cosa si può fare per avere, senza retorica alcuna, un mondo migliore, senza guerre e sopraffazioni. E soprattutto un mondo dove, chi detiene il potere lo deve esercitare come strumento di libertà, giustizia ed equità.

Meritatissimi i lunghi applausi che il pubblico di Udine ha tributato a Marta Cuscunà e a “Il canto della caduta”.

MariaTeresa Ruotolo